In Germania “l’anti-Sarrazine” è solo un flop

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In Germania “l’anti-Sarrazine” è solo un flop

13 Marzo 2011

La Germania continua a dividersi sull’Islam. Se il 2010 è stato l’anno delle polemiche sul libro La Germania si autodistrugge di Thilo Sarrazin e dalle sue critiche agli immigrati che rifiutano di integrarsi, il 2011 si è aperto con un nuovo dibattitto a margine del libro di Patrick Bahners.

Il nome di Bahners non dirà molto al lettore italiano, eppure si tratta del coperedattore delle pagine culturali del più importante giornale nazionale tedesco, la Frankfurter Allgemeine Zeitung. Il titolo tedesco del suo libro è già un programma: die Panikmacher, gli agitatori, i sobillatori, i creatori di panico. Sottotitolo: La paura tedesca nei confronti dell’Islam. L’oggetto della violenta invettiva di Bahners è in primis Thilo Sarrazin, ma anche altri intellettuali che possono essere, seppur con alcune differenze, ascrivibili all’immaginario “partito” dell’ex banchiere della Banca Centrale Tedesca, ovvero Henryk Broder, Necla Kelek e Ralph Giordano, ma anche altri intellettuali-filosofi come Peter Sloterdijk o Alice Schwarzer, una delle più autorevoli rappresentati del movimento femminista in Germania.

Nel suo libro Bahners se la prende un po’ con tutti coloro che negli ultimi mesi hanno osato abbattere il muro del politicamente corretto mettendo in discussione l’ideologia islamista. Per Bahenrs, un conservatore di destra che ama citare spesso Edmund Burke  (uno dei padri del pensiero conservatore) questi agitatori sociali (i Panikmacher appunto) sarebbero ormai diventati professionisti in terrorismo psicologico e interpreti di una cultura del risentimento. Secondo Bahners non è in discussione la critica all’Islam, ma che “gli ausiliari di Ahmadinejad e di Al-Quaeda conducano una guerra nascosta nella nostra quotidianità”, come ha ricordato in una recente intervista alla Zeit (17.02.2011).

Non sono mancati commenti entusiastici, come quelli del caporeddatore delle pagine culturali della Süddeutsche Zeitung, Thomas Steinfeld, che ha definito il libro “un capolavoro della cultura illuminista”, ma anche critiche come quelle pubblicate sul seguitissimo Spiegel-Online (19.02.2011) e di Thilo Sarrazin in persona dalle pagine dello stesso Frankfurter Allgemeine Zeitung. Per Sarrazin Bahners è una sorta di ghostwriter di Erdogan, il premier turco molto spesso criticato in Germania per i suoi provocatori messaggi ai turchi-tedeschi. Il caso ha poi voluto che proprio nei giorni scorsi arrivasse in Germania il premier turco Erdogan. A Düsseldorf ha tenuto un provocatorio discorso in cui ha invitato i figli di cittadini turchi in Germania a far prevalere lo studio del turco e della propria cultura al tedesco. Ed ha anche profetizzato che nel 2023 la Turchia sarà tra le prime dieci economie del mondo. 

Ma a complicare ancor di più il quadro dell’inifinita discussione sull’Islam è intervenuto anche il nuovo ministro degli Interni, Hans-Peter Friedrich, che ha preso il posto di Thomas de Mazière che ora ricopre il posto di Ministro della Difesa lasciato libero pochi giorni fa da Karl Theodor zu Guttenberg. Il neo-ministro Friedrich ha subito polemizzato con il Presidente della Repubblica che nei mesi scorsi aveva sostenuto che l’Islam apparteneva alla storia e cultura tedesca. Per Friedrich, un’affermazione del genere non è dimostrabile, l’Islam non è parte della Germania.

Tornando al libro di Bahners, come ricorda Sarrazin nel suo lungo articolo di risposta, non si parla di diritti  delle donne, di flussi migratori, del deficit di formazione di molti immigrati, dei matrimoni misti in atto, delle cosiddette società parallele come quelle di Neukölln a Berlin dove vivono quasi esclusivamente immigrati e dove le scuole hanno dovuto creare dei moduli di iscrizione in arabo a causa della mancanza di conoscenza del tedesco da parte dei genitori degli alunni.

In realtà, se l’intenzione di Bahners voleva essere di scrivere un libro contro il “presunto” metodo-Sarrazin che tanto ha fatto discutere nei mesi scorsi, e contro coloro che, stando alle parole dall’autore vorrebbero un partito secondo il modello di Geert Wilders, Bahners sembra aver fallito il suo obiettivo perchè ripropone lo stesso metodo, ma rovesciato. Come ha giustamente detto Necla Kelek, una delle vittime preferite di Bahners, alla fine di una disputa sullo Spiegel (21.02.2011) con lo stesso giornalista della Frankfurter Allgemeine Zeitung, Bahners con il suo libro non fa altro che terrorismo psicologico trasformandosi in un creatore di panico.