In Iran la politica di Bush ha funzionato
04 Dicembre 2007
Un documento dei servizi
segreti americani rivela che l’Iran ha fermato lo sviluppo di armi nucleari nel
2003, e che fino alla metà del 2007 non è stato ripreso. E’ una notizia che
contraddice un report del 2005, che evidenziava la determinazione da parte
dell’Iran di sviluppare armi nucleari. Il nuovo documento conferma però l’esistenza
di un precedente programma nucleare e che la produzione di uranio arricchito continua
nonostante le pressioni internazionali per ottenerne la sospensione.
Documenti di tale
rilevanza, in gran parte prodotti dalla Cia, non sono sempre resi disponibili al
pubblico, ma in questo caso il direttore della National Intelligence, Mike
McConnell, ha voluto pubblicarli perché il report precedente aveva influenzato
il dibattito pubblico sulla politica estera verso l’Iran.
Se gli antagonisti di
Bush cercano di paragonare questo possibile errore di valutazione sul nucleare
iraniano a quello delle armi di distruzione di massa prima dell’intervento in Iraq,
le nuove rivelazioni non inficiano la politica della Casa Bianca nei confronti
di Teheran, anzi la rafforzano, perché dimostrano che le sanzioni e le
pressioni sono servite a scoraggiare le ambizioni nucleari degli ayatollah (sebbene
alcuni diplomatici americani ritengano che d’ora in avanti sarà più difficile per
Washington riuscire a utilizzare le sanzioni per indurre il regime di Ahmadinejad a più miti
consigli).
“Dobbiamo continuare a fermare il programma di
armi nucleari in corso”, ha dichiarato Stephen Hadley, Consigliere per la
Sicurezza Nazionale della Casa Bianca. “Dobbiamo ottenere la sospensione del
programma di arricchimento dell’uranio. Quello
che il NIE (National Intelligence Estimate) dimostra è che per raggiungere l’obiettivo
dobbiamo continuare a fare proprio quanto abbiamo fatto finora, e cioè proseguire con l’isolamento diplomatico,
con le sanzioni delle Nazioni Unite, con altre pressioni finanziarie e nuove opzioni
negoziali”. Hadley, nondimeno, sottolinea che le intenzioni dell’Iran rimangono
vaghe e che lo sviluppo di armi nucleari era condotto in segreto. Malgrado le
continue dichiarazioni degli ayatollah sulle intenzioni “pacifiche” del programma nucleare, le minacce ad Israele sono, secondo l’amministrazione
Bush, un segno della loro malafede.
Il documento, tuttavia,
toglie urgenza alla politica di contenimento di Bush nei confronti dell’Iran,
escludendo una volta per tutte un attacco militare entro la fine della sua presidenza. Stando all’ufficio di ricerca
del dipartimento di Stato, infatti, l’Iran non potrebbe realizzare armi nucleari
prima del 2013.
La rivelazione del NIE, d’altro
canto, può condizionare anche le strategie di Teheran, che proprio sull’onda
delle sue ambizioni nucleari è riuscita ad accrescere la sua influenza in Medio
Oriente, specie in Iraq, e a tenere testa agli Stati Uniti.
