In Russia chi parla della Cecenia viene freddato senza pietà

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In Russia chi parla della Cecenia viene freddato senza pietà

22 Gennaio 2009

In Russia la cronaca nera continua a intrecciarsi con gli scheletri nell’armadio della politica. Se la polizia mobilita i reparti anti-sommossa nel centro di Mosca, significa che è suonato l’allarme del dissenso. La sommossa che il Cremlino teme di più è la pacifica manifestazione indetta nel punto in cui un giovane avvocato e una giovanissima giornalista sono stati freddati dalla pistola con silenziatore di un sicario, lo scorso lunedì 19 gennaio. Era pieno giorno in una delle vie più trafficate del centro di Mosca, ma nessun testimone si è presentato alla polizia. 

Passa per la Cecenia il filo che lega l’avvocato Stanislav Markelov alla giornalista Anastasia Baburova, le due vittime. Markelov era il difensore della famiglia di una ragazza cecena che fu strangolata a diciotto anni, nel 2000, da Yuri Budanov, ex colonnello dell’esercito russo. Condannato nel 2003 a dieci anni di carcere, Budanov ha visto ammorbidirsi la pena fino alla scarcerazione avvenuta proprio il 15 gennaio scorso, quattro giorni prima del duplice assassinio Markelov-Baburova. Markelov si era energicamente opposto a qualunque iniziativa di clemenza e stava per intraprendere una serie di ricorsi, fino alla suprema corte della federazione russa, per riportare Budanov in carcere.

In Cecenia nasce anche il collegamento tra Markelov e la Baburova, che da tempo seguiva attentamente la questione dei diritti umani in Cecenia come freelance per "Novaya Gazeta", l’organo d’informazione per cui scriveva anche Anna Politkovskaya, prima che nel 2006 fosse uccisa nello stesso modo proprio il giorno del compleanno di Putin. Se le analisi confermassero che anche la Baburova era un bersaglio, e che non è stata uccisa solo perché in quel momento era in compagnia di Markelov, sarebbe la quinta giornalista di Novaya Gazeta ad essere uccisa negli ultimi cinque anni.

Le coincidenze non finiscono qui. Nel giorno della scarcerazione di Budanov, che potrebbe addirittura essere reintegrato nell’esercito, a Vienna un sicario eliminava Usmar Israilov, fiero oppositore dell’attuale presidente ceceno Kadyrov. Forse è lo stesso destino di un altro oppositore ceceno, Mokhmadsalakh Masaev, scomparso dopo esser stato rapito ad agosto in Cecenia dalle forze speciali filo-russe. Sia il primo che il secondo erano stati assistiti da Markelov nella loro denuncia sull’esistenza di prigioni segrete usate dai russi per infliggere torture ai ceceni.

Ma un altro filo stringe Markelov e la Politkovskaya: il primo è stato il difensore della seconda quando la giornalista fu minacciata di morte per aver denunciato le sevizie inflitte da un ufficiale russo su civili ceceni. L’uso di sicari prezzolati sembra la firma su una serie di omicidi che colpiscono giornalisti, avvocati e politici uniti dalla comune battaglia contro la politica del Cremlino in Cecenia. 

Oltre alla vigorosa opposizione di Markelov e dei gruppi di attivisti per i diritti umani, anche in Cecenia si sono alzate forti voci di critica davanti al rilascio di Budanov – anche da parte delle stesse autorità pro-Cremlino. Persino il presidente Kadyrov, noto per la spietatezza nei confronti degli avversari, nel 2004 aveva già chiesto all’allora presidente Putin di non accogliere la domanda di grazia per Budanov. Lo spirito di indignazione che ha raccolto la folla a Mosca ha animato anche i ceceni che hanno manifestato a Grozny.

Dopo un periodo in cui il pugno di ferro russo sembrava aver stroncato il separatismo ceceno, Grozny è ricaduta nelle spirali delle faide tra i gruppi militari, i kadyrovtsy che circondano il presidente ceceno. Mentre il potere nella capitale cecena torna a sgretolarsi, nella confinante Inguscezia si infiamma la rivolta popolare contro la Russia, con rapimenti, attentati e omicidi che si susseguono ormai a ritmo quotidiano – tanto da indurre il presidente Medvedev a effettuare un viaggio in Inguscezia per annunciare misure straordinarie tali da riportare l’ordine pubblico.

Oltre ai giornalisti e agli avvocati vengono eliminati anche gli ex terroristi ceceni che trovano rifugio e terreno fertile nell’Inguscezia, storico retroterra per la guerriglia cecena. Infatti su questa direttrice si inserisce un’altra serie di omicidi avvenuti all’estero che hanno decimato la leadership militare dei ribelli ceceni – tutti delitti realizzati con modalità analoghe all’omicidio di Markelov e della Baburova.  

Il sicario a contratto è soltanto la fase esecutiva che ha origine in un mandante ma soprattutto in un movente: impedire la diffusione di notizie sugli aspetti più critici della guerra in Cecenia. Così divampa una nuova fase della guerra cecena combattuta contro chiunque provi a rivelare verità nascoste che possono colpire le massime autorità della Russia.