In Sardegna trionfa il centrodestra. Cappellacci mette ko Soru
17 Febbraio 2009
Le ambizioni di rivincita sul centrodestra, che qualcuno immaginava potessero ripartire da queste elezioni, sono affondate nel mare di Sardegna. Ieri il vento, inizialmente favorevole a Renato Soru è cambiato intorno alle 21, quando Ugo Cappellacci, candidato del PdL, ha cominciato a guadagnare terreno sul Governatore uscente. Alle 22 il sorpasso era avvenuto: quattro punti di distacco. Molta voglia di esultare per il centrodestra nonostante la cautela dello stesso candidato; tensione dall’altra parte, “non siamo neppure a metà ma ci rendiamo conto che i primi dati non sono a noi favorevoli”, si mormorava nel quartier generale del candidato del centrosinistra. Il resto è cronaca.
Il dato pressoché definitivo (91% di sezioni scrutinate) arriva dopo ben 15 ore dalla chiusura dei seggi, intorno alle 6 e mezza del mattino e assegna a Cappellacci il 51,9% dei consensi, mentre il patron di Tiscali si ferma al 42,9. Un distacco di 9 punti che pesa come un macigno su Renato Soru, su Walter Veltroni e sul centrosinistra in Sardegna che crolla al 38,67% mentre il centrodestra si assesta sul 56,66. Soru però si conferma vincente nella leadership conquistando quasi cinque punti in più della sua coalizione (un elemento importante se visto sotto la lente dei rumors che da tempo accreditano Soru come il dopo-Veltroni alla guida del Pd). Il dato finale per il Partito Democratico è pesantissimo: mentre il Pdl diventa il primo partito nell’isola superando il 30%, il Pd affonda e non arriva al 25% (un anno fa alle Politiche si attestò al 33% e nelle Regionali del 2004 la somma dei tre partiti confluiti nel Pd, Ds-Dl-Progetto Sardegna, portò una dote attorno al 32%).
Manca un minuto alle 23 quando Renato Soru rompe il silenzio per complimentarsi con il prossimo Governatore della Sardegna (il riconoscimento ufficiale arriverà solo due ore dopo). “Chiunque esso sia”, dirà con voce quasi rotta, "gli faccio i miei auguri". In realtà, il Partito Democratico, già dai sondaggi degli ultimi giorni sapeva che sarebbe stato un testa a testa durissimo e ieri l’ottimismo iniziale è scemato quando si è capito che a Sassari e a Nuoro, tradizionalmente più vicine al centrosinistra, si era vinto con un vantaggio stretto. Non sufficiente, quindi, a bilanciare i voti di Cagliari, roccaforte del Pdl.
Quando Soru si presenta davanti alle telecamere è calmo e mostra grande rispetto per il suo avversario. I toni di questa campagna elettorale sono stati infuocati ma il momento delle polemiche e degli attacchi è finito. Alle due del mattino, a Cagliari come in tutta la Sardegna, contano i fatti. E a Palazzo Doglio, quartier generale di Cappellacci, l’entusiasmo è irrefrenabile. “E’ fatta, è fatta”, ci si dice a vicenda. E il passaparola fa il giro della struttura, varca la sala stampa gremita di persone, si infila nei corridoi, entra nelle stanze segrete dove Cappellacci sta chiuso con i suoi, esce nel piazzale dove sono stati allestiti i gazebo. C’è aria di trionfo e più passano i minuti, più il dato è chiaro. Anche Cappellacci, che fino a quel momento aveva preferito mantenersi cauto – " il risultato si misura al 90’ ", aveva ripetuto più volte – rompe il silenzio: “La Sardegna sta tornando a sorridere. Le prime cose che faro? Risolvere le emergenze lavoro, occupazione, povertà”. Quanto è stato determinante Berlusconi? “È stato determinante soprattutto per la popolarità – osserva Cappellacci – perché io rappresento il cambiamento, sono nuovo della politica, i più non mi conoscevo e lui mi ha dato una grande mano. Credo che questa sintonia tra governo nazionale e regionale sia la grande opportunità per questa terra”.
Il riconoscimento ufficiale di Soru al neogovernatore arriva dopo l’una, quando a metà scrutinio il divario di oltre cinque punti è assodato. “Ho chiamato Ugo Cappellacci – spiega Soru in una breve conferenza stampa – per augurare buon lavoro a lui e alla Sardegna per i prossimi cinque anni”. E dall’altra parte arriva subito un messaggio di distensione: “Mi auguro che da questa sconfitta possa trovare una ragione per lasciare alle spalle veleni, un atteggiamento di contrapposizione e anche la convinzione che la ragione sia solo da una parte”, replica Cappellacci. Ormai è festa. Gli stringono la mano curiosi, simpatizzanti, parlamentari. Lo staff non lo molla nemmeno per un minuto: i futuri uomini e le future donne del presidente lo abbracciano ed esultano con lui. "Ce l’abbiamo fatta davvero", gli sussurra uno dei suoi all’orecchio.
Qualche dato numerico: nelle fila del centrodestra in Sardegna crescono i Riformatori (dal 6 al 7% circa), si conferma la potenza dell’Udc che viaggia sempre sul 9-10%, mentre il contestato debutto del Psd’Az nello schieramento guidato dal Pdl premia la scelta dei suoi dirigenti (dal 3,83% del 2004 al 4,35 di oggi). Nella casa degli avversari, netto balzo in avanti dell’Idv che passa dallo 0,99% del 2004 all’attuale 5%. Al contrario, scende di un punto il Prc che si attesta al 3%. I dissidenti del Psd’Az, invece, raggruppati con i Verdi nella lista dei Rosso Mori si fermano al 2%. I Socialisti, cinque anni fa alleati con Soru, hanno fatto una corsa solitaria che li ha portati a superare di poco il 2% contro il 3,76 del 2004: una scommessa persa quella di rompere con il centrosinistra, perché il partito vede sfumare la possibilità di conquistare anche solo un seggio. L’Irs dell’indipendentista Gavino Sale si conferma intorno al 2% come dato di lista, ma la sorpresa è il successo personale del leader che ha superato il 3% nella lista regionale. Irrompe un inedito "partito", quello dell schede nulle che diventano la terza forza della Sardegna: sono quasi 15.000, a cui si aggiungono le schede annullate volontariamente dall’elettore (circa 3300) e quelle bianche (più di 5000).
Qualche altro dato che va oltre la cronaca. E’ innegabile come la Sardegna sia stata strappata al centrosinistra soprattutto grazie all’attivismo di Silvio Berlusconi che vede confermato, ancora una volta, il suo appeal elettorale. Soprattutto, alla vigilia della fondazione del Pdl, verranno messe a tacere le voci critiche nei confronti della leadership del Cav. Il Pd, invece, deve fare i conti con una debacle che rischia di peggiorare il già fragile equilibrio sul quale si regge. Nelle ultime settimane Walter Veltroni andava ripetendo come il voto sardo non fosse un referendum tra lui e Berlusconi ma una sfida regionale, pur conoscendo il peso che avrebbe avuto la sconfitta e le conseguenze che avrebbe procurato al partito (in primis l’accentuarsi delle fratture interne e l’accelerazione di una fase congressuale cominciata nei fatti dopo la discesa in campo di Pier Luigi Bersani). Non è passato neppure un anno dalla vittoria di Berlusconi alle politiche, sono trascorsi appena due mesi dalla vittoria in Abruzzo e il trionfo in terra sarda arriva in coincidenza con le primarie di Firenze dove, guarda caso, è stato scelto chi si opponeva al vertice del partito. La vittoria del centrodestra va oltre i confini sardi e con questa vittoria Veltroni comincerà a fare i conti già da oggi.
