In Usa dilaga la moda dei buoni samaritani per interesse

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In Usa dilaga la moda dei buoni samaritani per interesse

04 Ottobre 2007

Quando Larry Page e Sergey
Brin hanno staccato un assegno da un miliardo di dollari, George Soros
dev’essere sbiancato. Una firma, una sola firma doppia, ha messo fine
all’ipocrisia di una generazione di filantropi che hanno spacciato la
beneficenza per bontà senza ritorno. Quella firma ha cambiato l’idea
dell’aiuto: fanno beneficenza a se stessi, i fondatori di Google. Soldi per
aprire la sezione solidale della loro macchina da soldi. Google.org è un
embrione, ma sta asfaltando la strada della nuova faccia della filantropia:
dall’era del no-profit, a quella della solidarietà a scopo di lucro. L’idea è
questa: si prendono degli spiccioli e si investono in progetti benefici. Solo
che niente finanziamenti alla ricerca contro l’Aids, niente sponsorizzazioni
degli scienziati anti-cancro. Quei soldi si usano per aprire una fabbrica in
Africa. Non una qualsiasi: una che inventi le macchine senza benzina o che produca
energia dalla sabbia o che trovi il gasolio senza petrolio. Con il suo miliardo
di dollari, Google.org lavorerà proprio sullo sviluppo di carburanti
efficienti, capaci di alimentare motori ibridi combinando etanolo, benzine
tradizionali ed elettricità. Buoni samaritani per interesse, Brin e Page hanno
un piano preciso: dare lavoro e assistenza a migliaia di persone e poi andare
al gradino successivo. Perché, raggiunto lo scopo, la fondazione potrebbe
commercializzare il carburante costituendo una società, finanziandola con altri
partner e magari allora promuovere la lobby sul Congresso americano per una
legge che assicuri crediti fiscali a chi acquista auto con alimentazione
superefficiente.

Soldi per fare soldi, allora.
Che per loro è il modo migliore per fare beneficenza. Così sulla strada
asfaltata dai signori Google cominciano a muoversi anche altri nuovi
filantropi: mister Virgin è uno di questi. Sir Richard Branson ha preso tre
miliardi per finanziare la ricerca su non meglio precisati «carburanti verdi».
Qualche sera fa da David Letterman, il fondatore della Cnn, Ted Turner, ha
parlato dei milioni di Branson come il «miglior investimento che quell’uomo
potesse fare». Altro che donazioni. Quei tre miliardi sono stati sparsi per
l’Africa, dalla Nigeria al Mozambico, per finanziare società che dallo zucchero
potrebbero ricavare una nuova fonte di energia. Dice che con i suoi soldi oggi
lavorano diecimila persone più di prima. Turner non ha parlato a caso di
Branson. Il signore della Cnn era filantropo vecchio stile: con l’ex moglie
Jane Fonda regalò nel ’97 un miliardo di dollari all’Onu. Ora sta girando al
contrario: «Se finanzi il vaccino per la poliomielite, certo non puoi fare
soldi. Ma se investi quello che hai in pannelli solari fai del bene all’ambiente,
fai lavorare persone, crei economia e quindi quel denaro che aiuta anche a
sconfiggere la poliomielite. Perché non farlo, allora?». Che poi è la stessa
domanda che si pone Pierre Omidyar, proprietario di eBay. Anche lui ci sta
pensando: dopo aver creato il più grande ipermercato della storia, vuole
investire nella bontà. Come e dove non s’è ancora capito. C’è l’intenzione,
però. Ha già stanziato 200 milioni di dollari per creare una società che
%0Afinanzierà progetti per la conservazione dell’ambiente e delle specie protette.
Segue l’esempio del socio Jeffrey Skoll che qualche tempo fa ha creato la eBay
foundation per dare soldi no-profit, poi ha cambiato idea e ha creato la
Participant, società di produzione cinematografica che ha portato sullo schermo
film come “Syriana”, “Good Night and Good Luck” e “An inconvenient truth”,
tutte pellicole eque e solidali che hanno portato soldi, ma hanno aperto fronti
politici e culturali che alimentano l’operazione filantropica.

Brin, Page, Turner, Branson, Omidyar, Skoll. Fanno tutti concorrenza a Bill e Melinda
Gates e a Bono, buoni samaritani per disinteresse. È una battaglia delle idee,
oltre che del portafoglio. Il capo di Microsoft e la rockstar viaggiano
sull’ideale puro: combattere i mali del mondo con la faccia e con il nome.
Hanno creato un fenomeno dilagante. Dentro c’è un mondo trasversale che va dal
finanziere alla Warren Buffett a Elton John, dalle attrici, alle modelle, agli
uomini dello spettacolo, agli ex presidenti americani come Bill Clinton. I Gates
e Bono hanno reso sexy la solidarietà. La fondazione del signore e la signora
Microsoft è in grado di raccogliere 29 miliardi di dollari per la lotta alle
malattie nei Paesi del Terzo Mondo. Ora la coppia ha anche stabilito una
regola: i soldi vanno spesi tutti entro 50 anni dalla loro morte e cioè entro
la fine del secolo. Perché dal 2100, il mondo dovrà essere cambiato. Bono segue
la parallela: il cantante irlandese con gli occhiali rosa ha ricattato
moralmente i leader dei Paesi più ricchi del mondo a condonare i 40 miliardi di
dollari di debito dovuti dalle nazioni più povere. Bono ha parlato alla Casa
Bianca, all’Onu e all’Unione Europea. Così l’anno scorso i due Gates e il
leader degli U2 si sono anche presi la copertina di Time come uomini dell’anno.
Il trionfo del buonismo: «Per aver reso la beneficenza più intelligente e la
speranza un fattore strategico, e poi per aver sfidato il resto del mondo a
seguirli lungo questa strada». I nuovi filantropi sono nati anche perché
esistevano i vecchi. Però hanno svoltato. E adesso sfidano le regole della
bontà. Vogliono guadagnare dalla solidarietà. Bill Gates ha fatto capire di non
condividere: «Bisogna dare e non chiedere nulla in cambio». La risposta
gliel’ha data la coppia Brin e Page: «Noi, col nostro tipo di beneficenza
dobbiamo pagare le tasse. Gli altri no».