Home News Intervista a Luca Zaia: “Regionali? Bisogna votare il prima possibile”

Parla in esclusiva il Governatore del Veneto

Intervista a Luca Zaia: “Regionali? Bisogna votare il prima possibile”

Con soli sei nuovi casi di positività al Coronavirus registrati in Veneto nelle ultime 24 ore e il freno del trend dei decessi, il governatore Luca Zaia è pronto alla riapertura tra le Regioni, ma sottolinea l’importanza di non abbassare mai la guardia. Sulle elezioni regionali afferma la necessità di votare prima della fine dell’estate: “I cittadini devono votare a luglio”. E sull’autonomia non indietreggia: “È la Costituzione che mi dà la forza per andare dritto. Non stiamo facendo una richiesta strampalata o dettata da dinamiche politiche”.

 

Guardando i dati delle ultime settimane il contagio sembra essersi rallentato. Se la curva dovesse risalire, come ci si comporterà?

Oggi in Veneto abbiamo un R0 (parametro che misura la potenziale trasmissibilità di una malattia infettiva ndr) al di sotto dell’0,6/0,7 per mille, una roba ormai residuale. Non abbassiamo la guardia, perché il virus non ha più un mitragliatore, ma è un ottimo cecchino, di basso proiettile per seccare qualcuno. Siamo pronti a far intervenire la macchina con le task force. Qualora si registrassero dei focolai li circoscriviamo subito. A differenza di febbraio ora siamo molto più performanti. Vengono tamponati i sintomatici e i contatti stretti e vengono fatte le quarantene. Se poi il virus esplode in maniera importante, è ovvio che bisogna tornare a misure restrittive.

In quel caso cosa chiuderebbe?

Non è tanto un discorso di chiudere, ma si torna intanto all’uso dei dispositivi, quindi mascherina e il resto, e dall’altro tutto quello che è assembramento viene richiuso. Noi speriamo ovviamente che non accada questa fase.

È d’accordo con il primario del San Raffaele di Milano, il Dottor Zangrillo, quando afferma che il Covid-19 dal punto di vista clinico non esiste più e che bisogna tornare a condurre una vita normale? 

Dal punto di vista clinico è come una candela che si sta spegnendo, nel senso che abbiamo ormai in terapia intensiva, in Veneto, 6 pazienti Coronavirus in questo momento (lunedì 1 giugno). Ne avevo centinaia settimane fa. Dal punto di vista dei ricoveri penso di aver 200 pazienti Coronavirus positivi ancora residuali in tutto il Veneto. Ci sono state giornate con anche 2000 persone in terapia intensiva. È un virus che si sta spegnendo. La curva in Veneto sta scendendo dal 10 di aprile. Zangrillo aprirà un grande dibattito tra gli scienziati, ma a questo siamo abituati. Io penso che ci sia un fondo di verità, ma non ho strumenti scientifici per dirlo.

Qual è il suo pensiero sulle proteste dei gilet arancioni in piazza Duomo di Milano e dei lavoratori che hanno manifestato in alcune città d’Italia?

Penso che le proteste di chi chiede di lavorare, se rispettose del divieto di assembramento, se rispettose della libertà altrui, se rispettose delle regole di sanità pubblica, sono assolutamente da comprendere. Sto parlando di chi protesta per lavorare, non di gente che protesta per avere il sussidio. Sono persone che dicono “fateci lavorare”.

Elezioni a settembre. Insieme ai governatori di Campania, Liguria, Marche, Puglia ha espresso la sua volontà al Presidente della Repubblica Mattarella di votare prima della fine dell’estate.

Penso che in questo Paese si dimostra veramente poca intelligenza, non tanto politica, parlo di intelligenza di natura di percezione di quello che è il momento. Bisogna andare a votare il prima possibile. Stiamo parlando di amministratori che sono scaduti, che hanno finito le legislature. Non si capisce per quale motivo bisogna prorogarli per cinque mesi, quando tranquillamente ormai è tutto aperto. A fine luglio si può andare a votare. Il problema è che in questo Paese andare a votare fa venire l’orticaria.  Se tutti vanno dappertutto non si capisce per quale motivo non si possa andare nei seggi, che tra l’altro hanno per legge il divieto di assembramento. Non è che si va in 10 in una cabina elettorale, ci si va da solo. Sono favorevole a votare il 27 luglio, è la miglior data. Questi vogliono andare a votar a fine settembre, ma se torna il Coronavirus non sarà più possibile. Questo è il rischio.

Al netto di tutto quello che è successo, come giudica il rapporto tra Stato e Regioni nella gestione del Coronavirus?

Abbiamo avuto un rapporto ideale di collaborazione istituzionale, abbiamo evitato ogni forma di polemica. Certo è che i Veneti ora si aspettano l’autonomia, a Roma la percepiscono come una sottrazione di potere e invece a Venezia come una sostituzione di responsabilità. Sull’autonomia daremo filo da torcere a Roma, perché abbiamo da portare avanti le istanze di oltre due milioni di Veneti che sono andati a votare, e quindi le 23 materie che chiediamo e che ci devono dare, perché è previsto dalla legge. È la Costituzione che mi dà la forza per andare dritto. Non stiamo facendo una richiesta strampalata o dettata da dinamiche politiche. In Veneto sono andati a votare quelli di sinistra, di destra, bianchi, rossi, verdi, arancioni: hanno votato tutti.

E invece esclude a priori la possibilità di ricoprire un ruolo a Roma?

Sì, assolutamente. Non mi interessa.

Si è parlato molte volte di modello veneto e modello lombardo. In quali termini si devono paragonare i due sistemi sanitari?

Il tema è un altro. Non si possono paragonare le due diverse sanità, perché hanno storie e territori diversi, quindi non sono d’accordo con quelli che paragonano una sanità con l’altra. La Lombardia è innegabile che abbia avuto un’ondata di virus paurosa. Dopo di che non faccio altri commenti perché non conosco le loro dinamiche.

La gestione in Veneto, invece, com’è stata?

È sotto gli occhi di tutti. Sono stati utili i famosi 3.000 tamponi che abbiamo fatto a Vo’. Quello è stato un cambio di paradigma. Tamponi che noi abbiamo fatto e portato avanti e che ci hanno permesso di scoprire un sacco di robe, di fare un bell’isolamento a Vo’ e di seguire tutta la partita in Veneto. È stato un merito di tutti: dalla medicina di base, agli ospedalieri, ai laboratori di analisi, delle microbiologie, dei volontari, dei Veneti che hanno rispettato il lockdown e dell’amministrazione regionale che ha fatto scelte in questi 10 anni che si sono dimostrate utili per questa epidemia.

I dati sulla post pandemia, dal punto di vista economico, non sono rassicuranti e c’è chi non riuscirà più ad aprire il proprio negozio.

Noi abbiamo perso 65.000 posti di lavoro, dei quali almeno 35.000 nel turismo. Però io spero che si riesca a recuperarli tutti. Il mondo non si ferma, la vita non si ferma. Io sono sempre ottimista.

Andrà in vacanza?

No, rimango qui. Sono operativo.

 

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