#Fridayforfuture

Invece di scioperare utilizziamo la scuola per salvare il pianeta

0
841

Stamattina durante la colazione mio figlio di 8 anni mi racconta della giornata che lo attende: “Sai papà, stamattina alla prima ora la maestra ha organizzato un flash mob!”.
Incuriosito lo incalzo: “Un flash mob? E per cosa?” “Per l’ambiente”, dice lui.
”Per l’ambiente? In che senso?” “Si per protestare contro l’inquinamento”
”Ah”, dico, ok. Ma come fate a protestare contro l’inquinamento?” “Boh, non lo so…” dice lui guardandomi un po’ rabbuiato…
”Beh – rifletto io – forse protesterete contro gli uomini che inquinano il mondo, no?” “Si giusto!” dice lui, finalmente convinto. “E quindi”, lo provoco, “protestate contro la maestra che è venuta a scuola in macchina, contro i genitori che con il loro lavoro contribuiscono a produrre oggetti che inquinano, contro i contadini che impoveriscono i terreni e pure contro voi bimbi che avete una bottiglietta di plastica e una merendina nello zaino”.
Un lampo gli attraversa gli occhi e con la lucidità che hanno solo i bambini mi dice: “Allora invece di protestare io oggi non mi porto la merendina e magari andiamo a scuola a piedi. Forse è meglio”.

Ecco. Ho pensato. Questo è il modo di cambiare le cose. Questo non è il ’68, non stiamo lottando contro istituzioni repressive o aziende padronali, stiamo cercando di cambiare le nostre abitudini, i nostri paradigmi, in un certo senso la nostra cultura. La sfida del progresso sta nella transizione dalla cultura del consumo a quella della sostenibilità. E quale miglior luogo della scuola per operare questi cambiamenti?

Ma la scuola deve fare la scuola. Deve educare, organizzare corsi, invitare esperti, scienziati e attivisti per creare consapevolezza: è così che si crea il cambiamento. Non in piazza. Il cambiamento si crea con l’educazione e il progresso. Questi ragazzi che oggi sono alle elementari saranno le nostre classi dirigenti future: ingegneri che realizzeranno prodotti eco-compatibli, architetti che progetteranno case a impatto zero, tecnologi che studieranno materiali a zero impatto ambientale, chimici che risolveranno il riciclaggio dei rifiuti, manager che metteranno al centro delle loro strategia l’impatto ambientale delle attività.

La sfida del cambiamento climatico coinvolge tutti, non è una lotta di classe: diffondiamo competenza, progresso scientifico e tecnologico e avremo molte più opportunità di salvare il pianeta. Questo lavoro va esteso a tutte le istituzioni pubbliche e private. Partiamo dalla scuola.

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here