Home News Iraq: il surge non basta, serve la svolta politica

Iraq: il surge non basta, serve la svolta politica

1
4

Dagli Stati Uniti giungono notizie che spiegano, meglio di tanti giudizi nostrani, lo stato della guerra in Iraq. Il segretario alla difesa Robert Gates ha chiesto al Congresso il 26 settembre di approvare una spesa addizionale di 42, 3 miliardi di dollari per finanziare le guerre in Iraq e Afghanistan. Così quest’anno l’amministrazione Bush avrebbe stanziato l’enorme cifra di 190 miliardi di dollari. E questi ultimi soldi servono a rafforzare le forze armate sottoposte ad un’incredibile tensione a causa delle operazioni correnti. In pratica, gli Stati Uniti stanno consumando tutti i fondi per le operazioni di guerra in corso tralasciando sia l’ammodernamento dei materiali che l’approntamento di forze in grado di agire in altri teatri.

La richiesta viene dopo l’altra di 141 miliardi di dollari fatta a febbraio di quest’anno che si andava ad aggiungere ad un precedente finanziamento di 5,3 miliardi solo per dotare i veicoli trasporto truppe di blindature sufficienti contro le mine. Si calcola che, dal quel fatidico 11 settembre 2001, la spesa totale sia stata di 800 miliardi di dollari. Se a questi dati si aggiungono i 160.000 soldati che rischiano quotidianamente la vita, i 3.800 morti e quasi i 28.000 feriti si capisce quale prezzo gli Stati Uniti stiano pagando.

Ma la pace per l’Iraq  ancora sembra lontana all’orizzonte. Se da una parte innegabili sono i successi raggiunti dal generale Petraeus e dalle sue tecniche anti insorgenza, è la soluzione politica alla guerra civile che ancora è latitante. Uno degli ultimi tentativi di dare uno sbocco politico alla crisi è rappresentato dalla mozione, proposta dal senatore Joseph R. Biden Jr. e approvata a grande maggioranza con un voto bipartisan al senato, che auspica una divisione dell’Iraq in tre regioni semiautonome. La mozione ha un alto valore simbolico perché prende atto due dati fondamentali. Il primo: nelle guerre contro le insorgenze, e l’Iraq non fa eccezione, non vi può essere nessuna vittoria militare senza una soluzione politica del conflitto. Come ha infatti ricordato Gates

  •  
  •  

1 COMMENT

  1. Iraq: il surge non basta, serve la svolta politica
    Condivido pienamente quanto dice l’articolista.
    Il guaio è che purtroppo si è fatta una valutazio-
    ne errata fin dall’inizio. Portare la democrazia
    in quei luoghi dove a malapena un esigua minoranza
    sa leggere e scrivere, è come cercare di insegna-
    re la matematica a livello universitario a un ra-
    gazzino delle elementari che ha appena incomincia-
    to a studiare le quattro operazioni. Il consiglio
    che darei all’amico e alleato americano sarebbe
    di creare se possibile più stretti legami con i curdi e lasciare perdere le altre due etnie.
    In questo modo l’America riuscirebbe a conservare
    la postazione in zona e nel contempo di alleggerirsi sul piano finanziario e militare.
    Sconsiglio vivamente di attaccare l’Iran anche se
    è un elemento di disturbo. I costi umani e materiali lieviterebbero a velocità esponenziale,
    e otterrebbero solo il risultato di allargare il
    conflitto nell’area senza riuscire più a venirne
    fuori. C’è poi una considerazione sgradita e perversa da fare. A molti paesi cosidetti “alleati” che l’America
    resti invischiata in guerra. In questo modo i ri-
    vali hanno il tempo di rinforzarsi sul piano geo-
    politico non dovendo spendere soldi nella guerra.
    Dove vanno i soldi nella guerra, non vanno per
    la ricerca, l’economia ecc.
    Cordiali saluti daniele.martarelli@alice.it

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here