Islam. Ex detenuto di Guantanamo: “In Italia più liberi che in patria”
07 Aprile 2009
di Redazione
"Ho incontrato in questi giorni numerosi musulmani che vivono in Italia e ho visto che la libertà che hanno qui di professare la loro fede manca nei paesi arabi". È il commento del sudanese Sami al-Hajj in conclusione del suo tour in Italia.
L’ex detenuto numero 345 di Guantanamo ha parlato ad Aki-Adnkronos International i suoi progetti futuri, che riguardano anche il nostro paese, e la sua esperienza nel carcere americano aperto dopo l’11 settembr, poco prima di lasciare l’Italia per proseguire il suo viaggio in giro per il mondo.
"In questi giorni in Italia ho potuto vedere che i musulmani qui rispettano la legge e allo stesso tempo sono contenti di vivere in questo paese, perché hanno una libertà che non hanno nei loro paesi di origine – spiega – Possono riunirsi e incontrarsi liberamente, studiando la religione, ma anche facendo attività politica o semplicemente scambiandosi le loro opinioni. Gli italiani devono sapere che l’Islam ci insegna ad amare il prossimo e a rispettare le leggi del paese che ci accoglie".
L’ex operatore televisivo sudanese è stato ospite ieri sera della moschea di Sesto San Giovanni e si è intrattenuto a lungo con i musulmani che vivono nella periferia milanese. È arrivato in Italia tre giorni fa perché premiato a Viareggio con l’International Award dell’Unione nazionale dei cronisti italiani (Unci). Per quanto riguarda i suoi progetti futuri, al-Hajj è da poco diventato responsabile della sezione "Diritti umani" della tv qatariota al-Jazeera, che si propone di promuovere la cultura dei diritti del’uomo in giro per il mondo.
"Noi guardiamo all’Europa e in particolare all’Italia come a un luogo nel quale organizzare in futuro molte iniziative, perché voi siete il modello del rispetto dei diritti umani per tutto il mondo – aggiunge – Se non si rispettano qui questi diritti allora non verranno rispettati in nessuna altra parte del mondo. Al-Jazeera ha deciso di aprire una sezione dedicata solo a questo tema perché abbiamo rilevato, in particolare dopo l’11 settembre, che ci sono state numerose violazioni dei diritti umani contro i musulmani e un esempio ne è il carcere di Guantanamo".
Al-Hajj è stato arrestato il 15 dicembre 2001, quando si trovava in Pakistan e in particolare nella zona di confine con l’Afghanistan. Era lì con un visto da inviato di guerra dell’emittente di Doha, ma questo non è bastato per far cadere l’accusa di essere un uomo vicino ad al-Qaeda e ai talebani. Per questo è stato detenuto per sei anni nel carcere cubano prima di essere scarcerato e rimpatriato in Sudan.
Ai tempi dell’arresto, la tv qatariota per la quale lavorava ha subito aperto un sito Internet a lui dedicato e ha organizzato una campagna di sensibilizzazione sul suo caso. Il suo ritorno a casa è stato seguito con trasmissioni fiume in diretta tv e la sua vicenda è diventata per al-Jazeera il simbolo della lotta contro l’esistenza stessa del carcere di Guantanamo.
Al-Hajj ha denunciato da subito di aver subito maltrattamenti e un regime di alimentazione forzata per circa 16 mesi, perché in sciopero della fame, pur proclamandosi sempre innocente. "Quando ero a Guantanamo ho conosciuto in carcere un egiziano che si faceva chiamare Sharif – racconta – Mi parlava molto bene dell’Italia, mi diceva che lavorava in una fabbrica del nord. Anche lui si proclamava innocente e vorrebbe tanto ritornare qui quando sarà scarcerato dal carcere di Cuba. I legali del gruppo britannico Reprive che ci seguono sostengono che Sharif sarebbe stato interrogato dagli organi di sicurezza italiani, i quali avrebbero preso informazioni su di lui anche dal suo vecchio datore di lavoro italiano".
"Sembra inoltre che quest’ultimo abbia sempre parlato bene di lui, chiedendo addirittura di farlo ritornare in Italia perché sarebbe disposto a riassumerlo in fabbrica – ha spiegato ancora Al-Hajj. Noi chiediamo all’Italia di accogliere gli ex detenuti di Guantanamo che erano residenti in questo paese prima dell’arresto, perché si tratta di persone innocenti che tuttora amano il vostro paese e desiderano ritornarvi e viverci nel pieno rispetto della legge".
