Israele è sotto tiro e il Mossad ha bisogno di un nuovo purosangue

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Israele è sotto tiro e il Mossad ha bisogno di un nuovo purosangue

14 Luglio 2010

Non tutti gli osservatori concordano sul fatto che a Meir Dagan, attuale capo del Mossad, sia stata negata una proroga di mandato da parte del governo israeliano. Alcune fonti  sostengono che il discusso generale, forse fiutata l’aria poco promettente, non abbia avanzato alcuna richiesta all’esecutivo, tesi confermata da una dichiarazione ufficiale dell’ufficio di gabinetto di Netanyahu.

Al vertice dell’Agenzia dal 2002 per volere di Ariel Sharon,  dopo un’importante esperienza nell’esercito, Dagan, comunque sia, lascerà la prestigiosa ed onerosa posizione tra qualche mese, mettendosi alle spalle parecchi successi e qualche, forse naturale visti i rischi affrontati, fallimento. Inevitabile che si scateni, probabilmente è già in corso, un’aspra lotta tra contendenti e cordate per la sua successione.

Il primo ministro e i suoi stretti collaboratori vogliono scegliere senza troppe pressioni attorno, e gli elementi in grado di occupare la poltrona non sembrano mancare. Si comincia dall’attuale numero uno dello Shin Beth, Yuval Diskin,  personaggio stimato da quasi tutto il potere dello Stato Ebraico, per l’esperienza maturata allo spionaggio domestico e l’acume mostrato nello smascherare le tante reti di nemici pronte a far saltare ogni giorno case, supermercati, autobus in tutto il Paese.

Chi lo avversa sostiene che non abbia un’adeguata competenza in campo internazionale. Non si può escludere che il prossimo boss del Mossad possa arrivare nuovamente  dall’IDF, e se così andasse i nomi giusti dovrebbero essere Benny Gantz, Yoav Galant e  Gadi Eisenkot. La soluzione interna, preferita, come spesso avviene nelle compagnie spionistiche, dalla base degli 007, vede schierati ai nastri di partenza due sottoposti di Dagan, entrambi ambiziosi quanto preparati, tanto da tenere sotto stretto silenzio mediatico le proprie possibilità di conquista.

Tutti sanno bene quali e quante avversità Israele dovrà affrontare nelle prossime settimane. La crisi con la Turchia seguente all’assalto alla nave Freedom  Flotilla al largo di Gaza, i rapporti con la Casa Bianca di Obama, la possibilità d’un attacco agli impianti nucleari iraniani e la costante minaccia di Hezbollah ed Al Qaeda, dossier spinosi che rompono il capo testardo di Netanyahu da mane a sera, impongono per il Mossad una guida autorevole ed efficiente. Oggi come non mai  il governo israeliano deve evitare di  sbagliare purosangue.