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Italia contro resto del mondo: tutte le tifoserie del pubblico italiano

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La politica estera, quella che si studia nelle università e si pratica nelle Cancellerie, non è il primo pensiero degli italiani: in genere la trovano barbosa. In compenso nell’opinione pubblica è molto attiva una sua variante diciamo calcistica, corredata da accese tifoserie.

Anche durante questa crisi c’è una diffusa attenzione ai comportamenti delle “squadre” straniere, con tanti auspici per le politiche del “dopo”.

Cominciamo dagli ultras della curva di sinistra: sono quelli che all’arrivo di un gruppo di medici cubani si producono – col cuore a mille – nei saluti ai compañeros a base di “hasta la victoria siempre”, in memoria del Comandante Fidel, non mancando di ricordare doverosamente l’altro mitico comandante, il medico Ernesto Che Guevara, organizzatore del sistema sanitario cubano. Certo, non menzionando il suo ruolo nell’organizzazione dei campi di rieducazione per dissidenti, intellettuali e gay. Ma che volete che sia, a volte nel grande e disordinato bazar delle mitologie comuniste quelle categorie umane sono ancora rubricate come borghesi e decadenti. E chissene… pure dei “diritti”, se sono quelli di gente come Reinaldo Arenas!

Dalla parte opposta dello stadio si collocano i diffidenti verso ogni realtà dal sapore anche vagamente marxista: quelli che non ci stanchiamo di gridare “ma la Cina no!”. Siamo combattivi, magari pure decentemente documentati sulle mire egemoniche di Pechino, ma ai più diamo l’idea di essere troppo cavillosi e ideologici, al punto da sottovalutare l’imponente aiuto che ci viene “generosamente” fornito dopo averci infettato, e magari in vista di comprarsi mezzo paese sottocosto.

Ma la più grossa tifoseria è quella avversa all’Europa, intendendosi con questo termine perlopiù le istituzioni comunitarie a guida franco-tedesca. Nei pressi c’è anche un nutrito sottoinsieme che ha in spregio gli angloamericani e tutto l’Occidente consumista: sono quelli storici dell’imperialismo della coca-cola, ma si sono aggiunti a frotte i detestatori dei due mostri che governano USA e UK.

C’è da dire che Francesi e Tedeschi sono invisi come nessun altro, in opposizione alla Russia putiniana, sui cui aiuti pure è stata suonata tanta fanfara: tanto, come ha scritto Punzi su Atlantico, l’Italia è diventata una scenografia di propaganda per egemonie concorrenti. Lo zar godeva di pregressa considerazione soprattutto nella curva destra, non solo in grazia dell’eco antica dei cori bizantini e delle più recenti suggestioni duginiane, ma anche di una certa realpolitik antiterroristica in giro per il mondo. Non tutto è sicuramente a nostro vantaggio, non tutto è limpido (usiamo questa litote) nella gestione interna dei diritti civili, politici e religiosi, ma con quello che offre la concorrenza se ne può capire la suggestione.

Fatto sta però che da una settantina d’anni i nostri alleati storici sono gli Atlantici, i Francesi e i Tedeschi. Ma, specie questi ultimi, sono visti sempre più come creatori di regole europee a proprio vantaggio e a danno delle nazioni mediterranee.

In un clima già molto ostile verso la Germania – complice la vicenda del blocco delle forniture sanitarie – ci arriva dai vicini francesi la spinta a entrare in un fronte comune dei “latini” per arginare la guida tedesca dell’Europa. Direi ottimo, se stiamo parlando del problema degli eurobond e dintorni. Ma qualche dubbio in più dovremmo averlo se si immaginasse un quadro di alleanze strutturali: bisognerebbe almeno ricordare che gli interessi francesi non collimano esattamente con quelli italiani, tanto che la Francia è la nostra più attiva antagonista nello scacchiere mediterraneo, in particolare nel decisivo (per noi) scenario libico E non da ieri.

Se allunghiamo lo sguardo, scopriamo che altri appelli all’union sacrée contro la Germania li abbiamo già vissuti. I contesti sono diversi, e sarebbe fuori luogo dedurne troppe similitudini. Però un’occhiatina al passato diamola lo stesso. Dopo averci indotto ad abbandonare l’alleanza con gli Imperi centrali– anche sostenendo la propaganda interventista – a guerra finita insieme agli altri alleati ci confezionarono la cosiddetta “vittoria mutilata” e ci piazzarono al confine orientale una nazione del tutto artificiale, la Jugoslavia, con conseguenze che per noi si riveleranno tragiche appena vent’anni dopo. E ancora: va bene non voler trasformare la storia in un balcone di rinfacci tra vicini, e che di episodi orribili nella seconda guerra mondiale ce ne furono tanti. Ma, mentre anche le nostre truppe del Sud combattevano contro i Tedeschi, l’atteggiamento dei comandi francesi sullo scatenamento delle truppe franco-marocchine nel Basso Lazio dopo lo sfondamento della linea Gustav non fu certo improntato alla “sorellanza” latina. O vogliamo ricordare anche l’amaro calice di Alcide De Gasperi per il trattamento riservato all’Italia al tavolo della pace, dopo due anni di cobelligeranza con gli alleati? Sono episodi diversi, nel tempo e nello spazio, ma a loro modo sintomatici di una vecchia e radicata mentalità ostile. Quella che in un attimo arriva al pizzavirus appena ci scoppia l’epidemia in casa.

Siamo sicuri che anche in questa “guerra del coronavirus” sposarli un’altra volta senza guardare bene le carte e le regole del gioco sia proprio il nostro interesse nazionale?

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