Italia ed Europa con la Nigeria contro Boko Haram

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Italia ed Europa con la Nigeria contro Boko Haram

23 Gennaio 2015

Concentrati come siamo, e speriamo di esserlo davvero, sulla minaccia dell’Islamic State e sulla battaglia di Kobane, non si parla abbastanza di un altro quadrante dove il fascismo islamico continua a imperversare, miete un numero imprecisato di vittime civili e fa strage di cristiani: la Nigeria, meglio, il nordest della Nigeria oppresso da Boko Haram.

Va quindi apprezzata e sostenuta l’iniziativa presa da una delegazione di parlamentari dell’Area Popolare che insieme a esponenti della Lega Nord hanno fatto visita all’ambasciatore nigeriano a Roma per far sentire la vicinanza dell’Italia a un Paese che si trova a combattere nemici tanto letali.

L’ambasciatore dal canto suo ha sottolineato come la stabilità della Nigeria, uno tra gli Stati più popolosi al mondo, sia decisiva per tutta l’Africa Centrale, annunciando la costituzione di un tavolo permanente tra esponenti della Repubblica nigeriana e di quella italiana. L’allarme lanciato dall’ambasciatore non può cadere nel vuoto perché guardando alla realtà dei fatti sono evidenti le ambizioni territoriali delle milizie di Boko Haram.

Dopo essersi insediate nel nordest nigeriano, le milizie dei fascisti islamici puntano a espandersi nella parte settentrionale del Camerun, con una serie di attacchi coordinati contro alcune città dello stato africano. Le truppe camerunensi grazie all’appoggio dell’aviazione sono riuscite a rispondere all’offensiva ma per Boko Haram ogni incursione è buona per sventolare le sue bandiere, eseguire orribili esecuzioni di civili, reclutare nuovi combattenti.

Ci si chiede se e per quanto tempo l’esercito camerunense possa contrastare l’offensiva del nemico. Se la situazione dovesse restare tale e quale, il Camerun dovrà mobilitare forze molto più ingenti per mantenere il controllo nella parte settentrionale del Paese.

La verità è che galvanizzati dalla rapida espansione dell’Is tra Siria e Iraq, anche i miliziani di Boko Haram stanno cercando di passare dalle tradizionali e vigliacche forme di insorgenza – gli attacchi bomba suicidi per terrorizzare la popolazione nei supermarket, alle stazioni degli autobus, nelle banche e nelle moschee, l’uso di bombe artigianali contro le truppe regolari – ad operazioni in grado di permettergli un vero e proprio controllo del territorio.

Da questo punto di vista la situazione nell’area delle Mandara Mountains e del Lago Ciad in Nigeria rischia di deteriorarsi mettendo a repentaglio un’area molto più vasta compresa tra la stessa Nigeria, il Niger, il Camerun e il Ciad.

L’esercito nigeriano continua a opporsi al nemico ma bisogna aggiungere che le truppe regolari scontano una serie di limitazioni sia dal punto di vista logistico che nell’equipaggiamento; il rischio è di avere soldati con un morale basso e che non rispondano simultaneamente alle richieste di mobilitazione che arrivano dal governo centrale.

Servirebbe una maggiore copertura dell’aviazione militare ma la comunità internazionale non sta facendo granché per dare assistenza ai nigeriani, temendo che un incremento delle operazioni dal cielo possa avere conseguenze sulle aree abitate dai civili.

Sullo sfondo c’è anche la delicata partita per le prossime elezioni in Nigeria previste per la metà di febbraio che saranno evidentemente un boccone ghiotto per Boko Haram. Gli islamisti cercheranno con tutta probabilità di impedire che nel nord del Paese le operazioni di voto possano svolgersi normalmente, magari colpendo i seggi elettorali e con nuovi attacchi contro le forze di sicurezza. L’Italia e l’Europa devono fare qualcosa.