Javier Milei, l’Argentina e l’ascesa del libertarismo latinoamericano

LOCCIDENTALE_800x1600
LOCCIDENTALE_800x1600
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Javier Milei, l’Argentina e l’ascesa del libertarismo latinoamericano

Javier Milei, l’Argentina e l’ascesa del libertarismo latinoamericano

14 Gennaio 2024

Grazie alla sua costituzione liberale del 1853 e alle sue credibili politiche non interventiste, tra il 1860 e la fine della Prima guerra mondiale l’Argentina ha goduto del suo periodo più prospero. Nel 1913 l’Argentina era una potenza orientata al libero mercato e si classificava tra i dieci Paesi più ricchi del mondo per PIL pro capite, con un sistema dell’istruzione avanzato e una rete infrastrutturale relativamente ben sviluppata.

Purtroppo, dopo la Prima Guerra mondiale e anni di governi instabili, spesso militari, associati a principi guida socialisti e svalutazioni monetarie, negli anni ’30 l’Argentina si avviò verso una fase di complessivo declino. Tuttavia, a partire dalla fine degli anni ’50, ma soprattutto all’incirca verso la fine di quel decennio, una sofisticata rete di think tank fedeli al libero mercato rianimò il liberalismo classico argentino, cosa che in seguito avrebbe facilitato la vittoria elettorale di Javier Milei.

Prima di diventare presidente, Milei (53 anni) era noto per il suo stile di vita un po’ insolito, per le sue chiare posizioni ultra libertarie e per essere un personaggio televisivo. Milei ha insegnato economia in due università e ha fondato un partito politico, La Libertad Avanza, attirando giovani elettori e intellettuali di larghe vedute. Durante la campagna elettorale, Milei non solo ha proposto una revisione completa delle normative finanziarie del Paese, del suo sistema di welfare, sanitario e della sua struttura economica. Ha anche fatto in modo di promuovere una politica liberale sulle droghe, meno controlli sulle armi, e, tra le altre cose, la legalizzazione della prostituzione e i matrimoni tra persone dello stesso sesso.

Milei sostiene la necessità di stringere legami più stretti con gli Stati Uniti e Israele, insieme al sostegno attivo all’Ucraina e all’allontanamento dell’Argentina dai suoi molteplici legami geopolitici con la Cina. Quest’ultima posizione è fondamentale per via della crescente influenza di Cina, Russia o Iran nell’area. Eppure, considerando il caos sociale, economico e politico che decenni di governi peronisti corrotti hanno lasciato dietro di sé, Milei e il suo governo potrebbero facilmente finire con l’imbattersi in quella diffusa propensione dei politici neoeletti a invertire la marcia sui loro programmi politici, 9-10 mesi dopo aver assunto l’incarico, semplicemente a causa della frustrazione.

Per una storia del Liberalismo argentino

Le molteplici varianti del liberalismo classico (nel senso che viene attribuito in Europa a questa definizione) vantano una tradizione lunga ma piuttosto impalpabile nei più grandi Paesi dell’America Latina. Probabilmente a causa della tardiva ricezione della filosofia illuminista di matrice europea, il numero di opere teoriche prodotte da esponenti del pensiero liberale in Argentina, Cile o Messico è relativamente limitato. Eppure la maggior parte di queste prove deve essere considerata importante e alcune di esse all’avanguardia.

Un aspetto comune di questo fenomeno sembra essere il fatto che la maggior parte dei pensatori liberali in questi Paesi, a differenza dei loro omologhi in Europa o negli Stati Uniti, ha sviluppato quasi tutte le proprie idee in risposta diretta alle situazioni e alle sfide politiche dei rispettivi Stati. Questi intellettuali ‘non militarizzati’ si preoccupavano principalmente di affrontare questioni istituzionali e di esercitare pressioni per ottenere risultati politici specifici, perlopiù in assenza di teorizzazioni sistematiche. In altre parole, la maggior parte di loro ha risposto alle domande e ai problemi che la situazione sociale, economica e politica gli ha imposto e ha sviluppato le proprie idee in relazione ai numerosi commentari giuridici, progetti costituzionali o negli accesi dibattiti pubblici che si svolgevano su giornali e pamphlets.

Fortemente influenzati dal pensiero di Jean-Jacques Rousseau e Voltaire, studiosi liberali come Juan Bautista Alberdi (1810-1884) in Argentina, José Victorino Lastarria in Cile e José Maria Luis Mora in Messico, svilupparono pressoché nello stesso periodo idee radicali sulla sostituzione della forma monarchica religiosamente fondata dei rispettivi governi con repubbliche secolari basate sulla sovranità popolare. Insieme a diversi amici argentini, tra cui Juan M. Gutierrez, Alberdi fondò la cosiddetta Generación del ’37. Ispirato da Voltaire, questo piccolo ma discretamente influente gruppo di giovani studiosi liberali si oppose attivamente al brutale regime di Juan Manuel de Rosas, dal 1835 al 1852.

Ad ogni modo, a impattare maggiormente è stato il lavoro visionario di Juan Bautista Alberdi. Il suo libro Bases y partida para la organización política de la República Argentina (Basi e punti di partenza per l’organizzazione politica della Repubblica Argentina), pubblicato a Buenos Aires nel 1852, influenzò in modo decisivo e duraturo la Costituzione liberale argentina del 1853. Nello stesso anno Alberdi ampliò questo libro con Elementos de Derecho Publico Provincial Argentino (Elementi di diritto pubblico provinciale argentino) in cui confrontava la precedente costituzione argentina con la costituzione statunitense del 1789.

Il pensiero di Alberdi sulla libertà economica e politica, sul libero mercato e su un commercio internazionale e un’immigrazione non ostacolata, condussero il Paese verso un periodo fiorente, compreso approssimativamente tra il 1860 e la fine della Prima Guerra mondiale, quando l’Argentina eccelleva come potenza per l’esportazione di prodotti prevalentemente agricoli e non solo. Nel 1913 si attestava anche tra i dieci Paesi più ricchi del mondo per PIL pro capite, con un sistema educativo avanzato e una rete infrastrutturale relativamente ben sviluppata.

La rete dei think tank e il libero mercato

L’eccessiva dipendenza dell’Argentina dalle esportazioni di materie prime e dai sussidi, nonché i programmi di spesa pubblica insostenibili (una prima forma di keynesismo), dopo la Prima Guerra mondiale portarono a fasi di instabilità politica, degrado urbano e indebolimento economico. Diversi movimenti populisti e socialisti relegarono la maggior parte dei pensatori liberali ai margini della politica o nei Paesi confinanti.

La natura oligarchica della maggior parte dei governi durante questi anni portò a frequenti interventi nei mercati e l’ordinamento socio-economico ha spinto il Paese verso periodi politici tumultuosi. Seguirono diversi colpi di stato e negli anni ’30 una giunta militare pose fine a più di 70 anni di liberalismo praticato con successo anche sotto governi instabili. Le strategie antiliberali, accompagnate da politiche economiche e sociali irresponsabili e da diverse svalutazioni monetarie, causarono il rapido declino dell’Argentina.

Sorprendentemente, nonostante la Grande Depressione, la Seconda Guerra mondiale e gli anni della politica di sinistra e in parte fascista di Juan Perón e dei peronisti, l’Argentina fino ai primi anni ’60 vantava un PIL pro capite più alto dell’Italia, del Giappone o della Spagna. Nel corso dei decenni successivi, l’Argentina ha dichiarato bancarotta più volte e fatto i conti con inflazioni galoppanti. Anche molti intellettuali liberali apparvero corrompersi, disertando l’illustre tradizione liberale di cui erano esponenti.

Tuttavia, alla fine degli anni ’50, il famoso economista Alberto Benegas Lynch (1909-1999) fondò il Centro per lo Studio della Libertà con sede a Buenos Aires. Questo piccolo think tank ha dato il via a una forte rinascita della tradizione liberale in Argentina. Nel 1977 ampliò l’ormai noto centro in ESEADE (Escuela Superior De Economía Y Administración De Empresas), una piccola istituzione accademica privata di Buenos Aires.

Con il supporto di sponsor privati locali ma anche internazionali, nel corso degli anni ESEADE si è trasformata in un’università dedicata all’insegnamento e alla ricerca delle scienze umane e socio-economiche, sulla base dell’approccio interdisciplinare della Scuola Austriaca di Economia. L’Academic Advisory Council dell’ESEADE è stato inizialmente presieduto da Friedrich A. von Hayek (Premio Nobel 1974 ), e successivamente da James M. Buchanan (Premio Nobel 1986) seguito da Vernon Smith (Premio Nobel 2002). Alberto Benegas Lynch è stato rettore dell’ESEADE per oltre 20 anni.

Alla Scuola Austriaca

Le lezioni, i seminari o le singole conferenze tenute da Ludwig von Mises, Friedrich A. von Hayek, Gottfried von Haberler, Max Conte di Thurn-Valsassina o Fritz Machlup, tra gli altri importanti ‘austriaci’, hanno dato vita a una nuova generazione di studiosi e praticanti liberali in Argentina e altrove. Nel corso del tempo, costoro hanno sviluppato quella che è probabilmente la più evoluta rete di think tank del libero mercato in America Latina.

Tuttavia, fino all’annuncio della candidatura alla presidenza da parte di Javier Milei, l’influenza di istituzioni come Libertad y Progreso a Buenos Aires, Fundación Libertad a Rosario o Fundación Federalismo y Libertad a Tucumán è stata un po’ sottovalutata. Un po’ come quando Margaret Thatcher, circa 44 anni fa, spiegò che le opere di F.A. von Hayek rappresentavano i principi fondamentali della sua filosofia guida, anche Milei nei suoi discorsi elettorali, ma soprattutto nel suo discorso di insediamento, ha citato Alberto Benegas Lynch, jun. come il suo eroe intellettuale.

Di conseguenza, il modello politico motivante per il nuovo Presidente argentino è “il rispetto illimitato del progetto di vita altrui basato sul principio di non aggressione e sulla difesa del diritto alla vita, alla libertà e alla proprietà privata” (Alberto Benegas Lynch, jun.).

Durante la sua campagna elettorale Milei ha proposto di ridimensionare rapidamente gli interventi dello Stato, espandere il ruolo del settore privato e rilanciare la società civile. Tra le altre proposte ha suggerito la chiusura della Banca Centrale Argentina e la “dollarizzazione”; una significativa riduzione della spesa pubblica e delle imposte; un’eliminazione capillare degli ostacoli burocratici; mercati liberi, ove possibile; riforma della pubblica amministrazione; flessibilità del settore del lavoro e, tra le altre cose, un’ampia riforma dell’istruzione che includa una maggiore concorrenza tra le scuole e i sistemi di voucher a loro destinati.

Javer Milei dalla motosega alla responsabilità di governo

Eppure, solo poche settimane dopo aver assunto l’incarico di presidente, l’Argentina si è svegliata domandandosi quale versione di Milei governerà il Paese. Il nuovo presidente darà davvero seguito al suo celebre simbolo della motosega e manterrà gli stessi modi impetuosi mostrati durante la campagna elettorale? Realizzerà le sue idee come annunciato e continuerà a usare un linguaggio duro contro l’establishment? O si assumerà le responsabilità della sua alta carica mostrandosi un politico più riflessivo ma scaltro, rispettabile e moderato, in grado di attenersi con ragionevolezza ai suoi principi?

Durante il suo discorso di inaugurazione ha già annunciato che l’Argentina dovrà confrontarsi maggiormente con il suo lato più calmo e consapevole. Non solo, ha già ammesso che l’abolizione immediata della Banca Centrale Argentina e la dollarizzazione della moneta per il momento dovranno essere rinviate. Il compito della Banca Centrale di ridurre rapidamente l’inflazione del 143% almeno a un livello comparabile a quello regionale e internazionale è più urgente. Per questa sfida titanica, Milei ha nominato Joaquin Cottani e Santiago Basuili, due macroeconomisti di fama internazionale con ampia esperienza politica e finanziaria. Tra i suoi primi atti in carica c’è stata anche la svalutazione del 50%+ del Peso per raggiungere un tasso di cambio di circa 800 pesos per dollaro USA.

In tempi record, solo pochi giorni dopo il suo discorso di insediamento, Milei ha presentato il suo gabinetto composto di soli 9 ministri. Dimezzando il numero delle cariche ministeriali, passando dalle precedenti 18 alle attuali 9, ha mantenuto una delle sue promesse elettorali. I nuovi dicasteri per il capitale umano o per le infrastrutture raggruppano diverse responsabilità, che consentono sinergie tra compiti correlati, nonché la combinazione degli incarichi amministrativi di diversi ministeri, consentendo di risparmiare sui costi.

D’altra parte, le sue misure di liberalizzazione mirano ad eliminare compiti e quindi a rendere superflue le autorità che in precedenza ne erano responsabili, ad esempio per quanto riguarda il controllo dei prezzi o i permessi per il commercio estero, eccetera. Sebbene la maggior parte di queste misure sia stata accolta favorevolmente, potrebbe, ad ogni modo, comportare potenziali conflitti. Per precauzione, a causa della difficile situazione economica, il Presidente ha già chiesto al Congresso di lavorare duramente alle deliberazioni e di rinunciare alla pausa natalizia.

Anche se Milei non è riuscito a configurare l’intero suo gabinetto con i più stretti confidenti provenienti dal piccolo e piuttosto giovane partito La Libertad Avanza, ha prontamente occupato posizioni chiave, come la carica di Vicepresidente con Victoria Villarruel (avvocato laureata all’Università di Buenos Aires e alla NTU) e l’influente ufficio di ministro del Gabinetto del Presidente con sua sorella Karina Milei (artista laureata presso l’Universidad Argentina de la Empresa e l’Università di Belgrano).

Nei più importanti dipartimenti di Economia, Affari Esteri, Giustizia, Interno, Difesa e Sicurezza, Milei si è affidato principalmente all’esperienza politica e alle capacità diplomatiche. Così ha nominato l’economista ed ex investment banker Luis Caputo ministro dell’Economia. L’esperienza di Caputo è urgente oltre che necessaria, soprattutto in vista delle difficili trattative con il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e dell’attuale dipendenza dai finanziamenti bilaterali (soprattutto dalla Cina). Come suo Ministro degli Esteri ha nominato una collega accademica, l’esperta Diana Mondino, laureata presso l’Università di Navarra (ARG), la Columbia University e Yale (Stati Uniti). A differenza del suo predecessore, Mondino è favorevole all’accordo di associazione UE-MERCOSUR. Sembra ben consapevole della crescente influenza della Cina, della Russia, dell’Iran o di Hamas nella regione.

Uno dei più eminenti avvocati argentini, Mariano Cuneo Libarona è diventato ministro della Giustizia e capo dell’ufficio anticorruzione. L’ex direttore esecutivo della Banca Interamericana di Sviluppo, Guillermo Francos, professionista di grande esperienza, sarà ministro dell’Interno. Probabilmente, in parte per via del sostegno immediato a Milei dopo la sua sconfitta alle primarie e la sua altrettanto immediata disponibilità ad assumere un incarico ministeriale, Patricia Bullrich è stata nominata ministro della Sicurezza. Luis Petri, ex governatore dello stato di Mendoza, servirà come ministro della Difesa.

Considerando i disastri sociali, economici e politici eredità di decenni di governi peronisti corrotti, speriamo che Milei abbia la perseveranza di prevalere su quell’insidioso “Triangolo di ferro” fatto di ricchi burocrati, coalizioni di interessi organizzati e politici a caccia di voti che cercano di consolidare la propria base di potere.

Il professor Leube dirige lo European Center of Austrian Economics Foundation (Ecaef.li). L’articolo qui riportato è apparso sul sito di Ecaef.

(Traduzione di Ilaria Rizzo)