La battaglia di Bassora ha i segni dell’Iran
03 Aprile 2008
di Amir Taheri
Era destino che accadesse e forse sta succedendo proprio adesso: una guerra tra la Repubblica Islamica dell’Iran e il nuovo Iraq.
Gran parte dei media ha descritto le ultime battaglie di Bassora e i tentativi di sovvertire la sicurezza recentemente re-instaurata a Baghdad come una lotta per il potere tra le diverse fazioni sciite rivali.
Secondo quest’analisi, tre di queste fazioni – la Fadila (La Virtù), la Dawa (La Chiamata) e il Consiglio Supremo Islamico dell’Iraq, che sta dalla parte del Primo Ministro Nouri al-Maliki e della sua alleanza di governo – starebbero provando a disarmare quello che rimane dell’esercito del Mahdi e dell’elusivo Mullah Moqtada al-Sadr.
Una spiegazione simile presenta, però, svariati punti deboli. Tanto per cominciare, è l’esercito regolare iracheno – e non una qualsiasi fazione armata sciita – che sta combattendo a Bassora. E tanto per chiarire: Maliki è andato personalmente a Bassora in modo da sovrintendere personalmente le operazioni.
Tra le altre cose, il tipo di scontri a fuoco di Bassora è diverso dalle tipiche operazioni della milizia. Questa è una guerra di posizione con le singole unità che agiscono come distaccamenti dell’esercito regolare per tentare di negare alle forze governative irachene il controllo di specifici territori. I combattenti che si stanno opponendo all’esercito iracheno potrebbero anche essere guerriglieri indigeni, forse anche membri dell’esercito del Mahdi –ma chi li sta guidando si comporta senz’altro come il comandante modello di un esercito regolare.
Almeno alcuni degli ufficiali in testa alle unità ribelli potrebbero essere stati inviati dal Guardie Rivoluzionarie Iraniane nell’abito di un piano di più vasta portata che prevede il controllo della regione di Bassora e quindi della linfa vitale dell’economia irachena.
Questa comunque non sarebbe certo la prima volta che membri delle Guardie iraniane e ufficiali non incaricati combattono tra le prime fila di guerriglieri indigeni al di fuori dell’Iran. Due anni fa il personale delle Guardie islamiche ha giocato un ruolo cruciale nella guerra tra Hezbollah e Israele. Lo stesso è accaduto nel 1980 quando, durante la guerra Iran-Iraq, funzionari delle Guardie Rivoluzionarie Iraniane e ufficiali non incaricati hanno guidato alcuni gruppi armati iracheni nel corso di alcune operazioni militari contro Saddam Hussein.
D’altronde anche il tipo di armi usate sia nella capitale, sia a Bassora, suggerisce un coinvolgimento straniero almeno parziale. I ribelli a Bassora stanno utilizzando un grande quantitativo di veicoli corazzati per spostare uomini e materiale sul fronte di guerra. Si tratta di un qualcosa che nessun’altra milizia – tantomeno quella del Mahdi – ha mai fatto. Stanno anche utilizzando l’artiglieria pesante, lanciarazzi semoventi e raffinati sistemi di comunicazione, tutte attrezzature normalmente fuori portata per la milizia tradizionale.
Alcuni elementi dell’Esercito del Madhi potrebbero anche fare da facciata per la ribellione di Bassora, ma non c’è nessuna prova sul fatto che questa milizia (sempre ammesso che questa esista ancora come forza organizzata) sia la protagonista solitaria di questo show.
Dopo tutto, Sadr ha esteso il cessate-il-fuoco imposto sei mesi fa e – in una recente missiva – ha perfino ammesso di aver fallito nella liberazione dell’Iraq e nella creazione di una “Società Islamica”. La scorsa settimana poi, ha trasmesso un’altra dichiarazione che auspicava un insediamento politico a Bassora – solo un’eco lontana dei bellicosi clamori dei ribelli coadiuvati dai mezzi di comunicazione statali iraniani.
Mentre spende gran parte del suo tempo in Iran, infatti, al-Sadr si sta preparando a reclamare una posizione all’interno della gerarchia ecclesiastica sciita, un’ambizione che non può essere realizzata per mezzo di scontri a fuoco per le strade di Baghdad e Bassora.
Ecco un altro fatto rilevante: Chiunque stia tenendo le redini della fazione ribelle è stato in grado di realizzare un piano di battaglia che include attacchi simultanei lungo un asse nord-sud comprendente le città di Baghdad, al-Amarah e Bassora. Nessun altro gruppo militare iracheno, sciita o sunnita, ha mai avuto le risorse necessarie per realizzare una campagna di questo tipo.
I ribelli stanno tentando di acquisire il controllo delle aree che connettono Bassora, un vasto conglomerato urbano, con lo Shatt al-Arab, l’estuario che forma parte del confine tra l’Iraq e l’Iran. Se il governo iracheno fosse tenuto fuori da queste aree, l’Iran controllerebbe i due lati del fiume – elemento vitale dal punto di vista strategico. L’Iran ha già occupato diverse isole sul corso d’acqua che si affaccia verso Bassora, utilizzandole come punti d’osservazione avanzati.
Infine, l’architettura di quest’operazione ricorda un piano iraniano, creato nel 1983-84, per prendere il controllo di Bassora e di parte delle aree a maggioranza sciita nel sud dell’Iraq.
Secondo Ibrahim Yazdi, un tempo il consigliere del defunto Ayatollah Khomeini, il “piano Basra” era stato concepito come un compromesso. L’Ayatollah voleva continuare la guerra conto l’Iraq fino alla caduta di Baghdad, dopo la quale sperava che le sue armate potessero marciare su Gerusalemme. I suoi consiglieri, incluso Yazdi, sapevano che l’Iran non avrebbe potuto vincere questa guerra e provarono a placarlo offrendogli, appunto, Bassora.
Da quando Saddam è stato spodestato, i visitatori della città di Bassora sono spesso stati colpiti dalla massiccia presenza “iraniana”. Larga parte di questa presenza è composta di iracheni sciiti, conosciuti col nome di mua’awaddin (ritornati) che sono appunto ritornati alle loro abitazioni dopo anni di esilio in Iran. Ci sono anche quelli che hanno un passaporto sia iraniano sia iracheno, denominati muzdawajun (doppia nazionalità), loro sono spesso accusati di essere leali agli sciiti piuttosto che al concetto laico di Stato Nazione.
Perché, Bassora, un posto relativamente tranquillo durante gli ultimi cinque anni, è diventato così “animato” soltanto ora?
Una delle ragioni potrebbe riguardare la decisione, da parte del governo britannico, di ritirarsi dalla città lo scorso anno. Il che ha lasciato un vuoto che l’esercito iracheno e la polizia non sono riusciti a colmare immediatamente. Teheran potrebbe aver approfittato dell’occasione per tentare di aumentare la sua presenza sul posto e la sua influenza il più possibile – sia attraverso la milizia sciita (incluso l’esercito del Mahdi) che ha finanziato per anni, che per mezzo di un ingente quantitativo di uomini inviati attraverso il confine.
La prospettiva di perdere Bassora potrebbe aver spinto il governo di Maliki ad agire. Chiunque detenga il controllo di questa città potrebbe, infatti, influenzare l’esito delle cruciali elezioni locali del prossimo anno. Bassora e il sud sciita rappresentano, d’altronde, la spina dorsale del supporto per la coalizione di Maliki; senza di loro, quest’alleanza non riuscirebbe a mantenere il controllo del governo centrale di Baghdad.
Inoltre, nel momento in cui i comandanti Usa in Iraq, incluso il Generale David Petraeus, accusano apertamente l’Iran di aver preso parte all’imbroglio iracheno, il destino di Bassora diventa importante anche per un’altra ragione.
Se ci fosse una guerra tra gli Stati Uniti e la Repubblica Islamica dell’Iran, uno dei probabili obiettivi sarebbe la conquista dei giacimenti petroliferi iraniani. Per fare ciò, all’America e ai suoi alleati servirebbero le basi d’appoggio nel sud dell’Iraq – Bassora rappresenterebbe la chiave di un’operazione del genere. Dal canto suo, l’Iran, potrebbe estendere le sue linee difensive proprio annettendo al suo territorio il perimetro dei suoi giacimenti petroliferi di Bassora.
Entrambe le fazioni, a questo punto, potrebbero semplicemente essere interessate a sondare il terreno. Quello che è certo, però, è che la guerra che traccerà il profilo dell’Iraq e del Medio Oriente tutto, si trova nella sua fase iniziale.
© New York Post
Traduzione Andrea Holzer
