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La Bce sconfessa Tps: nessun pareggio entro il 2011

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Il coretto a cappella di nani, ballerine e ignoranti che appena una settimana fa ha intonato laudi alla Banca centrale europea (Bce) per non avere ritoccato i tassi (al rialzo) ed avere immesso liquidità sul mercato, oggi, alla lettura dell’ultimo Bollettino Economico mensile prodotto dall’Eurotower, critica l’istituto per gli occhiali arcigni indossati nella più recente tornata di previsioni econometriche. I rilievi negativi vanno principalmente al direttore generale del servizio studi della Bce, l’italiana Lucrezia Reichlin che era stata ritenuta tanto simpatizzante della sinistra-centro (a ragione delle sue manifeste origini familiari) da mettere occhiali benevoli ogni volta che l’econometria interessa il Governo Prodi. Lucrezia è distinta e distante dalle nostre beghe; è stata per lunghi anni a Harvard, da lì ha intrapreso una carriera accademica in Francia (non in Italia) da dove è andata alla guida di uno dei maggiori centri di analisi e ricerca economica tedesca prima di approdare alla Bce. Per lei, l’Italia è uno dei 13 Stati che fanno parte dell’area e dell’euro. Non può essere calda ed affettuosa nei confronti di nessuno, ma fredda, asettica, numerica. “Too bad” o “Tant pis” se a qualcuno la Bce piace calda.

I malumori nel Palazzo riguardano l’affermazione del Bollettino che l’Italia non raggiungerà quello che Prodi ha posto come obiettivo “principale” di un Governo che si ostina a chiamare “suo”: il pareggio di bilancio entro il 2011, ossia prima della prossima campagna elettorale. E’ una notizia soltanto perché scritta su carta nel “Bollettino” Bce. Lo si sapeva almeno da una diecina di giorni, ossia dalle giornate sul dibattito su cosa avrebbe fatto la Banca in materia di tassi, ma pochi se ne sono accorti, poiché distratti proprio dalla polemica sulla mancanza o meno di liquidità. Qualsiasi econometrico, poi, lo avrebbe potuto computare senza grande fatica poiché la Banca ha pubblicato il proprio modello e le varie sezioni (o blocchi) nazionali diversi mesi fa. Allora, però, il coretto era tutto proteso ad intonare preci perché la Bce frenasse il percorso al rialzo dei tassi. Alla Bce calda della settimana scorsa, corrisponde una Bce algida di oggi, o meglio considerata “di ghiaccio” nonostante proprio ieri, con una nuova asta, abbia immesso sul mercato 75 miliardi di euro (operazione che piace al coretto).

Cerchiamo di guardare il tema con equilibrio. Le stime econometriche della Bce sono tra il meglio che offre il mercato, soprattutto in quanto scrutano il medio termine (non soltanto 24 mesi come è la prassi di molti altri istituti). Per quanto riguarda l’Italia e le sue finanze pubbliche vanno nella stessa direzione di quelle dell’Ocse e delle anticipazioni dell’Economic Outlook di questi giorni. E’ un fatto che mentre da noi si scrivono “libri verdi” sull’inefficienza della spesa pubblica, altri prendono la scure: in Germania, ad esempio, la spesa pubblica è stata ridotta dal 48,5% del pil al 44,7% nell’arco di quattro anni e il Cancelliere Angela Merkel ha fissato l’obiettivo di portarla al 42% entro il 2009. In Francia, il Capo dello Stato Nicolas Sarkozy ha annunciato una cura ancora più drastica. A casa nostra, invece, l’attuazione del Protocolo sul Welfare del 23 luglio comporta un ulteriore aumento della spesa (e un incremento del deficit e del debito, dato che non si può percorrere la strada di nuovi aumenti tributari senza portare alla stagnazione economica e alla vera e propria rivolta fiscale oppure a qualche jackerie contro VVV- Vice Vicenzo Visco). Quindi, inutile sorprendersi o – ancor peggio - indignarsi.

Il coretto avrebbe invece dovuto arricciare il naso di fronte ai 265 miliardi di euro immessi dalla Bce sul mercato nelle ultime settimane – essenzialmente misure dirigistiche per correre in aiuto di banche che, per puro spirito speculativo o insipienza, si sono messe nei guai e si sarebbero comunque potute approvvigionare sul mercato (a tassi di interesse leggermente più elevati). E’ un dirigismo di marca francese; la Federal Riserve ha effettuato interventi molto minori nonostante che il problema fosse negli Usa. Tanto la Bce quanto la Fed hanno avuto il plauso, da noi, anche di chi si dice liberale ma a cui le banche centrali piacciono calde quando con il suo calore aiuta che razzola male (invitandolo, implicitamente, a continuare sulla cattiva strada – fenomeno che gli economisti chiamano “azzardo morale”). Non piacciono, invece, quando mostrano freddi numeri. Che è parte importante del loro mestiere.

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