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La beatificazione di Giovanni Paolo II serve a dare attenzione ai valori morali

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Mi ha colpito la conclusione di un articolo di Giorgio Bocca, contenuta nel settimanale l’Espresso del maggio 2011, dove l’autore pensosamente passa in rassegna i mali della società contemporanea; tra questi, soprattutto il fascino economico dell’industria bellica, assai difficile da combattere, e di quello non meno inquietante dei sommovimenti nordafricani degli ultimi tempi. Sono i difetti dell’uomo, conclude l’autore, e l’unica soluzione, forse, è di tipo religioso e morale, non di semplice razionalità.

Dopo anni nei quali la religione è stata trattata come l’oppio dei popoli, e la Chiesa come una società moribonda che per secoli si è nutrita solo dell’ingenuità e della credulità popolare, pare sia venuto il momento in cui si scopre che la salvezza dei popoli non può che passare attraverso la religione e la morale.

C’è chi lo sapeva da tempo, ma ci sono molte persone che si sono divertite per decenni a ridicolizzare i precetti religiosi, a considerarli una forma di debolezza che si manifesta soprattutto in età senile, per paura della morte. Così c’è una intera generazione e forse più di una che ha fatto della mancanza di valori morali una bandiera.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti. I giovani vanno in cerca di qualcosa che possa dare un senso alla vita e quando non lo trovano, in preda a dubbi e ad incertezze esistenziali, cedono all’alcool e alle droghe, che cancellano l’umanità e l’annegano nello stordimento e nel “non pensiero”.

Il Beato Giovanni Paolo II scriveva nell’ottobre del 1978: “Oggi così spesso l’uomo non sa cosa si porta dentro, nel profondo del suo animo, nel suo cuore. Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra. E’ invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione”.

La beatificazione di Papa Wojtyla ha portato in Piazza San Pietro una folla di pellegrini di ogni età, da tanti Paesi anche lontani, che hanno guardato a Lui, nel tempo del suo pontificato, come ad un Papa speciale capace di arrivare al cuore di tutti, di comunicare amore per la vita e fede nei valori irrinunciabili della misericordia e del perdono.

Quando ho sentito la notizia che alcuni giovani, reduci da una nottata brava, hanno aggredito a bastonate due carabinieri, colpevoli solo di aver fatto il proprio lavoro, ho pensato a quanto male una società sprezzantemente laica abbia fatto a questi giovani, cui evidentemente nessuno ha insegnato che ci sono modi diversi di passare il tempo, modi migliori di esercitare le facoltà di cui il buon Dio ha dotato anche loro. Solo che nessuno le ha educate quelle facoltà, nessuno ha spiegato loro che ci sono, oltre agli spot pubblicitari, dei valori da coltivare per migliorare la società e cambiarla in profondità.

Può darsi che la beatificazione di Papa Wojtyla possa smuovere il sentimento religioso e farlo rivivere: non c’è persona che negli ultimi tempi non abbia ricordato parole ed episodi legati alla Sua straordinaria vita e perfino le trasmissioni televisive mi paiono diventate meno volgari.

Non ho mai pensato che questo nostro tempo sia peggiore di quelli passati e, come diceva Papa Giovanni XXIII, “dobbiamo dissentire dai profeti di sventura che annunziano sempre il peggio, quasi incombesse la fine del mondo”. Sono convinta che a volte la Divina Provvidenza si esprime attraverso l’opera di uomini illuminati che indicano chiaramente la via.

Se dovesse aprirsi, perciò, un tempo di maggiore attenzione ai valori religiosi e morali, vorrebbe significare che molti luoghi comuni saranno abbattuti, che tornerà ad essere educato il patrimonio di valori spirituali che possediamo ma che spesso vengono semplicemente soffocati. Sarebbe il primo miracolo di Papa Wojtyla da Beato e sarebbe davvero qualcosa che Lui ha perseguito anche in vita, un inno alla Sua sublime umanità.

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