La Biennale rilegge i suoi primi ottant’anni in retrospettiva

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La Biennale rilegge i suoi primi ottant’anni in retrospettiva

30 Giugno 2012

 La Biennale di Venezia ha scelto di celebrare gli ottant’anni della Mostra del Cinema con una retrospettiva di dieci film –  sette lungometraggi e tre corto/mediometraggi – presentati nelle passate edizioni del festival del Lido, selezionati in base a criteri di rarità e restaurando le copie delle collezioni del proprio Archivio Storico delle Arti Contemporanee. Un’operazione che ha il duplice merito di recuperare e al contempo valorizzare un rilevante patrimonio culturale audiovisivo. Film da tempo dimenticati o inaccessibili, copie uniche o in versioni differenti da quelle in seguito distribuite verranno proiettate nel contesto della prossima mostra e poi proposte alla successiva fruizione commerciale. Non sono ancora stati stretti accordi di diffusione, ma è già stata attivata una rete di collaborazioni che ha reso possibile il restauro delle pellicole.

Numerose le cineteche e le società italiane e straniere coinvolte, parte delle quali contribuiranno anche economicamente alla realizzazione dei restauri: Cineteca Italiana di Milano, Cineteca di Bologna, Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale, Istituto Luce e Mediaset per l’Italia, nonché Gosfilmfond (Mosca), Filmoteca Española (Madrid), Paramount (Los Angeles), CNC-Centre National de la Cinématographie (Parigi), Cinémathèque française (Parigi), Film Development Council of Philippines (FDCP, Manila), British Film Institute (Londra), Národní filmový archiv (Praga) e Wnet New York Public Media.

Tra i film selezionati, maggiore curiosità destano Dieu a besoin des hommes di Jean Delannoy, lungometraggio del 1950 con cui il regista francese ottenne il riconoscimento internazionale, incentrato sul rapporto non convenzionale con la spiritualità sviluppato dagli abitanti dell’isola selvaggia di Seil battuta dalle tempeste dell’Atlantico, e Pagine chiuse di Gianni Da Campo, felice esordio cinematografico del regista e scrittore veneziano presentato al Lido nel 1968 che ripercorre la vena intima e pacata della contestazione giovanile di quegli anni.

La retrospettiva segna un ritorno a un percorso di ricerca abbandonato negli otto anni del regno lidense di Mueller nel nome di un approccio più leggero e postmoderno al cinema e al contempo è una scommessa sulle potenzialità di valorizzazione del patrimonio audiovisivo della più antica mostra cinematografica al mondo. Se verrà vinta, sarà un’ulteriore conferma della bontà del lavoro svolto dai vertici della Biennale nell’ultimo quadriennio.