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La chiesa come comunione mistica e storia civile

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Il discorso del Papa a Verona riprende i temi della sua enciclica Deus caritas est e mostra l’intenzione del Papa di porre l’accento della figura del cristiano nella vita interiore della persona. E la vita interiore è una esperienza di Cristo risorto come vivente, in quanto risorto, nel cristiano stesso. La vita cristiana è vista come esperienza del Cristo risorto che per questo è capace di animare tutte le vite e di fonderle con la sua.

Dopo tanti anni in cui il tema della riforma della Chiesa è stato visto come aggiornamento del suo linguaggio e il cambiamento delle sue norme esteriori, oggi Benedetto XVI mette in luce che l’essenza della Chiesa consiste nel Cristo vivente nel cuore di ogni cristiano che lo desidera, che vuole lasciarsi trapassare dalla presenza del Signore risorto. La vita interiore del cristiano è dunque l’essenza della Chiesa, la Chiesa vive nell’esperienza che il cristiano fa, come San Paolo, di non essere più lui che vive ma il Cristo che vive in lui. In Italia il pontificato è eminentemente mistico. Ma mistica non vuole dire, come è abitualmente usato, l’esperienza individuale: è una esperienza della comunione con il Cristo risorto ed è comune a tutti i cristiani che lo amano. Ed è essa a costituire la Chiesa. Prima di essere una realtà istituzionale e stare quindi nel mondo con i piedi ben posati in terra, la Chiesa è una realtà interiore, una comunione di cui tutti i cristiani, in grazia di Dio, sperimentano di essere una cosa sola con il Cristo. Si sente, nel linguaggio del Papa, la sua lunga frequentazione del linguaggio della chiesa dei primi secoli, dei padri della Chiesa da lui pienamente valutati proprio come sorgenti della rivelazione. Molte volte nei sinodi dei vescovi tenuti sotto il pontificato precedente era tornato il concetto che la Chiesa dovesse essere riformata misticamente prima che istituzionalmente, giungendo così alla sua essenza: quella di essere il Cristo vivente, primogenito di molti fratelli. La Chiesa è una comunione interiore che lo Spirito santo realizza in Cristo e che diviene anche una istituzione giuridica. Ma il suo essere teologia, istituzione, diritto, è subordinato al suo essere il Cristo vivente in comunione fondato dalla Spirito in tutti i cristiani in grazia.

Il Credo niceno costantinopolitano definisce le note della Chiesa come una, santa, cattolica, apostolica. Nel Credo queste note indicano l’essenza della Chiesa ad un tempo nella sua apparenza esteriore e nella sua realtà interiore. Nella teologia cattolica queste caratteristiche sono divenute segni di riconoscimento. Esse sono misteriose nella loro essenza perché indicano il Cristo vivente nella sua Chiesa ma sono visibili come dimensione storica. Sono esse che fanno della Chiesa cattolica un “segno innalzato di fronte alle nazioni”, come l’ha definita il Concilio Vaticano I.

Papa Benedetto vuole mettere l’accento su queste note. Lo si vede nelle catechesi del mercoledì, che hanno cessato di essere commenti a brani della scrittura ma si sono centrate sul volto degli apostoli, a indicare la apostolicità della Chiesa, il suo fondamento visibile nei dodici apostoli del Signore. Credo che il Papa continuerà indicando i volti dei padri della Chiesa a cominciare da quelli della generazione subapostolica per manifestare questa continuità con figure elette che hanno conservato l’identità apostolica della Chiesa nella dottrina e nel ministero.

Ma la nota su cui Papa Benedetto può porre l’accento è sicuramente la Chiesa santa. La santità nel linguaggio biblico e nel linguaggio cristiano indica ciò che è proprio di Dio in quanto diverso dalla creazione. E questo termine viene applicato ai cristiani che hanno accettato la vita di Cristo in sé stessi e quindi sono divenuti, come dice la seconda lettera di Pietro, “partecipi della natura divina”. La santità fa parte certamente del mistero cristico della Chiesa ma anche della sua esistenza manifesta.

Il cardinale Ratzinger disse parole durissime sulla Chiesa “piena di sporcizia” quando guidò la Via Crucis nei giorni dell’agonia di Giovanni Paolo II.

La santità riguarda evidentemente anche i costumi; ed è il caso di notare come Papa Benedetto abbia fustigato il clero cattolico e in particolare i vescovi per la loro copertura delle colpe di pedofilia di cui dei sacerdoti si sono macchiati. Ha usato parole molto forti per indicare la gravità di questo peccato e il “terribile scandalo” che, in quanto compiuto dai sacerdoti, diviene un velo spesso sulla santità della Chiesa. E non fa rifulgere quella nota di santità che per la fede cattolica è inerente alla Chiesa in quanto mistero della vita divina comunicata all’uomo. E deve essere storicamente visibile nel modo di vita dei cristiani e particolarmente dei sacerdoti. Con Papa Benedetto, la Congregazione per il clero ha stabilito delle limitazioni al sacerdozio per candidati che abbiano manifestato radicate tendenze omosessuali. La santità della Chiesa deve risplendere in modo particolare nei suoi sacerdoti: e soprattutto in quella virtù della castità che essi promettono di mantenere intatta quando ricevono il sacramento dell’ordine sacro.

Non sappiamo quale fosse il livello di conoscenza della vita cristiana come vita mistica, come esperienza della comunione dei santi, secondo la definizione del Credo niceno. Da molti decenni l’accento della formazione cristiana è messo soprattutto nelle opere sociali in quanto tali e nelle virtù cardinali che le fondono. Per questo il taglio mistico dell’ecclesiologia mistica di Papa Benedetto sarà giunto in parte ostico agli orecchi che l’ascoltavano.

In questa chiave non poteva mancare il riferimento al tema della croce. Papa Benedetto ha visto in esso una forma di conflitto tra la giustizia divina e la divina misericordia. Dio paga a sé stesso la redenzione dal peccato degli uomini. La Redenzione operata nell’umanità assunta dal Figlio di Dio incarnato è descritta da Benedetto come uno “svolgersi di Dio contro sé stesso”. Ciò mostra la prevalenza dell’attributo della misericordia e dell’amore su quello della giustizia e della sua punizione, mostra quasi un conflitto in Dio. Da Papa teologo, Benedetto sente che il tema della Croce e della Redenzione, come quello del peccato originale, devono essere rivitalizzanti da uno sguardo che ne eviti la marginalizzazione. Il linguaggio della redenzione è divenuto un residuo linguistico della Chiesa contemporanea come accade anche per il linguaggio dell’escatologia nel silenzio sull’anima immortale e la vaghezza sulla Resurrezione della carne. Il Papa vuol rileggere il tema della redenzione fondandosi sul concetto base della sua enciclica sul Dio amore. Tutto l’impianto del dogma cattolico diviene vuoto senza una chiara accettazione e comprensione delle dottrine del peccato e della redenzione.

Come avrà reagito l’assemblea veronese dinanzi a questo taglio dogmatico e mistico che sovrasta il discorso papale? Gli sguardi della stampa e della politica erano diretti verso l’assemblea di Verona perché queste assemblee dal ’76 in poi erano un bilancio dell’impegno politico dei cattolici. La Chiesa si impegnava direttamente in politica mentre veniva meno la democrazia cristiana e veniva meno sotto i colpi della ferula dei magistrati. Il Papa ha notato che la Chiesa italiana ha una dimensione popolare: e questo comporta inevitabilmente una dimensione politica. La figura del cardinale Ruini è stata centrale in questi anni postdemocristiani per esprimere un giudizio comune della Chiesa sugli aspetti sociali e politici della vita umana.

E qui il Papa ha detto una frase che è stata applaudita dai delegati all’assemblea di Verona secondo cui la Chiesa non è un soggetto politico e non si interessa alla politica.

Una parte dell’assemblea avrà visto in questo una licenza ad agire di coloro che si chiamano cattolici adulti e di cui il primo esponente è l’attuale presidente del Consiglio. Il Papa ha aggiunto che questo compito appartiene ai laici. Con ciò singolarmente, e diversamente dall’impianto generale del discorso, ha ridotto la Chiesa alla nozione di gerarchia, ne ha parlato cioè in termini semplicemente istituzionali. Ma si può dire che la Chiesa non sia anche un soggetto politico visto che è un grande soggetto istituzionale. E soprattutto quando questa Chiesa coinvolge tanta parte del popolo. Ma è evidente che qui il Papa intende “soggetto politico” in senso stretto, vuol dire che, dopo la fine della Dc, la gerarchia della Chiesa non fa politica di partito. Essa lascia questo compito ai laici cristiani, che però vengono immediatamente convocati dal Papa in un'altra battaglia, una battaglia culturale che ha grandi incidenze politiche. I temi del sesso e della vita e ciò che vi è legato divengono  parte rilevante del dibattito politico che ha sullo sfondo il grave problema dei limiti delle tecniche scientifiche. La politica è divenuta ormai ben altro che una politica di partito, è l’esistenza dell’uomo sulla terra che è divenuto lo sfondo in cui si stagliano anche le battaglie politiche più immediate a più particolari. Ma tuttavia, in queste circostanze, la Chiesa è chiamata a intervenire in ragione del tipo di problemi e del loro carattere mondiale. Con ciò il Papa richiama sia le grandi sfide come le guerre al terrorismo, la fame e la sete, ma anche problemi che riguardano la politica italiana, la sua tutela nel ciclo integrale della vita e della morte e il carattere del matrimonio come vincolo tra uomo e donna.

Il Papa lascia alle conferenze episcopali il diritto e il dovere di intervenire su questi temi che egli indica solo sul piano della dottrina della Chiesa e del suo governo. In realtà l’assemblea avrebbe atteso l’indicazione di temi politici attinenti all’ordine della giustizia sociale o dei diritti umani. Ma questi temi vengono lasciati dal Papa alla Conferenza Episcopale Italiana, vincolati tuttavia sul tema dei principi indicati dal Papa. Anche nel viaggio in Spagna, Benedetto non ha evocato in alcuna forma il gravissimo conflitto aperto in quella nazione dalla legislazione sulla famiglia del governo Zapatero che ha distrutto la concezione cattolica della famiglia e di tutta la tradizione occidentale.

Il Papa assume invece come suoi propri i temi della globalizzazione che riguardano l’esistenza dell’uomo sulla terra. Per sua natura la sua mondializzazione impone come un punto di fusione tra le differenti culture e le differenti culture sono legate alle loro identità religiose. In un modo diverso secondo ciascuna di esse. Vi è una diversità tra la combinazione di marxismo capitalismo, confucianesimo che avviene in Cina, tra la reviviscenza della cultura indiana che le dà la capacità di competere ai più alti livelli della tecnologia occidentale. Altro il problema dell’Islam. In questo modo l’eredità spirituale divine politica in senso nuovo e diverso
 
Papa Benedetto ha ben compreso che difendere l’identità della cultura occidentale e delle sue radici cristiane è importante per mantenere aperto lo spazio del Cristianesimo in tutte le culture.
L’Occidente nasce dall’assunzione in Cristo della tradizione ebraica, della sorgente greca, della saggezza romana. L’approccio a queste realtà fa parte del Cristianesimo. Chi si inserisce nel Cristianesimo entra in questi fondamenti della cultura occidentale, che non a caso ha materialmente unificato il mondo con la sua tecnologia, con il suo diritto, con la sua economia.

L’unificazione materiale del mondo compiuto dalle tecniche dell’Occidente stabilisce così un rapporto indiretto delle culture altre dal Cristianesimo con le opere del mondo cristiano e offre un quadro di apertura culturale a tutti coloro che dalle altre aree religiose si rivolgono al Cristianesimo.

Questa è la politica di Benedetto XVI, una politica ai livelli della globalizzazione che investe la chiesa come tale in tutte le sue dimensioni e qualifica l’impegno dei laici nelle medesime direzioni. Non a caso il Papa ha affrontato per tutta la Chiesa i grandi temi del nuovo ateismo occidentale scientifico e tecnologico e della sfida islamica.

La Chiesa di Benedetto XVI ha una dimensione di comunione mistica in Cristo e dà al tempo stesso la sua espressione in una storia civile che è la cultura occidentale. Il Cristianesimo è la Cristianità e la Cristianità è il Cristianesimo. Questa è la sfida di Papa Benedetto alla sua stessa Chiesa. L’assemblea veronese è stata colpita ma non si è ancora del tutto ritrovata in una prospettiva così diversa dal linguaggio abituale.

Gianni Baget Bozzo è sacerdote e teologo.

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