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Sul ruolo pubblico della religione

La Chiesa divisa in due. Una pagina dell’Occidentale sul mondo cattolico

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Chi voglia veramente fotografare la situazione attuale della Chiesa cattolica non dovrà distogliere lo sguardo da un dato di fatto ormai evidente: dentro la Chiesa cattolica ci sono ormai come due Chiese. E il punto di divergenza, che sistematicamente emerge in ogni occasione, è il ruolo pubblico del cristianesimo. Contro questa “pretesa” di avere un ruolo pubblico agiscono sia il mondo sia una parte stessa della Chiesa. La partita si gioca soprattutto in Occidente e in particolare in Europa e in America Latina.

Qui è in atto una violenta campagna culturale, politica e legislativa contro i principi cristiani e la legge morale naturale. In Inghilterra abbiamo registrato molti casi di impedimento all’esercizio pubblico della fede cristiana. In Spagna una legislazione fortemente contraria alla vita e alla famiglia e un insegnamento civico nelle scuole pubbliche governato dal principio unico del relativismo hanno creato danni al tessuto umano e cristiano di quella società. Olanda, Belgio e Lussemburgo hanno approvato per legge l’eutanasia e il suicidio assistito. In Francia la grande consultazione per la riforma della legge sulla bioetica è stata condotta in modo che poco di buono promette per il 2010. In America Latina e in Italia casi drammatici come la bambina di Recife ed Eluana Englaro sono stati adoperati dalla cultura radicale per screditare la Chiesa e per aprire nuove brecce nella coscienza popolare a favore dell’aborto e dell’eutanasia.

Anche Benedetto XVI ha dovuto subire numerosi attacchi mediatici e politici soprattutto per quanto da lui espresso contro l’utilità del preservativo nella lotta all’Aids e per la remissione della scomunica ai quattro vescovi ordinati da Mons. Marcel Lefebvre. In ambedue i casi si è trattato di invettiva, cieca verso la realtà e nutrita di vecchi luoghi comuni.

C’è però anche un aspetto interno alla Chiesa. C’è una Chiesa nella Chiesa che contesta la pretesa cristiana di avere un ruolo pubblico. I vescovi degli Stati Uniti d’America hanno condotto una lunga battaglia contro la riforma sanitaria del Presidente Obama. Non contro la riforma in sé, né contro la sua necessità, ma contro alcuni aspetti della legge di riforma che prevedevano finanziamenti federali per l’aborto e non permettevano un adeguato esercizio del diritto all’obiezione di coscienza. Non tutti i vescovi erano però su questa linea e dentro il mondo cattolico americano molti settori degli Istituti religiosi e delle associazioni sanitarie cattoliche hanno fatto propaganda a sostegno della legge, in aperto contrasto con le indicazioni dei vescovi. Le stesse divergenze di erano constatate già nei casi della bambina di Recife in Brasile e di Eluana Englaro in Italia. Anche in queste occasioni il mondo cattolico – e lo stesso episcopato – si è diviso.

In occasione delle elezioni europee un gruppo di laici cattolici guidati da Michel Camdessus (il gruppo IXE) si è dichiarato assolutamente favorevole al Trattato di Lisbona e non ha sollevato eccezioni particolari sul testo della Convenzione europea, altri cattolici, invece (come la Fondation de Service Politique) hanno sottolineato le debolezze di questo testo e il pericolo che possono rappresentare per il futuro della famiglia, del rispetto dell’identità naturale della persona e della vita, tutti principi da annoverarsi tra quelli non negoziabili.

Uguali discorsi si possono fare per il problema dell’ambiente e del riscaldamento climatico. In molti casi Conferenze episcopali e Istituzioni cattoliche si sono accodate alle mode culturali del momento, un tentativo di andare d’accordo con il mondo dicendo quello che il mondo vuole sentire. Altri hanno assunto invece una impostazione più completa sul piano teologico e scientifico, fortemente caratterizzata dal punto di vista cristiano, fedele alla totalità del magistero sociale della Chiesa quale per esempio è stato espresso nel Messaggio per la Giornata mondiale della Pace del 1 gennaion 2010.

La  stessa ricezione dell’enciclica “Caritas in veritate” mostra questa situazione. Non sono mancate voci critiche soprattutto sui punti in cui l’enciclica contrasta con un diffuso pensiero politicamente corretto. Le sue riflessioni sull’ambiente sono inadeguate, non recepiscono le principali conclusioni delle scienze, non prendono in considerazione il problema del cambiamento climatico e così via. Molte di queste critiche segnalavano due posizioni nettamente diverse dentro il mondo cattolico per quanto riguarda l’approccio ai problemi sociali. Segnalavano anche che non tutto il mondo cattolico è disposto a seguire le indicazioni di Benedetto XVI ed anzi in certi casi si ha come una specie di prevenzione nei confronti dei suoi insegnamenti. Vaste aree dei teologi cattolici e delle università cattoliche non accettano la linea insegnata dal Papa e continuano a percorrere sentieri teologici diversi, superati, parziali o addirittura confutati e dichiarati negativi dal magistero. Ci sono università cattoliche nelle quali una tesi di dottorato sul pensiero di Ratzinger è vista con sospetto e apertamente contrastata.

Il contrasto è quindi esterno ed anche interno alla Chiesa. I due livelli  vanno collegati insieme. Le incertezze nel rapporto con il mondo non solo non fanno bene al dialogo con il mondo ma producono anche divisioni dentro la Chiesa. E’ per questo che, tra l’altro, si assiste ad un preoccupante indebolimento nella capacità degli episcopati di compattare i cattolici dietro ai loro insegnamenti su temi di morale pubblica, specialmente nei paesi occidentali. Non è vero che i cattolici possano essere divisi su temi di morale pubblica fondamentale come la vita e la famiglia e che si possa contemporaneamente essere uniti sul piano della fede. L’onda di ritorno produce anche divisioni e incertezze nella fede. La vocazione dell’uomo è, infatti, una sola e non ci si può dividere nella concezione teologica su cosa significhi difesa del creato e mantenere la stessa fede nel Creatore. La Dottrina sociale della Chiesa è educazione alla fede, ma diventa diseducazione alla fede quando non vissuta ed applicata nel giusto spirito.
 

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