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Il Card. Bertone e il 20 settembre

La Chiesa rende omaggio a Porta Pia e rinnova il senso dell’Unità d’Italia

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Ha fatto bene il cardinale Segretario di Stato ad assicurare la propria presenza alle celebrazioni romane del 20 settembre per l’anniversario di Porta Pia, accettando l’invito del sindaco di Roma Alemanno. La notizia ha suscitato malumori in vari ambienti: l’associazione che riunisce gli “atei razionalisti” italiani vorrebbe che Bertone andasse non a Porta Pia, ma… a Canossa; i radicali paventano una nuova ondata di “revisionismo storico” (loro, che sono stati fra i primi a mettere in discussione la categoria di “antifascismo”!). Dall’altra parte, molti cattolici “tradizionalisti” temono che in qualche modo il cardinale svenda le ragioni di Pio IX e dei tanti cattolici che la sera del 20 settembre 1870 – come ricordava Filippo Crispolti nel 1929 - piansero nelle loro case: lo scampanio festoso che in ogni città d’Italia accolse la notizia della presa di Roma e che fece esclamare a Francesco De Sanctis il suo fatidico «Sia gloria al Machiavelli!» fu accolto infatti da milioni di italiani – non bisogna mai dimenticarlo – talora con fastidio, più spesso con dolore muto e duraturo.

Ha fatto bene almeno per due ragioni. La prima eminentemente «politica». Vi è  una cultura cattolica certo minoritaria, ma mediaticamente forte, che si attarda in un atteggiamento puramente rivendicativo, leggendo la storia italiana dell’Ottocento solo come un enorme sopruso perpetrato dalle forze liberali e massoniche; che quindi non si riconosce nel successivo impegno dei cattolici nella vita nazionale (da Stefano Jacini, a Sturzo e a De Gasperi) e ignora il sofferto patriottismo di tanti uomini di Chiesa (da Roncalli a Montini). Speculare ad essa è da sempre presente un laicismo aggressivo che vede  nel cattolicesimo una specie di cancro della fibra morale del popolo italiano o tutt’al più lo considera come un pittoresco elemento di folklore, da guardare con degnazione, come un inglese dell’Ottocento durante il suo Grand Tour assisteva alle cerimonie della Settimana Santa. Di fronte ad entrambi, Bertone ribadisce che l’Italia, nella sua storia e nel suo presente (che oggi significa la repubblica italiana), è una questione che riguarda i cattolici italiani: eccome! E che quindi rassegnarsi all’idea che l’eredità del Risorgimento sia consegnata alla sinistra culturale e agli ambienti massonici  è un harakiri che la Chiesa italiana non può permettersi (come – sia detto per inciso - sembra invece voglia permetterselo il centro-destra italiano: quos Deus vult perdere, dementat prius!). Non foss’altro perché, fra le non molte cose che tengono insieme questo paese, vi è ancora un diffuso «sentire cattolico», vivo anche in ambienti e uomini lontani dalla Chiesa istituzionale; e perché senza o contro  questo «sentire cattolico», non è concepibile una qualche idea d’Italia.

Ma vi è una seconda buona ragione di carattere più propriamente storico. Il cardinale ha dichiarato che, nella cerimonia del 20 settembre, pregherà per i caduti dell’una e dell’altra parte: è un modo – cristiano e umano – per riconoscere la dignità degli uni e degli altri. Si è detto e si ripete che la storia italiana è connotata da una permanente “divisività”. Bisogna sempre aggiungere che tale “divisività” si è perpetuata anche perché vi sono stati e vi sono ambienti politici e culturali che su di essa hanno costruito la propria identità e fatto le loro fortune. Ora – detto con consapevole rozzezza – il cleavage  papalini/italiani sta al Risorgimento e alla storia successiva dell’Italia liberale come quello fascismo/antifascismo sta alla Resistenza e alla storia repubblicana. Non si ripeterà mai abbastanza che in entrambi i casi non si tratta di dare ragione a tutti: ma che – come ci ammoniva Benedetto Croce - «gli ideali possono ben sceverarsi teoricamente in buoni e cattivi, in superiori e inferiori, ma gli uomini – e la lotta effettiva è di uomini contro uomini – non si possono così discernere e contrapporre, e ciascuno di essi racchiude in sé il vero e il fallace, l’alto e il basso, lo spirito e la materia». Ora dobbiamo ribadire il valore e l’importanza dell’unità d’Italia raggiunta nel 1870, e – nel contempo – comprendere (rispettandole) le ragioni di coloro che la sera del 20 settembre di quell’anno piansero e riconoscere anche a loro la dignità di “italiani” e quasi sempre di “buoni italiani”.

Nel 1944, mentre era impegnato nella lotta di resistenza a Lione, un grande storico francese (che fu anche un profondo pensatore cattolico) Henri-Irénée Marrou dedicò un saggio a  L’amour chrétien de la France. L’amore cristiano verso la Francia non ci deve indurre - scriveva – a identificarla solo con la “figlia primogenita della Chiesa”. La Francia merita certamente questo titolo, ma essa non è solo questo. Essa è la patria di non credenti e di materialisti, perché «la Francia è Giovanna D’Arco e Diderot, Corneille e Racine, Pascal e (l’ebreo) Montaigne»: è questa – concludeva -  «la patria, che noi amiamo,  […] una patria reale, e non solo l’Idea».

Traducendo in italiano questi concetti, si potrebbe dire che non basta amare l’Italia a cui apparteniamo (in senso culturale, politico, geografico e religioso). E’ necessario invece comprendere e rispettare le ragioni anche delle “altre Italie”, saperne scorgere la funzione e il significato nella storia e nel presente del paese. E non per un rugiadoso irenismo, ma per un motivo eminentemente civile: solo così non ci saranno, da una parte,  Italiani di serie A e, dall’altra,  Italiani da colonizzare o da rieducare, o più semplicemente da detestare.

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6 COMMENTS

  1. Pianti
    “…I tanti cattolici che la sera del 20 settembre 1870 piansero nelle loro case allo scampanio festoso che in ogni città d’Italia accolse la notizia della presa di Roma…”
    Gentile Roberto Pertici, per cortesia, basta con i vittimismi. L’ombelico dei cattolici dovrebbe essere uguale all’ombelico di altri uomini e donne che piansero nelle loro case ogni volta che la Storia abbattè i loro simboli, sui loro monumenti e scorticò le loro idee. Di costoro tuttavia si tende a perderne la memoria ed il significato, mentre dei cattolici vengono tuttora mantenute a spese della collettività le loro capacità di inibire, disseccare, mummificare e boicottare le posizioni e le azioni di coloro che cattolici e clericali non sono. L’ombelico dei cattolici è dunque più ombelico di quello di altri e coloro che piansero la sera del 20 Settembre 1870 si consolarono abbastanza presto con la Legge delle Guarentigie, la Conciliazione, i Concordati. Ma quale gloria al Machiavelli! Semmai gloria a Rosmini, Lambruschini e Gioberti che vedono compiutamente e concretamente realizzato in Italia il loro orizzonte neo-guelfo.

  2. @Esatau
    Carissimo, basta! Faccio parte di quelli a cui il Risorgimento non piace un gran che. L’unità non è in discussione, il frutto è in discussione. Ma credo che sia il momento di sotterrare l’ascia di guerra ed affrontare serenamente i problemi. L’Italia è (e sempre sarà) la culla della Chiesa Cattolica, il canone dell’Occidente, ma con alcuni problemi che quella necessaria opera di unificazione politica haaperto e devono essere affrontati. Il Risorgimento ha dunque aperto tre punti da affrontare tutti insieme e sono:
    1)la forma dello Stato che mal si adatta agli usi e costumi del nostro popolo;
    2) il Sud che ha pagato il costo più alto del Risorgimento e non si è ancora ripreso;
    3)i cattolici, piaccia o non piaccia questa terra è la sede di Pietro (brucia agli atei e ai radicali, ma è un dato che non è eludibile).
    La possibilità sono due: o continuiamo a farci la guerra o ci veniamo incontro tenendo presente la realtà dei fatti (tra cui il fatto che l’Italia è stato il paese con il partito comunista più forte dell’occidente, non tutti sono cattolici etc).Il gesto di Bertone o lo leggiamo nell’ottica di riappacificazione, o altrimenti non usciamo dal guado. Un abbaccio

  3. @Fra Diavolo
    Nessuna guerra. Ma neanche nessuna perentoria certezza (le culle eterne, i piaccia o non piaccia etc.). In Politica, come in natura, vale il principio di conservazione (!) della massa: nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma. Anche gli ombelichi. Abbraccio

  4. BERTONE COME IL CAVOLO A MERENDA
    CHE COSA C’ENTRI BERTONE CON L’ITALIA E I FESTEGGIAMENTI CHE HANNO PORTATO ALLA DISTRUZIONE DELLO STATO DELLA CHIESA LO SA SOLO IL DIO DENARO DEL VATICANO. MA NOI NON DIMENTICHIAMO.
    Il governo clericofascista del PDL ha mostrato la sua vera faccia, quando il 20 settembre 2008, in occasione della ricorrenza nazionale “il Vice Sindaco di Roma, Cutrufo, ha celebrato la cerimonia a Porta Pia unitamente al Generale Antonino Torre, Consigliere Comunale e delegato del Sindaco (Alemanno) alla memoria storica, ricordando i caduti di uno stato straniero, in particolare i 19 zuavi pontifici caduti a Porta Pia, ignorando volutamente i 49 Bersaglieri Italiani caduti per l’unità d’Italia e per Roma Capitale (…) che è come commemorare i caduti austro-ungarici sul Piave ignorando gli Italiani in occasione del 4 novembre” . Forse la Lega ci sta pensando? Povera Italia, senza storia e senza patria! Chi ti ridusse a tanto?
    DA: LA RELIGIONE CHE UCCIDE
    COME LA CHIESA DEVIA IL DESTINO DELL’UMANITÀ
    (Nexus Edizioni), giugno, 2010.
    517 pagine, 130 immagini, € 25

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    http://www.macrolibrarsi.it/libri/__la-religione-che-uccide.php
    http://shop.nexusedizioni.it/libri_editi_da_nexus_edizioni_la_religione_che_uccide.html

  5. @alessio di benedetto
    Come volevasi dimostrare. Visto che siete ormai in fase di estinzione, potreste almeno fare la cortesia di non sputare il veleno dell’odio su qualsiasi argomento che toccate. Il destino dell’uomo non è premarcato, ma dipende dall’uomo stesso, e visto che la cultura della modernità si sta sciogliendo come neve al sole (dopo aver fatto danni allucinanti, da Hitler a Stalin, solo per citarne due), fate la cortesia di non urlare mente sparite…siete solo fastidiosi. Grazie. Prego anche per te Alessio. Ciao

  6. Il Vaticano è un pugnale piantato nel cuore d’ Italia.
    Il Vaticano è un pugnale piantato nel cuore d’ Italia. Napolitano, al contrario di Pertini, non se ne rende conto.
    Una considerazione:
    La divina commedia.__
    Immaginare, ipotizzare, pensare, credere, che possa esistere un essere tanto malefico, malvagio, tragico, che, oltre a tutte le altre malefatte ( infinite sofferenze per gli esseri viventi, umani ed animali ) abbia creato anche la tortura eterna, è una idiozia colossale.
    Dante che l’ ha scritta e Benigni che la decanta, sono due inconsapevoli terroristi idioti. ( iddioti e credini, detto alla maniera di Odifreddi )
    Purtroppo anche alcune persone geniali, essendo inculcati di religione sin dall’infanzia, non si rendono conto delle stupidaggini che gli hanno propinato.
    La scuola deve essere assolutamente liberata da insegnamenti religiosi. Ai nostri figli si deve insegnare l’ uso della ragione, e tanto, tantissimo allenamento al tale uso.
    Amen

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