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Nuovi padroni d'Europa?

La Cina sbarca in Grecia e inizia la conquista del ‘secondo mondo’

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In un periodo di profonda crisi economica e finanziaria, in molti paesi occidentali si fa sempre più strada l'idea di ricercare l'aiuto e il sostegno economico e politico della nuova potenza commerciale emergente del mondo: la Cina.

La risposta della Repubblica Popolare Cinese dinnanzi alla crisi del debito europea è stata ondivaga: da una parte non è intenzionata a prendere parte al risanamento e ai salvataggi; dall'altra, nella debolezza di certe economie e sistemi politici europei vede delle grandi opportunità commerciali. E' così chel il governo cinese ha iniziato a progettare la strategia migliore da adottare per riempire il vuoto che questa domanda internazionale ha portato.

Il dirigenti di Pechino – con un cinismo analitico senza pari - hanno capito che intervenendo in presa diretta sui mercati commerciali dell’Occidente, e incuneandosi in certi mercati europei in momenti di debolezza politica ed economica, possono riservarsi spazi politici, commerciali e finanziari di grande rilevanza in futuro.

Una delle mosse cinesi per il rilancio dell’economia occidentale, è stata quella di mettere i piedi in Grecia, dove come noto c'è un debito pubblico fuori controllo pari a 340 miliardi di euro, al punto che un suo risanamento appare quasi impossibile, estinguibile forse nell’anno 2050, ma solo tramite una correzione che preveda una ristrutturazione del 50%.

Il 25 Ottobre scorso, ad Atene, il vice presidente del Nuovo Partito Democratico Greco, Dimitris Avramopoulos, ha ricevuto il presidente della Conferenza Consultiva Politica del Popolo Cinese, Jia Qinglin, in visita in Grecia. Durante l’incontro, l’emissario di Pechino ha presentato al governo ellenico una proposta in quattro punti, fondamentali per aumentare gli scambi commerciali tra Grecia e Cina, e ravvivare così il mercato greco.

Le osservazioni dell’alto burocrate cinese in conferenza stampa hanno sottolineato come la Cina sia pronta a venire incontro alla Grecia, cercando di sfruttare il potenziale attivo presente nel paese attraverso una fitta rete di scambi e con nuove strade allo sviluppo di una collaborazione solida e unita.

Questa cooperazione economica e commerciale tra i due paesi è stata definita da Jia “come una fonte importante e primaria di impulso per lo sviluppo continuo di complessivi legami bilaterali”. “Siamo molto grati alla Grecia – ha affermato Jia – per l’aiuto prezioso offertoci per la preparazione e lo svolgimento positivo delle Olimpiadi del 2008 a Pechino, e per aver collaborato al ritiro e alla protezione dei cittadini cinesi in Libia”.

Un segno di come la Cina voglia aumentare la propria presenza in Grecia ed espandere così la sua già grande influenza nell’eurozona.

La posizione di primaria importanza assunta da Pechino inoltre anche dal comportamento assunto dalla Cina nell’accettare, secondo una notizia di pochi giorni fa, di partecipare al fondo di stabilizzazione europeo (Efsf), attraverso le proprie quote del Fondo monetario internazionale (FMI).

Nell’ultimo anno i dati sugli investimenti di capitali esteri nel continente europeo hanno visto un significativo incremento di fondi cinesi, tanto da risultare triplicati rispetto a quelli degli anni precedenti.

Il premier cinese Wen Jiabao ha affermato che la Cina continuerà ad aumentare i propri investimenti in Europa, ed ha esortato i dirigenti dei paesi europei e di tutti i principali paesi a definire con coraggio la propria relazione con la Cina da un punto di vista strategico, tornando a chiedere che l’Unione Europea (UE) riconosca alla Cina il pieno status di "economia di mercato".

L’iniziativa diplomatica messa in campo da Pechino comporterà un inevitabile aumento della cooperazione tra Cina e Ue nei campi del commercio, degli investimenti, della finanza e della tecnologia, con una previsione d’aumento di circa il 33% in più negli investimenti, che raggiungerà una quota pari a 1.200 miliardi di euro nel 2012, più di un terzo della cifra registrata nel 2010, che è arrivata a 900 miliardi di euro.

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