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Mulini a vento

La cittadinanza “in fasce” è un’assurdità…

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Il tema della cittadinanza è tornato prepotentemente al centro dell’agenda politica. Un paio di anni fa era stato Gianfranco Fini ad individuare nella “cittadinanza breve” il Cavallo di Troia per smarcarsi da Silvio Berlusconi e per avviare le pratiche fondative del suo nuovo partito. Oggi è Giorgio Napolitano che, forte del battesimo del suo primo Governo del Presidente, si lancia con decisione sul tema è tuona:”è un’assurdità che bambini nati in Italia non possano diventare cittadini italiani”.

Al netto di ogni considerazione di natura tattico – politica (su cui torneremo) ciò che sorprende è la perentorietà del Presidente. Una perentorietà che è del tutto ingiustificata se proviamo ad analizzare pacatamente il problema della cittadinanza e delle c.d. seconde generazioni. In realtà, già oggi l’ordinamento vigente in materia di acquisto della cittadinanza prevede accanto allo jus sanguinis (è cittadino chi nasce da cittadino) uno spazio significativo per lo jus soli (può diventare cittadino, a seguito di concessione presidenziale, chi vi risiede legalmente per almeno 10 anni, e, sulla base di un processo amministrativo più rapido e non discrezionale, chi nato in Italia da genitori stranieri vi risieda fino al compimento del 18 anno).

Già oggi cioè i bambini che nascono in Italia ed in Italia trascorrono la propria infanzia e la propria adolescenza possono diventare italiani in modo assai semplificato. Naturalmente, l’attuale disciplina potrà pure essere bisognosa di qualche correzione che ne elimini alcune storture. Ad esempio è diffusa la voce di chi lamenta che i fiscali uffici delle prefetture respingano domande di cittadinanza avanzate da diciottenni nati in Italia ma che si sono allontanati dal nostro Paese per qualche mese semmai per andare nel Paese natio dei propri genitori. O di diciottenni che si dimenticano di avanzare domanda entro il termine di un anno e che quindi decadono da tale facoltà e devono avanzare la domanda (assai più lunga e faticosa) di concessione presidenziale della cittadinanza.

Non sappiamo quanto fondate e frequenti siano queste situazioni. Non avendo particolare fiducia nell’efficienza degli uffici dell’anagrafe nutriamo, ad esempio, qualche dubbio sul fatto che siano in grado di venire a conoscenza che un ragazzo nato in Italia da genitori stranieri con regolare permesso di soggiorno si è allontanato dal Paese per tre mesi. Ma tant’è se questi sono i problemi sarebbe sciocco chiudersi in una posizione pregiudizialmente ostile. Basterebbe ad esempio prevedere che per ottenere in modo semplificato la cittadinanza italiana al compimento della maggiore età il ragazzo debba dimostrare di avere frequentato in Italia l’intero ciclo scolastico dell’obbligo. O basterebbe differire un po’ il termine entro il quale si deve domandare la cittadinanza.

Ma si tratta evidentemente di dettagli. Il fatto è che nella proposta sulla cittadinanza breve si nascondo insidie assai pericolose. Un punto soprattutto va chiarito. La cittadinanza può essere chiesta e riconosciuta solo a soggetti maggiorenni. E ciò per due motivi. In primo luogo, perché la scelta se diventare cittadino di un Paese è scelta assai impegnativa perché coinvolge profili culturali e identitari profondi. E come scelta impegnativa non può che essere compita consapevolmente esclusivamente dal diretto interessato pienamente capace dal punti di vista giuridico. In secondo luogo, perché riconoscere la cittadinanza a soggetti minorenni (semmai dopo 5 anni dalla nascita in Italia) determinerebbe un uso del tutto improprio di tale possibilità. Riconosciuto cittadino italiano un ragazzino di 7 anni, ne deriverebbe, naturalmente, che i genitori del minore avrebbero diritto al permesso di soggiorno per potere curare il proprio figlio fino al compimento della maggiore età. E semmai avrebbero diritto al medesimo permesso per ricongiungimento ad un familiare, dopo il compimento della maggiore età. Riconoscere la cittadinanza anche a soggetti minorenni, renderebbe impossibile qualunque politica di gestione dei flussi migratori sia di tipo quantitativo (quella basata sui famigerati flussi) che di tipo qualitativo (quella basata sull’effettivo inserimento sociale e lavorativo dell’immigrato).

Né differire al compimento del18° anno la scelta se domandare o meno la cittadinanza determina alcuno svantaggio per il minore. A parte il diritto di elettorato, che non può in nessun caso essere esercitato dai minorenni, la condizione del ragazzo italiano e quella del ragazzo straniero legalmente residente in Italia è del tutto identica rispetto alla fruizione dei sevizi e delle prestazioni pubbliche.

Ed allora la domanda che sorge spontanea è perché un uomo saggio e prudente come Giorgio Napolitano ha deciso di lasciarsi andare ad un’esternazione così smisurata nei toni e approssimativa nei contenuti. L’impressione è che in realtà al nostro Presidente non importasse tanto il merito della questione quanto le ricadute politiche, proprio in una fase assai delicata quale quella che stiamo vivendo. Si è trattato soprattutto di un’occasione per complicare ulteriormente (come se ce ne fosse bisogno) i rapporti fra il PdL (che è comunque l’azionista di maggioranza del Governo Monti) e la Lega (che si è chiamata fuori). E si è trattato anche di un messaggio mandato dal Colle su quale sia l’effettivo assetto istituzionale dell’Italia in questo momento, su quale sia il baricentro politico e su quale sia la missione del nuovo Governo.

La cosa più triste è che, anche in questo caso, dei problemi degli immigrati e delle strategie per favorire una loro reale integrazione non pare importare molto a nessuno. La cittadinanza agli immigrati è solo una clava da usare per mettere in difficoltà una parte politica. Prendendo posizione in modo così netto, Napolitano corre il rischio di accentuare queste difficoltà su un fronte non strategico in questa fase di crisi economica- I partiti politici hanno già l'arduo compito di far comprendere e digerire agli italiani misure dolorore e spesso vessatorie. Tutto bisognerebbe fare meno che indebolirli e farli litigare.

 

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31 COMMENTS

  1. napolitano, ma vai a cagare
    Mi piacerebbe sapere che centra la cittadinanza con un governo tecnico che dovrebbe avere l’obiettivo di fare tutt’altro.
    E francamente visto il livello di oppressione fiscale la cittadinanza italiana chi la vuole? Con la mia mi ci pulisco il culo.
    Con politici come Napolitano l’Italia è un paese da terzo mondo, ovvio che gli unici che vogliono essere cittadini italiani sono disperati morti di fame.
    Napolitano ci risparmi le sue sceneggiate politiche. Vuole dare la cittadinanza a tutti gli immigrati? Ma che lo faccia, io nel frattempo cercherò di diventare cittadino svizzero.

  2. Tesi appassionate ma non coinvincenti
    Dietrologia, dietrologia…l’area culturale del centrodestra dovrebbe cominciare ad elaborare il lutto per la (sacrosanta) caduta del governo Berlusconi, senza prendersela con Napolitano, che all’improvviso non sembra piacere più tanto all’intellighenzia berlusconiana.
    Se poi finalmente, questa congiuntura sarà anche l’occasione per cominciare a dire che 80% delle populistiche e demagogiche tesi della lega sono una boiata pazzesca, beh questo sarà solo un bene per il paese.
    Al contrario di quanto sostiene l’autore dell’articolo, l’adozione dello ius soli (naturalmente regolamentato) sarebbe un formidabile strumento di integrazione ed un grande segno di civiltà: storicamente il meglio è sempre venuto dalle società aperte, in grado di accogliere e dare prospettiva alla naturale dinamica delle società e delle culture differenti (tutto ciò, è chiaro, non senza difficoltà). Singolare poi che si usi l’argomento specioso della maggiore età necessaria per un atto giudicato impegnativo a livello culturale ed identitario: magari la stessa cosa potrebbe dirsi in campo religiosoculturale ad esempio, per quanto concerne battesimo, comunione, cresima (cosa c’è di più impegnativo ed identitario?)

  3. Quanti Danni
    Quanti danni sta facendo quel vecchio demente comunista di napolitano!

    Se ne andasse a morire in Siberia !!! Invece di far danni da noi!

  4. Il lettore Vincent Vega
    Il lettore Vincent Vega arriva in ritardo, il fallimento del multiculturalismo è già stato decretato dalle principali democrazie europee.

  5. Concordo in toto…
    …con Vincent Vega.
    In toto.
    E in merito alla frase: “La cosa più triste è che, anche in questo caso, dei problemi degli immigrati e delle strategie per favorire una loro reale integrazione non pare importare molto a nessuno.”
    Ho da aggiungere che il decaduto governo Berlusconi in fase di piena crisi economica ha perso il suo tempo e fatto perdere tempo al parlamento su un esiziale tema come: “le intecettazioni telefoniche”.

    Credo che un tema come quello presentato dal presidente Napolitano se da un lato non è di stretta emergenza per il Paese, dall’altro riporta le discussioni politiche su temi un pò più alti del bungabunga, delle foto delle sgallettate di Berlusconi, e delle sue conversazioni telefoniche con chiunque…
    ben venga.

  6. Mai dare per scontato …
    Perché dare per scontato che una persona che occupa una posizione rilevante in una organizzazione operi per il bene di questa organizzazione? Non solo può sbagliare ma, anche, avere obiettivi nascosti diversi e, come dice Plinio Correa in rivoluzione e controrivoluzione, seguire una strategia modello slow-speed revolution vestendo panni counter-revolutionary.

  7. Ma che bella idea.
    Diamo per scontato che gli estimatori del grande capo approvino la concessione della nazionalità italiana a 500.000 figli di immigrati, clandestini e non, nati in Italia.
    A questo punto sorge la domanda: Come sia possibile separare le famiglie ,clandestine e non, dai propri figli, italiani, dovendo rispedire a casa loro i genitori non italiani?
    Risposta: è molto semplice, dando la cittadinanza a tutti gli immigrati, clandestini e non, che hanno avuto figli in italia, ormai nazionalizzati.
    Ma che bello! qualche milione di persone che non hanno niente da spartire con noi, spesso che non hanno alcuna intenzione di integrarsi, che esigono diritti a iosa, magari moschee, pagode, tribunali islamici come in GB, che non pagano mai un biglietto per l’AUTOBUS ECC ECC ECC.
    BRAVO SIG PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA! bella pensata di stampo sinistro.

  8. Al Lettore Massimo
    Effettivamente qualche tempo fa ha avuto un breve successo presso editorialisti e lettori di una certa destra (quella ben poco liberale) il luogo comune del “fallimento del multiculturalismo”. Tale idea c’è stata propalata anche da alcuni importanti leader europei in primis Cameron.

    Sennonché, al di la delle chiacchiere, io non vedo nessun paese occidentale/democratico del quale si possa seriamente dire che abbia abbandonato la strada del multiculturalismo. Il motivo è molto semplice: abbandonarla significherebbe evidentemente cessare di essere un paese democratico ed andare ad accrescere la grande schiera dei paesi retti da sistemi dittatoriali: l’Arabia Saudita è un paese monoculturale non la Francia, la Germania, l’Italia, gli Stati Uniti… Non fatevi prendere in giro da leader politici a corto di idee e a caccia di facile consenso.

  9. Irresponsabile uscita
    Irresponsabile uscita presidenziale,di un presidente che dice continuamente di stare nella costituzione e troppo spesso non ci sta.Comunque quando si parla di immigrati si parla di soggetti diversi,non solo perché persone diverse ma soprattutto perché,ovviamente,non tutte le culture sono uguali ed ugualmente integrabili.Perché il punto fondamentale è questo:L’accettazione piena dei nostri valori civili da parte di un individuo.Quindi anche meccanismi automatici,più o meno lunghi,non vanno bene.E colloqui pro forma idem.In paesi dove ormai ci sono immigrati cittadini di seconda e terza generazione,si veda il senso di appartenenza al paese da parte di islamici,indicato da varie indagini sociologiche:molto basso.Quando addirittura non ci si considera nemici.E si che quei paesi possono essere definiti “eurabia”,vista la loro,(fallimentare), politica multiculturalista

  10. Sig.Maloberti…
    questo Plinio de Correa…???:

    «Siamo quelli che non piegano le ginocchia, e nemmeno un solo ginocchio, davanti a Baal.

    Quelli che hanno la Vostra Legge scolpita sul bronzo dell’anima, non permettendo che le dottrine del secolo attuale gravino con i loro errori su questo bronzo, reso sacro dalla Vostra Redenzione.

    Quelli che amano la purezza immacolata dell’ortodossia come il tesoro più prezioso, ricusando qualsiasi patto con l’eresia, con le sue opere e le sue infiltrazioni.

    Quelli che hanno misericordia del peccatore pentito e che implorano la Vostra Misericordia anche per sé stessi così spesso indegni e infedeli, ma che non risparmiano l’empietà orgogliosa e insolente che presume di sé, il vizio che si ostenta con arroganza schernendo la virtù.

    Quelli che hanno pietà per tutti gli uomini, ma particolarmente per i beati che soffrono persecuzioni per amore della Vostra vera Chiesa, che sono oppressi su tutta la Terra per la loro fame e sete di virtù, che sono abbandonati, scherniti, traditi e calunniati per il fatto che si mantengono fedeli alla Vostra Legge».

    Per favore…siamo nel 2011,
    il mondo, per fortuna, cambia ed è cambiato!

    Ci sta che il multiculturalismo spaventi…
    ma non siamo noi stessi (Italia) una nazione multiculturale?
    Sondrio = Messina?
    Bari=Cuneo?
    Un pò di sano realismo non guasta mai.

  11. napolitano è nappule e nacchere
    Non concordo affatto con il Vincent (non de la) Vega ! Le sue frasi ritrite da baraccopoli multiculturale sessantottina possono trovare successo nell’ex Spagna zapatera, ora non più.

  12. Caro Stefano…
    …lei parla di orde di islamici che non hanno e non avranno il “senso di appartenenza” alla nostra cara Italia. Domanda: qual’è il senso di appartenenza all’Italia di Bossi e delle sue orde di barbari? Quindi? Di questi cosa ce ne facciamo?

  13. I conti senza l’oste
    Non capisco come possa essere un segno di civiltà assegnare la cittadinanza in base a dove si è stati partoriti.

    Certo, rimuoverebbe una “discriminazione”, ma quanto questa è immotivata?

    Da un lato il criterio fa acqua: perché dare diritto a chi nasce in Italia e non ad un bambino di 3 anni arrivato qui l’altro ieri? Nessuno è in grado di garantire che i due non se ne vadano in un altro Paese, dopo aver ottenuto la cittadinanza (italiana E comunitaria). E cosa viene dato in cambio di quel diritto? Nessuno dei criteri per lo ius soli dice nulla sui rapporti del neocittadino con la società ospitante.

    La verità è che lo ius soli è usato in Paesi storicamente capaci o desiderosi di accettare una forte emigrazione, ad esempio USA, Australia o paesi ex-coloniali (Francia e UK?). O, in situazioni di emergenza, Paesi a forte emigrazione, tale da influire sulla numerosità della popolazione (Irlanda).
    L’Italia non rientra in nessuno di queste descrizioni. Ed ha un welfare iniquo ed inefficiente. Se ci sono dei diritti specifici per i cittadini italiani, la proposta non farebbe altro che aumentare il numero di soggetti aventi diritto. Siccome la torta è finita, aumentare quel numero va sicuramente contro gli interessi di quelli che cittadini lo sono già. Questo non è un problema in Paesi ultraliberisti come l’America, dove il costo dell’emigrazione è dato solo dall’eventuale degrado causato da una parte degli immigrati, ma lo è in Italia e simili, dove, ad esempio, il sistema dell’istruzione è a carico di tutti, e anche le borse di studio.
    Siccome, per esperienza personale, si fa fatica a sostenere i giovani del ceto medio, quelli che guadagnano appena più della soglia per l’accesso ai sostegni e sui quali è riversata una parte consistente dei costi del welfare, dare diritti al primo bambino che passa per l’Italia, e, probabilmente figlio di una famiglia meno ricca del ceto medio italiano, è uno schiaffo in faccia ai bambini italiani.

    Si dirà che in realtà in Italia c’è un calo demografico, troppi vecchi e pochi giovani, ma è anche evidente che il sistema è in crisi per aver tutelato maggiormente le vecchie generazioni a scapito delle nuove, su cui è stato scaricato il debito. Questo, unito alla consistente densità demografica, non pone a favore di una misura che potrebbe aumentare di botto il numero di cittadini da tutelare, senza che i loro avi abbiano contribuito al Paese nelle generazioni precedenti. Insomma, stiamo barattando un timido “più” sulla natalità in cambio di costi sociali non indifferenti. Il problema della demografia non si risolve iniettando nuovi giovani, perfettamente sconosciuti e spesso indigenti, ma aspettando che le generazioni più vecchie e numerose lascino, inevitabilmente, il Paese.

    Questa misura sa peraltro di terzomondismo marcio. Siamo tutti cittadini del mondo, sì, ma il Primo, quello col Pil alto. E così si attirano disperati del 3o mondo a sfavore degli abitanti del Primo. Ma forse a Napolitano, comunista impenitente, questo va più che bene. Senza contare il criterio nichilista, secondo cui, appunto, non conta la storia di un luogo o di una nazione, ma chi ci abita. E allora ben venga lo ius soli nei paesini della vecchia Europa e la deportazione dei bielorussi in Russia, al fine di “amalgamare” le etnie dell’URSS. Due provvedimenti che il compagno Napolitano, seppur in tempi diversi, ha appoggiato caldamente.

  14. Ho sognato di una notte di mezza estate
    Quello che segue è il racconto di un sogno che mi è capitato di fare qualche tempo fa. Non so perché, ma il suo ricordo continua ancora adesso ad inquietarmi. Non sarei in grado di collocarne gli avvenimenti spazialmente o temporalmente. Posso solo dire che una lunga serie di indefinibili sensazioni sembrerebbe suggerirne l’ambientazione nel bel mezzo di una calda estate.

    Notte. Ombre furtive scivolano fuori da eleganti simulacri in doppio petto. Circospette, esse si avvicinano l’una all’altra. Si guardano di sottecchi, alternando nervose moine ad improvvisi moti di aggressività. Psicologie mercuriali, esse non si fidano dei propri simili, credendo tese ovunque quelle medesime ragnatele nella cui tessitura esse stesse eccellono. Lentamente, quegli esseri si sistemano in cerchio, iniziando un frenetico bisbigliare. “Strana questa convocazione … non è da lui … non può obbligarci ad essere qui … che vorrà da noi?”.

    Improvviso, uno scalpitio di cavalli rompe la quiete di quel paesaggio senza tempo. Due minute figure guidano un piccolo drappello composto di una quindicina di uomini. Il gruppo si ferma a qualche metro dal conciliabolo. In un attimo, i nuovi arrivati, ad eccezione del più riccamente vestito dei due condottieri, saltano a terra. Di quest’ultimo non sono ben visibili i lineamenti, che restano nascosti sotto l’ampio cappuccio di pelliccia nera. Epperò, da come il pesante pastrano si affloscia attorno alla sua figura, egli è probabilmente fatto della stessa materia delle ombre. Gli altri del manipolo hanno corpo e si muovono con la sicurezza di chi ha familiarità con le cose e gli strumenti della vita.

    Rotto il cerchio, gli esseri si avvicinano con lentezza, gli occhi fissi a terra, al gruppo dei cavalieri. Un silenzio carico di solennità cala per qualche istante sulla scena.

    La strana creatura rimasta a cavallo effettua un profondo sospiro e comincia a parlare: “Il momento è difficile. Le casse del regno sono vuote. Gli stati dell’alleanza minacciano continuamente di invaderci. Non ci sono più certezze e nessuno è in grado di dire dove stia il vero e dove, invece, il falso. E’ l’occasione che aspettavamo per cacciare il Principe e per riprenderci ciò che ci è stato sottratto tanti anni fa”.

    Si ferma per un attimo e, subito, ricomincia: “Ormai da tempo, fazioni ribelli stanno iniettando potenti veleni nelle viscere della Nazione. Il loro lavoro, adesso, è compiuto: il fratello detesta il fratello e l’odio tra vicini è tangibile. I governi dell’alleanza ci hanno fatto segretamente sapere che rinunceranno all’invasione se prenderemo il potere e concederemo loro ciò che vogliono. Il popolo è confuso e non sa più a chi credere. Di certo, non si ribellerà alla restaurazione, se gli daremo delle sicurezze. Ma, per farlo, è necessario puntare su qualcosa di molto, molto concreto. Qualcosa di inoppugnabile, di inappellabile, che non può essere messo in discussione. In poche parole, serve competenza … proprio così … è il momento degli uomini competenti”.

    Poi indica il gruppo di armati ritti accanto al suo cavallo. “Saranno loro a prendere il comando, dopo che avremo detronizzato il Principe. Cavalieri esperti, dotti, in grado di affrontare qualsiasi situazione. Nessuno oserà contraddirli, perché sono scienziati ed è la scienza, oggi, a dare le risposte giuste”.

    Torna a rivolgersi alle ombre. “D’ora in avanti, farete ciò che essi vi diranno. Andate, adesso. E riferite quello che vi ho appena riferito sull’importanza della competenza. E se i vostri interlocutori tireranno in ballo quella cosa … come si chiama … ah già, la Costituzione, dite loro che anche per scrivere le costituzioni ci vogliono persone competenti. E che, anzi, senza queste ultime non ci sarebbe mai stata alcuna costituzione. Già … così deve essere il cittadino nuovo: grande cultura e senso dello Stato. E sobrietà, che non guasta mai. Via, via, adesso. E piantatela di litigare fra di voi una volta per tutte, buoni a nulla che non siete altro”.

    Dal gruppo, la voce petulante di un’ombra, dall’aspetto incartapecorito e con residue tracce di abbronzatura, lo interrompe: ”Ma noi torneremo mai al potere?”.

    L’oratore cerca, senza riuscirci, di individuare, nella massa anonima di teste chine, l’interrogante. “Che domande fai, razza di cretino? Certo che tornerem … tornerete a comandare. Questa situazione è transitoria. Giusto il tempo di eliminare tutta questa confusione. La confusione è il peggiore tra i nemici del buon governo … nessuno può governare se ci sono caos ed incertezza. Per questo ci vogliono uomini competenti. Ad ogni modo, fosse stato per voi, teste vuote, il Principe avrebbe governato per chissà quanti anni ancora … alla faccia delle vostre sciocche litanie sulle dimissioni. Anche dei bambini avrebbero saputo fare meglio di voi. Ah, un’ultima cosa … io non vi ho mai parlato, né ci siamo mai incontrati”.

    Ad un suo cenno, i cavalieri saltano agili in groppa ai rispettivi destrieri. Poi tutti danno di sprone e l’intero drappello se ne va. Percorsi una cinquantina di metri, l’oratore si rivolge all’uomo canuto che lo affianca alla guida del gruppo: “Più avanti, penseremo anche a loro”.

    Ritornate ai simulacri da cui erano sgattaiolate, le ombre vi scivolano nuovamente dentro, dopo essersi guardate di soppiatto un’ultima volta.

    Gli eleganti involucri riprendono vita e si allontanano dalla grande pianura senza tempo. Sulle loro labbra si affaccia, modificato secondo gli ordini ricevuti, il mantra già infinite volte meccanicamente ripetuto: ”Equità, rigore, sviluppo, competenza”.

  15. Sig. Kaiserfranz
    Beh, Kaiser, se si calmasse e usasse il cervello (sono sicuro ne abbia) capirebbe che il Plinio a cui mi riferisco è quello che parla della quarta rivoluzione (di cui lei, suppongo, è un soldatino di scarsa valenza). Questa, dopo il fallimento della ideologia Marxista (appagante quando ci sono masse da guidare), tenta ancora di affermare ideologie similari. Per il successi della quarta rivoluzione serve indebolire valori positivi per la crescita, tra cui l’identità culturale, un po’diversificata nello stivale, e la capacità di valutare, rischiare e prendere decisioni senza l’imbeccata di un qualche falso amico, ovvero di uno slow-speed revolutionary che veste i panni del counter-revolutionary.
    Immagino lei sappia, per l’indottrinamento che ha ricevuto, che il multiculturalismo (e non l’integrazione come succede negli USA) è il grimaldello usato per distruggere le culture, per erodere il nostro benessere e per ricreare classi da aizzare, guidare e utilizzare. Il multiculturarismo non spaventa, ci mancherebbe, ma deve essere visto come un banale strumento di lotta malamente usato a fini di potere.

  16. Presidente “So tutto”
    Non entro nel merito della questione della cittadinanza agli immigrati, che pure mi starebbe a cuore, per commentare solo l’inopportuna uscita del capo dello stato. Il presidente Napolitano detta la linea alla politica del nostro paese da quando è stato eletto: le sue dichiarazioni, sempre perentorie e apodittiche, ben poco confacenti al ruolo “notarile” che costituzione e prassi gli conferiscono, sono una costante da diversi anni, come la sua sgradevole abitudine di intervenire, ogni volta che si prepara un decreto, dettando le condizioni perché esso ottenga la sua controfirma. Napolitano è autoritario, e questo è un fatto. Fa piacere vedere che la stampa “di destra” se ne stia accorgendo (tutti tranne Giuliano Ferrara, strano) anche se in grave ritardo. Dai giornalisti “di sinistra” non c’è da sperare un analogo riconoscimento, perché sono dei pecoroni. Dixi.

  17. se fossimo in una repubblica
    se fossimo in una repubblica presidenziale ,potrei anche capire che il presidente si arroghi il diritto di parlare in questi termini,ma………….non siamo in una repubblica presidenziale ed allora il nostro presidente non deve interferire su cose che riguardano il parlamento e la eventuale maggioranza .ogni tanto esce fuori la parte sinistra.

  18. Roba da matti
    Questi multiculturalisti hanno rovinato la Gb, la Francia, il Belgio l’Olanda etc. Adesso vorrebbero rovinare anche il nostro Paese! Io conosco perfettamente ciò che sta accadendo in paesi come Francia e Belgio, vi assicuro che è qualcosa di terribile! Sono paesi destinati al tracollo delle loro civiltà! Ovviamente non si può fare di tutta l’erba un fascio, ma moltissimi di questi immigrati anche se di seconda o terza generazione non si sono mai integrati e cercano di imporre con la forza le loro leggi, che sono anni luce lontani dal nostro concetto di civiltà!
    Mi chiedo perché il presidente Napolitano non affronta con altrettanta forza il problema dei costi dei figli per le famiglie italiane? Perché non ci mettono in grado di poter fare più figli? Forse perché i figli degli italiani valgono meno degli immigrati? Forse perché dobbiamo scontare il senso di colpa di questi vecchi rincoglioniti rispetto ad una mentalità vetero-mondialista-marxista che ci manderà definitivamente in rovina?
    Allora, propongo una petizione popolare per una raccolta di fondi che permetta al presidente Napolitano e consorte di comprargli casa a Mogadiscio, in Somalia, per trascorrere il resto della sua dorata pensione tra gli shabab somali, così sarà circondato e sommerso da potenziali immigrati italiani!!!!!!!!!!!!!

  19. Gli esempi di stati tendenti al “monoculturalismo”
    Caro Kaiserkraut sa indicarmi un posto nel mondo dove si possa constatare il grande successo delle tesi favorevoli al monoculturalismo? L’Arabia Saudita forse? o la Siria? o forse l’Iran? Sono questi i modelli a cui volete ispirarvi?

  20. Discorsi semivuoti. Qualcuno
    Discorsi semivuoti. Qualcuno si lamenta per la fine della cultura egizia, fenicia, maya? Le immigrazioni hanno fatto e faranno la storia. Tra 3-4 generazioni saremo mischiati, checchè ne dicano i Bossi vari e tutti coloro che ci tengono alla salvaguardia dell’identità nazionale o regionale o comunale…Tempo, date tempo al tempo di fare il suo lavoro. Matrimoni misti, valori che cambiano, colori che si mischiano, il vecchio che abdica a favore del nuovo, religioni in putrefazione, etica nuova, esigenze nuove…templi che sorgono, e masse umane in movimento… fino a che non vi saranno più frontiere e confini, niente più attaccamento infantile alle differenze, niente più esigenza di un’identità fondata su inezie quali luogo di nascita, religione, abitudini e costumi…

  21. L’assurdità è questa serie
    L’assurdità è questa serie di vuoti discorsi. Tempo 3-4 generazioni e saremo tutti mischiati, checchè ne dicano Bossi e compagnia blaterante. Verrà il momento in cui l’identità nazionale, o regionale o comunale sarà un lavoro per studenti di storia. Parleremo lingue nuove, non vi saranno più confini, nuovi valori e nuova etica sorgeranno, e le divisioni faziose su identità religiosa, di costume, di abitudini sembreranno lontani ricordi. Come oggi nessuno si lamenta per la fine dell’identità degli egizi e dei fenici, dei babilonesi e dei Maya, così sarà per noi, tra molto meno che qualche secolo, perché il tempo sta accelerando i suoi processi.

  22. Napolitano, l’ex comunista ipocrita
    Napolitano farebbe meglio a proporre di far pagare l’ici a tutti, vaticano incluso.
    Un’intervento di questo tipo è molto più in sintonia con le finalità a cui il governo Monti dovrebbe confinarsi.

  23. le perle ai porci
    “Libertà, libertà, quanti delitti in tuo nome!” Sembra che queste siano state le ultime parole pronunciate l’8 novembre 1793, poco prima d’essere ghigliottinata, da Madame Roland, una “girondina” travolta dalla Rivoluzione Francese. Ora ricordo a Vincent Vega che oggi analogamente si deve dire “democrazia, democrazia, quanti danni in tuo nome!”. E, mi si lasci dubitare assai dello spirito democratico di Napolitano, quello che ha benedetto i carri armati sovietici in Ungheria! Certo, se la società italiana non fosse stata degradata da quarant’anni di meschino consociativismo DC-PCI, cui dobbiamo l’incrostazione dei più svariati privilegi nonché tanto diffuse disonestà ed ignoranza, si potrebbe oggi invocare a buon diritto la “democrazia”. Ma per questa società dal cuore marcio la democrazia è solo un artificio in mano ai più furbi. Per lui stesso, che la regalerebbe a chi non ne conosce il valore, a chi troppo spesso è stato educato a considerarla solo una debolezza occidentale, è uno strumento vuoto e ingombrante. A Vincent va bene che le radici cristiane siano state escluse dallo statuto d’Europa. Lui non ha identità di cui salvare qualcosa, lui è un relitto felice di abbandonarsi alle correnti, purché “democratiche”: quanto può esserlo un vecchio, furbo, comunista; quanto può esserlo un bambino cresciuto tra islamici che festeggiano l’11 settembre.

  24. Evidentemente molti neppure
    Evidentemente molti neppure sanno cosa sia il multiculturalismo e a cosa abbia portato nei paesi europei.Come dubito che tanti che ne cianciano,conoscano qualcosa dell’islam.Magris ha sostenuto che un dialogo è possibile quando si ha almeno il 60% di idee condivise.Io la trovo una percentuale bassa,ma anche con il 60% vedo ben poco in comune con i franz e simili.

  25. Vi ricordo che l’europa non
    Vi ricordo che l’europa non ha alcuna radice cristiana. Infatti il cristianesimo è una religione mediorientale, e non certo europea. Inoltre andate da scandinavi o mittel-europei a parlare di radici cristiane, vi rideranno giustamente in faccia. La religione dell’europa era, è, e resterà il “paganesimo”, la religione della Natura, degli elementi, del trascendente-immanente al fenomeno Natura di cui l’uomo è parte integrante, proprio quella religione che la virulenza cristiana ha provato a cancellare a colpi di rogo e sale di tortura. Cristo in fondo era palestinese, non europeo, il culto cristiano si è sviluppato ad oriente, e ha attecchito in occidente solo perché Costantino (quello che bruciò sua moglie in olio bollente e massacrò il suo stesso figlio Crispo) doveva pararsi il deretano! Un buon esempio di un buon cristiano…

  26. cittadinanza
    sI , questa è veramente una priorità assoluta.
    Dico che Napolitano, dopo aver preso in mano le redini del cavallo , ora dovrebbe scendere e tornare al suo ruolo.
    Chi dice che mafgari pensa che ti ripensa , questo non sia stato studiato da N. e co per far fuori il B?
    iL governo era morto, sì, ma mi pare che le borse europee anzichè migliorare, siano peggiorate tutte.
    Comunque no alla cittadinanza , perchè gli islamici sono il problema .

  27. le perle ai porci
    L’Egr. AA ci ricorda “che l’Europa non ha alcuna radice Cristiana”. Io mi permetto di ricordargli che, dopo il capitolo su Costantino cui lui s’é fermato, ci sono nei libri di storia cento altri capitoli. Li legga p.f., magari a tempo perso, oppure giri un pò per le chiese e i musei dell’Europa e s’accorgerà d’aver detto una grossolana sciocchezza.

  28. Egregio ingenuo di dx,
    Egregio ingenuo di dx, RADICI vuol dire ORIGINI, ed in tal senso la mia affermazione è storicam. corretta: l’Europa non ha nessuna RADICE cristiana, in Europa il cristianesimo è una serie di ramificazioni (cattolici, ortodossi, protestanti, testimoni di Geova, Valdesi, Avventisti, Evangelisti, Battisti ecc.), sono rami, e non radici. Le radici (legga per cortesia un manuale di Storia delle Religioni europee), ovvero le origini, sono le religioni “pagane”, che proprio il cristianesimo ha voluto rinnegare e cancellare… Infatti molte chiese sono sorte sui resti di antichi templi pagani…usurpandone l’impianto originario…

  29. le origini di un europeo senza “radici cristiane”
    Egr.AA, finalmente ho capito che radici=origini! Ma stia attento! Guardi che, di questo passo, Lei rischia di concludere che le Sue radici sono nell’uomo di Neanderthal, o addirittura in qualche antenato non ancora bipede!

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