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La classe dirigente abruzzese dà il buon esempio ma serve gioco di squadra

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I segnali ci sono. Sono forti e significativi. E’ sufficiente elencarli, ed appare subito chiara la direzione in cui si sta muovendo la classe dirigente abruzzese.

Si è cominciato con la riduzione degli stipendi per i consiglieri regionali. E poi con l’abolizione del vitalizio. Misure scontate? Forse. Però, allora, c’è da chiedersi perché su quest’ultimo punto siamo solo la seconda regione italiana ad aver preso una simile decisione, dopo l’Emilia Romagna. E perché, secondo una classifica riportata da Il Fatto Quotidiano, gli stipendi dei politici abruzzesi sono tra i più bassi d’Italia.

Forse è il caso di dire le cose come stanno. Nonostante le difficoltà, la classe dirigente abruzzese sta cercando di dare il buon esempio. Sta cercando di dimostrarsi all’altezza della situazione. Sta affrontando con senso di responsabilità la situazione attuale, compresa la disaffezione verso la politica dimostrata dai cittadini.

E lo sta facendo senza cadere nella tentazione dei proclami ad effetto, delle promesse, delle recriminazioni per gli errori del passato. Ma con i fatti, con l’impegno quotidiano, con la serietà e la sobrietà. Che impongono a volte anche scelte impopolari, ma non per questo meno necessarie. Come ogni fase di progresso,anche la politica chiede innovazione. E la più grande novità che si sta cercando di introdurre nel governo dell’Abruzzo è tanto logica quanto difficile e si chiama efficienza.

A questa logica rispondono tutte le riforme che sono state realizzate e che ancora devono essere completate. Dalla riduzione del debito, alla chiusura di enti e società inefficienti, al riordino dei conti nella sanità, alla modernizzazione dei servizi per le imprese: riforma dei Confidi, Reti d’Impresa, Poli d’Innovazione vanno in questa direzione. Si è cercato di razionalizzare e non solo di risparmiare, a beneficio della società e dei cittadini.

La classe politica abruzzese, ha dimostrato di essere pronta e capace di fare un passo indietro, di rinunciare alle proprie prerogative, perché la sintesi è nell’interesse generale e non nella difesa di interessi corporativi. Se ben compresa, la crisi che siamo costretti ad affrontare, può essere una grande opportunità, perché ci spinge a metterci in discussione, ci obbliga a misurarci con i cambiamenti. E solo chi è all’altezza può andare avanti.

L’Abruzzo, con chi lo governa, ci sta provando. E sarebbe importante, in un momento come questo, che la politica ritrovasse unità. Abbiamo registrato l’apprezzamento delle opposizioni verso gli ultimi provvedimenti che abbiamo assunto. Ma non è sufficiente. Perché il germe della demagogia e dell’ostruzionismo ad ogni costo non è del tutto sopito. Anche davanti a decisioni che vanno oggettivamente nella giusta direzione. La vera sfida, forse, deve ancora cominciare. Perché allora non provare a vincerla con un grande gioco di squadra? Iniziamo dalla politica. Abbassando i toni e lavorando insieme. Diventando esempio di quel cambiamento che auspichiamo per la società.

 

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