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Alla ricerca del tempo perduto

La Consulta boccia le Regioni e ora tutti aspettano l’Agenzia Nucleare

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La Consulta ha respinto il ricorso presentato dalle 10 regioni che hanno impugnato lo scorso autunno la delega al Governo in materia nucleare. Le censure sono state dichiarate in parte inammissibili, in parte infondate. Proprio qualche giorno fa, una bufala vagava per la rete annunciando una pronuncia della corte costituzionale contro il nucleare. Nulla di tutto ciò: la sentenza inopportunamente richiamata dichiarava l’illegittimità di una norma che consentiva la nomina di commissari per accelerare l’iter di autorizzazione di infrastrutture elettriche la cui realizzazione fosse ritenuta urgente (come può essere ad esempio, un impianto di produzione, anche a gas, in un’isola a rischio black out).

Il contenzioso sul nucleare non si chiude qui. La Corte Costituzionale sarà chiamata ad esprimersi anche sulla legittimità del decreto che attua la delega oggetto della sentenza di ieri. Ma se ieri il rischio di veder travolto l’intero impianto normativo era molto remoto, ora le probabilità di un duro stop alla corsa verso il nucleare sono sull’ordine degli infinitesimi. Il Governo può e deve quindi procedere lungo il cammino tracciato. Il rammarico è aver perso sin troppo tempo. Ieri scadeva il termine previsto dal decreto 31/10 per l’adozione della strategia nucleare, il documento programmatico che dovrà dettare gli obiettivi e tracciare le linee di sviluppo del settore.

L’ennesimo termine disatteso, dopo quelli relativi alle delibere del CIPE sulle tipologie di impianto realizzabili e quelli previsti per la costituzione e alla regolamentazione delle attività dell’Agenzia per la sicurezza nucleare. Su quest’ultimo fronte il momento sembra essere propizio per un recupero del tempo perduto. I ritardi fin qui protrattisi sono dovuti, infatti, ad un braccio di ferro tra il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero dell’ambiente. L’assenza di uno dei due duellanti dovrebbe favorire una l’emergere di una soluzione.

Proprio il Ministro Prestigiacomo si distingue in questi giorni per un certo attivismo: a Flamanville, nel Nord della Francia, in visita ad una centrale nucleare, ha fatto intendere che per la fine dell’estate il nodo dell’Agenzia potrebbe essere sciolto e ha chiarito che il cammino sulla strada tracciata con la legge delega del luglio 2009 continua. Il suo porsi come punto di riferimento della politica nuclearista del Governo ha attirato su di sé le ire degli ambientalisti. Verdi e Greenpeace fanno ancora leva sull’impropria contrapposizione rinnovabili-nucleare, come se le prime potessero sostituire nel medio termine le altre fonti di energia. Fanno bene a mettere in guardia il contribuente dal pericolo che si usi denaro pubblico per finanziare il nucleare; ma l’ipotesi non sembra essersi affacciata sul dibattito in corso. Piuttosto, il dicastero di Stefania Prestigiacomo può scommettere sulla complementarietà tra le fonti rinnovabili e il nucleare nel conseguimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2.

Al Ministero dell’ambiente non sarà tuttavia possibile porsi a lungo alla guida solitaria della politica nucleare. Di qui l’urgenza di un nuovo inquilino per il Ministero dello sviluppo economico. Si fa il nome di Giancarlo Galan, nominato Ministro per le politiche agricole e forestali dopo la consegna alla Lega del governo del Veneto avvenuta con le scorse elezioni regionali. Il benestare dato da Umberto Bossi, che oggi lo ha descritto come un “uomo pratico” e quindi adatto al ruolo, è un segnale significativo. In passato girava la voce che la Lega potesse avanzare qualche pretesa sul dicastero, proponendo il nome di Calderoli. D’altronde, in un ruolo così strategico e delicato, difficilmente il premier può rinunciare ad un uomo di fiducia. Ecco che il “pratico” Galan sembra avere tutte le carte in regola: ex uomo Publitalia, espressione di un’area che lavora e produce, liberale da sempre e, soprattutto, politico apprezzato per il suo operato nella regione che ha amministrato negli ultimi quindici anni.

Aggiungiamoci che alla vigilia della campagna elettorale, quando ancora non era chiaro se sarebbe stato ricandidato a presidente del Veneto, è stato tra i pochi a dirsi disponibile a discutere sulla realizzazione di un impianto nucleare nelle sua regione.

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