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“La cultura ci salverà”. Le ultime parole famose delle Sardine

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E sì, me lo ricordo bene il sorrisino di compatimento quando le Sardine dicevano “La cultura ci salverà dalla deriva populista dell’ignoranza”. Ma figurarsi, ridacchiavate, sono capaci solo di cantare “Bella ciao” spostandosi processionalmente dietro a Salvini. E invece vi siete dovuti ricredere, truci e ignoranti che non siete altro. E pure pieni di pregiudizi.

Perché quei ragazzi – che sempre ragazzi erano, anche quando in piazza si scorgeva qualche residuato delle gloriose campagne dei girotondi – hanno avuto ragione. E alla grande.

Non si sono per niente limitati ad andare in processione tampinando Salvini per le città dell’Emilia Romagna e manifestando in appoggio al governo in carica contro la presenza in piazza dell’opposizione (che per la verità sarebbe una pratica in uso in paesi con una tradizione democratica diciamo poco anglosassone, ma non andiamo troppo per il sottile: appunto so’ ragazzi). Si sono messi lì, umilmente e pazientemente, a studiare. E pure con grandi obiettivi.

Alle prime avvisaglie di epidemia da virus cinese, hanno avuto l’occhio lungo e la visuale giusta: c’era tutta una montatura razzista da demistificare. In poco tempo si sono messi sotto e hanno conseguito un dottorato in virologia, discutendo in febbraio la tesi dal titolo “Come accoppare il coronavirus a librate” (consigliatissimi i voluminosi dizionari di greco). La tesi diventò un hashtag formidabile e mise virtualmente a tacere tutti i razzisti che imbrogliavano gli ignoranti, propalando la clamorosa fake che i virus si trasmettono peggio se si indossa la mascherina.

Non paghi dei successi conseguiti in virologia, dopo una breve interruzione degli studi per conferire col Santo Padre che stava là in trepida attesa dei loro consigli, si iscrissero a un prestigioso master di storia contemporanea, svolgendo ricerche originali in archivi di ardua consultazione, dove però mi sa che alla fine si sono un po’ spersi. Studiando le interconnessioni tra mafia, terrorismo e Ku Klux Klan, sono giunti alla scoperta comunicata ieri in anteprima: Aldo Moro è stato ammazzato dalla mafia, come Peppino Impastato. Anzi no, ci siamo un po’ incartati con le piste. Ah ecco, la verità finale è che il dattilografo ci ha infilato un errore di battitura: insomma, un incidente nel complesso percorso editoriale di tre righe di tweet, come ai tempi che le tesi si portavano in copisteria. Solo che erano di 200 pagine.

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