La cura di Benedetto contro la deriva etica e relativista della Chiesa
19 Dicembre 2007
di Redazione
Giovedì 14 dicembre la
Congregazione della Dottrina della Fede ha pubblicato una Nota che farà
discutere, almeno tanto quanto ha fatto discutere la “Dominus Jesus”. In
quest’ultima, l’allora Prefetto della medesima Congregazione vaticana Joseph
Ratzinger aveva detto che solo in Cristo c’è salvezza, attirandosi le accuse di
essere antiecumenico. Ora la “Nota dottrinale su alcuni aspetti
dell’evangelizzazione” afferma che il cristiano deve annunciare Cristo. Niente
di più ovvio, si dirà. Il compito del Dalai Lama è predicare il buddhismo
tibetano, quello di un ebreo è di predicare quanto scritto nella Torah, compito
di un comunista è “lottare per il comunismo”, come scriveva Brecht. Ovvio,
quindi, che il cristiano debba annunciare Cristo. Perché mai, allora, la Nota
della Congregazione dovrebbe far discutere?
Perché ormai, purtroppo, la cosa
tanto ovvia non è. Molti missionari non ritengono più di dover predicare il
Vangelo, ma dare prova di solidarietà e di aiuto materiale contro la povertà. Costruire
case ed ospedali, togliere donne e bambini dalla strada, ma non predicare la
parola di Gesù. “Si dice – afferma la Nota – che basta aiutare gli uomini ad
essere più uomini o più fedeli alla propria religione, che basta costruire
comunità capaci di operare per la giustizia, la libertà, la pace, la
solidarietà”. Molti altri pensano che tutte le culture e tutte le religioni
siano vie verso la salvezza e che i cristiani, anziché fare proselitismo,
dovrebbero testimoniare la carità e aprirsi al dialogo, nella valorizzazione di
tutte le diversità.
Come si vede la Nota ha messo il
dito nella piaga, anzi in due piaghe. La prima è la riduzione del cristianesimo
ad etica sociale, a riserva di buoni sentimenti utili alla convivenza, ad
ambulanza per i casi difficili. Cristo altro non sarebbe che un uomo buono, il
più buono tra gli uomini, ma niente di più. La sua predicazione riguarderebbe
solo le virtù umane e quando uno si comportasse in modo eticamente corretto
sarebbe già cristiano, senza bisogno di Chiesa, liturgia, preghiere, sacramenti,
magistero infallibile eccetera. Questa riduzione della religione ad etica è la
morte della religione e contemporaneamente la sua impossibilità di influire
veramente sull’etica. Infatti, il cristianesimo rende sì gli uomini più buoni,
ma solo in quanto è portatore di un’etica non solo umana. Se perde questa
dimensione trascendente non riesce più nemmeno ad orientare il comportamento
umano su questa terra.
La seconda piaga è che se non c’è
verità, non c’è nemmeno annuncio di verità e, quindi, non c’è missione. Se
tutte le culture e tutte le religioni sono indifferentemente buone, perché mai
i cristiani dovrebbero essere missionari? Non c’è nessuna legittimità di
proporre ad altri ciò che si ritiene vero per se stessi. L’evangelizzazione, infatti, viene spesso accusata di intolleranza e di essere un pericolo per la
pace. In questo modo però sia il dialogo ecumenico che quello interreligioso
sarebbero privi di senso. Se non c’è verità, da un lato la missione diventa
imposizione e violenza, ma dall’altro il dialogo stesso risulta completamente
inutile.
Le riflessioni della Nota
vaticana non hanno solo un significato religioso. Non solo chi promuove una
verità religiosa oggi viene accusato di violenza e di imposizione, ma anche chi
promuove delle verità semplicemente umane, per esempio sulla vita e sulla
famiglia. Nella nostra società non ci sono più missionari perché il relativismo
rischia di spegnere ogni ricerca della verità che non sia di indole pragmatica.
Non solo nel caso della missione dei cristiani ad gentes, ma anche per l’impegno sociale e politico dei comuni
cittadini ci si chiede ormai diffusamente: ma che diritto ho io di imporre ad
un altro i miei valori morali? Il relativismo religioso provoca il relativismo
etico e questo a sua volta provoca l’impossibilità di educare. E’ possibile
ricostruire un’etica sociale condivisa senza l’aiuto del cristianesimo?
Nell’era di Ratzinger la Chiesa
ha ormai imboccato in pieno la strada della difesa della verità. Della verità
religiosa, prima di tutto. E infatti questa Nota parla proprio del compito di
evangelizzare, cioè di annunciare la verità di Cristo, o meglio Cristo che è la
verità. Ma difendendo la verità del cristianesimo, oggi la Chiesa difende la
verità in generale, aiuta a ridare un senso non convenzionale al dialogo e
sostiene tutti coloro che, non intimoriti dal pluralismo travestito da
dittatura del relativismo, argomentano per la verità ad ogni livello: gli
insegnanti, i politici, gli scienziati.
