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La decisione della Consulta sul nucleare dà poco spazio ai contrari

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Con la nomina di Umberto Veronesi alla presidenza dell’Agenzia per la sicurezza nucleare - i cui componenti sono stati confermati dal Consiglio dei ministri lo scorso 28 gennaio, dopo aver ricevuto i pareri positivi dei due rami del Parlamento - si è compiuto un importante passo avanti per l’attivazione, nel nostro Paese, di centrali nucleari di nuova generazione.

L’oncologo milanese, garante per la salute di tutti i cittadini, ha accettato il compito di guidare l’Agenzia consapevole di poter agevolare il percorso verso lo sviluppo energetico dell’Italia, perché convinto che quella del nucleare fosse la strada maestra sulla quale muoversi per rendere la penisola italiana indipendente dal punto di vista energetico.

Ieri, un altro piccolo passo verso il ritorno al nucleare civile è stato fatto dalla Corte Costituzionale, che ha reso pubblica la sentenza emanata lo scorso 26 gennaio. Chiamata a pronunciarsi su una serie di ricorsi presentati da Toscana, Emilia Romagna e Puglia, la Consulta ha accettato soltanto una parte delle richieste delle Regioni ricorrenti.

Di fatto, quindi, come ha sottolineato il sottosegretario allo Sviluppo Economico Stefano Saglia, siamo di fronte a una sentenza che “conferma sostanzialmente l’impianto della legge”. La Corte Costituzionale, infatti, ha bocciato solo parte dell’articolo 4 del decreto attuativo della legge delega, che non prevedeva il parere della Regione interessata sul rilascio delle autorizzazioni per la costruzione di impianti nucleari e ha reso, invece, questo parere obbligatorio, seppure non vincolante.

In Puglia, Regione “rossa” per eccellenza e capofila della battaglia anacronistica contro il ritorno al nucleare, i presidenti della Giunta e del Consiglio regionale, Nichi Vendola e Onofrio Introna, si sono lasciati subito prendere da facili entusiasmi e hanno accolto la sentenza della Consulta come una vittoria, anche se non si capisce bene per quale motivo. Vendola ha giudicato “positivamente la sentenza della Consulta”, mentre gli facevo eco Introna dicendo che “la Puglia non diventerà mai un sito per centrali nucleari o per lo stoccaggio delle scorie radioattive.”

A riportare i vertici amministrativi pugliesi con i piedi per terra c'ha pensato Domi Lanzilotta, consigliere regionale del Popolo della Libertà, che ha ricordato, in modo particolare al presidente del Consiglio regionale Introna, che “la Suprema Corte si è limitata a reputare 'obbligatorio, ma non vincolante' un parere della Regione interessata. Un orientamento identico a quello assunto dal Pdl prima e dall’intero Consiglio Regionale poi nella passata legislatura, in cui non si contestava la reintroduzione del nucleare civile in Italia, ma si chiedeva sull’argomento una consultazione preventiva con i territori eventualmente coinvolti”. "Nella sostanza – continua Lanzilotta – le decisioni coraggiose e lungimiranti del Parlamento non sono state sconfessate.”

Nessun motivo, quindi, per gli oppositori del nucleare di cantar vittoria. Anche perché le altre richieste dei ricorrenti sono state rigettate. Il ritorno al nucleare resta quindi un punto centrale e condiviso per lo sviluppo del nostro Paese. Anche in questo caso si è dimostrato come le legittime posizioni contrarie appaiano, il più delle volte, demagogiche e populiste, frutto di un'esclusiva e ideologica opposizione politica.

Del resto, i governatori delle Regioni rosse – Toscana, Emilia Romagna e Puglia – sono stati gli unici ad opporsi alla legge delega del febbraio 2010 e alla nomina di Veronesi come garante per la salute dei cittadini. Con la fresca sentenza della Consulta non hanno di certo ammorbidito la loro posizione, ma resta tutta l'assurdità di un'opposizione pregiudiziale a un fattore di sviluppo per il Paese, tenuto anche conto delle centrali nucleari che circondano il nostro territorio dall'esterno.

L’indipendenza energetica è fondamentale per uno sviluppo completo del nostro Paese e non vorremmo che queste opposizioni non nascano dall’impossibilità politica di dialogare con il governo Berlusconi, ma dall’incapacità di cogliere le sfide del futuro.

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1 COMMENT

  1. “sfide del futuro”; ma, non
    “sfide del futuro”; ma, non sarebbe più gradevole l’espressione “sfide per l’oncologia”? Caro (se non si offende eh)Chicco, mi piacerebbe molto sapere com’è cambiata la sua opinione dopo il caso Fukushima; sempre che sia cambiata poi. Lei crede veramente che la tecnologia nucleare (non solo per i costi di mantenimento degl’impianti ma anche per la messa in sicurezza dei rifiuti) possa essere la bacchetta magica risana economia del nostro Paese oppure lo sostiene semplicemente per sposare la linea del suo coté politico? Forse quest’ “oppozione pregiudiziale”,come dice lei, si deve al fatto che gl’Italiani sono un popolo emotivo; tutto “cuore e mandolino”, che osa mormorare, con sovversiva impertinenza, parole sacrileghe come “energie rinnovabili” ma nessuno lo sente; forse proprio perché sussurra.

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