Home News La difesa dell’ambiente non è una questione politica, ma un atto di responsabilità

l'Occidentale Abruzzo

La difesa dell’ambiente non è una questione politica, ma un atto di responsabilità

0
130

Sfatare i luoghi comuni non è sempre facile. Ma provarci è un atto di responsabilità, la stessa che rappresenta l’unica linea guida percorribile quando si affronta un tema importante come quello ambientale. E un luogo comune, errato quanto anacronistico, è continuare a ritenere che la difesa dell’ambiente sia un argomento ad esclusivo appannaggio della cultura di sinistra.

Se proprio si vuole ragionare in questi termini e individuare presunti garanti di interessi generali, allora ognuno dovrebbe avere il coraggio di fare un passo indietro. Perché di fronte alla tutela dell’ambiente non possono esistere colori politici. Esiste solo l’uomo e la sua “libertà responsabile”.

Che significa, tra le altre cose, tutelare l’ambiente senza però ostacolare lo sviluppo, così come hanno preteso di fare alcune campagne ecologiste, dietro cui si sono spesso celate difese ideologiche più che ambientali. Senza cadere nella logica dello scontro a tutti i costi, il nostro obiettivo, di governanti attenti e moderni, deve essere quello di trovare il punto di equilibrio. La regione Abruzzo ci sta provando. E su diversi fronti.

Proprio in questi giorni la Giunta, su proposta dell’assessore all’Ambiente, Mauro Di Dalmazio, ha licenziato il disegno di legge che riorganizza la governance dei rifiuti in Abruzzo, attribuendo funzioni amministrative e poteri di gestione alle Province, in collaborazione con i Comuni. E una nuova legge regionale sarà ripresentata a breve per l’ampliamento della riserva naturale Pineta Dannunziana. Con attenzione è stata affrontata la questione del Centro Oli e, a tal proposito, vale la pena ricordare, in relazione al presunto rischio di petrolizzazione dell’Abruzzo, che in passato, è stata proprio la Giunta guidata da Del Turco a concedere numerose autorizzazioni. Con buona pace della millantata vocazione ambientalista.

Il punto è che la tutela dell’ambiente non può essere ingabbiata in verità assolute e immutabili. Ma è piuttosto il frutto di una ricerca continua, seria e responsabile, che non deve cadere nella doppia trappola di considerare la natura nè un tabù intoccabile, né un bene inesauribile del quale abusare. L’ambiente è qualcosa di diverso. E’ un diritto dovere umano fondamentale. E’ questo il grande insegnamento contenuto nell’Enciclica “Caritas in Veritae”. Un esempio illuminante di come la Chiesa si interroghi con senso di responsabilità sul rapporto tra uomo e natura, giungendo a conclusioni in qualche modo “rivoluzionarie”.

Il Papa, Benedetto XVI, con straordinaria umiltà e modernità, invita a ricercare un punto di equilibrio tra due opposti integralismi, entrambi errati, che vedono l’uomo padrone della natura da un lato o l’uomo quasi un intruso nel cosmo dall’altro. Bisogna invece ricercare e percorrere il sentiero di mezzo, che conduce alla riconciliazione tra uomo e natura.

Solo in questo modo le società progrediranno verso quello sviluppo sostenibile che è lo sviluppo umano. Che non ignora le generazioni future, perché implica la conservazione dell’ambiente nel rispetto del principio della solidarietà e della giustizia intergenerazionale. Questo è il vero senso del progresso, un progresso equo ed etico. Garantirlo è compito della politica. E per esserne consapevoli, non occorre essere né di destra né di sinistra. E’ sufficiente essere cittadini, cittadini responsabili.

 

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here