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C'è giornalismo e giornalismo

La dura vita di un “irresponsabile”

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D’indole sono una persona disponibile e cortese verso gli altri. Almeno in questo la politica non mi ha cambiato. Se un giornalista mi chiama rispondo. Se un collega mi offre un caffè accetto. Avere una conferma o una smentita da me non è mai stato un problema e di “sòle” non ne ho date.

Sono giorni che trascorro il mio tempo, con pazienza, a smentire qualsiasi interessamento a un nuovo gruppo che corra in appoggio a questo governo. Una iniziativa che è agli antipodi di ciò che ritengo utile per il Paese. Allontanerebbe l’ipotesi di salvare la sola cosa buona che questa legislatura ha prodotto: il ritorno a una logica bipolare; liquiderebbe il tentativo a cui lavoro da anni: rinverdire la componente liberale del centro-destra; toglierebbe le castagne dal fuoco a Renzi agevolandolo nel suo tentativo neo-centrista.

Tutto ciò, d’altra parte, l’ho anche messo nero su bianco in un libro scritto col cardinale Camillo Ruini che si occupa della libertà e dei suoi limiti e che ieri è stato ampiamente anticipato dalla stampa. Certo, nel libro non si parla né di responsabili né di Conte ma se si perdesse solo un minuto per compulsare il volumetto (o anche solo le anticipazioni) ci si renderebbe conto della sua cifra culturale e di come essa farebbe a cazzotti con un eventuale appoggio a questo governo: roba da sputarsi nello specchio.

Niente da fare. Se frequenti Palazzo Madama, come ti tocca, devi sopportare stoicamente gli sguardi sospettosi dei colleghi e quelli indagatori dei giornalisti cercando rifugio nella confidenza di qualche commesso amico che ti conosce da una vita e sa come ti comporti.

Finché la mattina ti svegli e scopri che, come un mostro, sei stato sbattuto con tanto di foto a piena pagina sul giornale: sei tu che prepari il gruppo dei responsabili, addirittura avresti organizzato cene sediziose, in un periodo della tua vita nel quale non ti va di uscire nemmeno con gli amici. E non hai neanche la facoltà di scuotere il capo come “il parente misterioso” di Amadeus. A te non è concesso dire “no, non sono io”!

Ovviamente, non tutto finisce con l’articolo. Alle sette ti hanno già chiamato in 20: alcuni per avvertirti che la tua “foto responsabile” campeggia su tutte le rassegne stampa, altri per esortarti a “smentire immediatamente”; mentre ad altri ancora, interessati dalla prospettiva, devi pure stare a spiegare che si tratta di una bufala del giornalista…

E ti trovi solo a pensare, tra l’indignato e lo stupefatto: ma come è possibile? Questo articolo l’ha scritto un giornalista che considero amico, uno che mi ha partecipato persino la nascita del figlio, al quale non ho mai lesinato un’informazione, persino un consiglio. Cosa ci sarebbe voluto ad alzare il telefono e chiedermi una conferma?

Purtroppo però questa è la realtà e questo è diventato il giornalismo. Ti senti sfregiato e personalmente offeso e non sai come difenderti. Non hai mai presentato una querela per diffamazione, pur essendo stato, a volte, diffamato. Ti è sembrata, comunque, un’offesa alla libertà d’espressione e vorresti non cambiare le tue abitudini.

Alla fine la cosa più pratica, forse, è quella di simulare un forte raffreddore e di mettersi in quarantena, prendendo per un po’ distacco da un modo francamente deprimente di far politica e ancor più patetico di fare informazione.

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