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La Francia ha in serbo novità per le società europee

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Con l’avvicinarsi della presidenza di turno francese al Consiglio UE, la pubblicità dedicata alle iniziative prossime venture di Parigi cresce a vista d’occhio. Per la cronaca, il superministro francese delle Finanze, Christine Lagarde ha già segnalato l’intenzione di arrivare a una base imponibile comune – “armonizzata” nel linguaggio in codice dell’Unione – per tutte le società europee.

Nella prospettiva francese, significa che le società dovrebbero cominciare a determinare la base imponibile: una delle due determinanti dell’imposta sui redditi delle società %28l’IRES nel caso dell’Italia) - l’altra è l’aliquota, che si applica alla base imponibile.

Il messaggio che i francesi, di concerto con i tedeschi, vogliono far passare è il seguente: signori europei, in Europa siamo in tanti e per i soggetti economici il fatto che ci siano infinite combinazioni diverse per determinare la base imponibile è solo fonte di confusione.

Per facilitare le cose occorrerebbe “armonizzare”. Che, di per sé, è un concetto ammantato molto finemente: l’armonia è una cosa tautologicamente bella, come fare a non augurarsela?

Ebbene, per strano che possa sembrare, le cose stanno un po’ diversamente.

Chi segue le vicende europee sa infatti che il verbo “armonizzare” è entrato di prepotenza nel lessico tecnico. Armonizzare il diritto è diventato vieppiù l’imperativo dominante, e questo anche a scapito della realtà dei fatti: non di armonizzazione, ma di omogeneizzazione bella e buona si tratta.

La verità è che Francia e Germania da tempo sono preoccupate dalla concorrenza – parola molto gradita alle orecchie dei liberomercatisti – che i nuovi Paesi Membri stanno esercitando nei confronti dei vecchi colossi europei.

Non è un caso, quindi, se ad osteggiare la base imponibile identica c’è l’Irlanda, che sulla convenienza del proprio sistema fiscale ha costruito la propria fortuna ed è oggi un polo d’eccellenza per lo high-tech e l’industria dei fondi comuni europei.

Lo stesso discorso vale per l’Est europeo e i Paesi baltici, che hanno addirittura avuto il coraggio di introdurre – ciascuna con le proprie specificità – la tanto discussa flat tax. Il cui principio – al decrescere delle aliquote aumenta il gettito per le casse dello Stato – è confortato dall’esperienza diretta di chi ha tradotto in legge gli insegnamenti dell’economista USA Laffer e delle sua celebre curva a campana.

Sotto un profilo più tecnico, poi, la base imponibile è importante perché solitamente è da modifiche alla base che, in varia forma, sono introdotte le agevolazioni fiscali: deduzioni extracontabili, detassazione di proventi, crediti d’imposta, ecc ecc.

In parole povere, se si cristallizza la base imponibile diventa molto più difficile per i legislatori degli Stati membri competere tra loro a colpi di agevolazioni.

Competere diventerebbe più difficile, e a perderci sarebbero inevitabilmente i contribuenti. Tanto più se, come ricorda Daniela Schwarzer in un articolo su Eurozone.com, l’”armonizzazione” della base imponibile è il preludio all’omogeneizzazione delle aliquote.

Armonizzazione? Preferiamo la concorrenza!

 

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2 COMMENTS

  1. Se armonizzano, prima ci facciano uscire dall’EURS
    Quanto ha ragione questo articolo. Noi vogliamo il federalismo fiscale e questi vogliono una centralizzazione a livello Europeo? Sono pazzi. Del resto che la Francia sia Socialsta si sapeva. Che i tedeschi stian perdendo il lume della ragione anche.
    L’importante, come da soggetto, è che se armonizzano, ci facciano uscire dall’Unione delle Repubbliche Socialiste Europee

  2. Ben detto. Altre che
    Ben detto. Altre che armonizzazione, c’è bisogno di concorrenza spietata per far muovere il didietro agli Stati..

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