Home News La Francia verso l’apertura: la battaglia del Senato

Il virus in Europa

La Francia verso l’apertura: la battaglia del Senato

0
11

Da ieri in Francia la legge sulla base della quale si procederà alla “riapertura” a partire dall’11 maggio, è giunta al Palais de Luxemburg, sede del Senato. Vi rimarrà fino a stasera, quando è previsto il voto dell’assemblea, per poi trasferirsi all’Assemblea Nazionale al fine d’ottenere l’approvazione definitiva.

Per comprendere la rilevanza di questo passaggio istituzionale, bisogna prioritariamente chiarire due ordini di circostanze. Va considerato, innanzitutto, che la V Repubblica Francese, a differenza della Prima Repubblica Italiana, possiede una previsione costituzionale per la gestione delle emergenze. È in quell’articolo 16 della Carta sul quale, al tempo della sua approvazione, si concentrarono gli strali delle opposizioni del tempo. Che poi però venne almeno parzialmente riabilitato allorquando fu utilizzato dal Generale De Gaulle per sedare la rivolta dei generali golpisti in Algeria. In questa occasione, però, il Presidente Macron ha deciso di non ricorrervi. In vece dell’articolo 16, il 24 marzo è stata approvata un’apposita legge sull’emergenza sanitaria che sarebbe dovuta restare in vigore per due mesi (fino al 24 maggio). E ora di questa stessa legge, appositamente emendata e adattata alle esigenze della “riapertura”, si chiede il prolungamento per altri due mesi, fino al 24 luglio.

L’altra cosa che si deve sapere è che in Francia non vige il bicameralismo perfetto. Il Senato, in particolare, è la Camera degli eletti locali e si forma attraverso elezioni di secondo grado. Non ha mai l’ultima parola ma può svolgere un ruolo importante mettendo in difficoltà le deliberazioni dell’Assemblea Nazionale. In questo caso, la rilevanza del suo ruolo nelll’iter della legge dipende sia dal fatto che essa è controllata largamente dall’opposizione di destra sia dalla circostanza che uno degli aspetti più controversi del provvedimento in esame riguarda proprio gli eletti locali.

Va considerato, infatti, che al momento dello scoppio della pandemia, per quanto tra commentatori e “tecnici” non è mancato chi ha criticato la scelta di mettere da parte l’articolo 16, il mondo politico non è andato troppo per il sottile: “l’emergenza sanitaria” fu approvata senza eccessive fisime. Ora che si parla di “ripartenza”, però, le cose cambiano. Le opposizioni non sembrano più disponibili a tanta accondiscendenza. Non a caso, i sette articoli che compongono il testo sottoposto alle Camere hanno stimolato la presentazione di ben 160 emendamenti presso la Commissione del Senato.

In particolare, però, l’attenzione si è appuntata sulla irrinunciabile richiesta, da parte innanzitutto dei Repubblicani, che ai sindaci e agli eletti locali impegnati a promuovere la “ripartenza” venga assicurato una sorta di scudo giudiziario. Le opposizioni vantano, su questo tema, un esplicito impegno del Presidente Macron del quale, però, non si trova traccia nel testo. Mentre scriviamo, il relatore del provvedimento si è detto, al più, disponibile a riconoscere “un regime specifico di responsabilità” a “lavoratori, eletti, funzionari” chiamati a scelte impegnative sul fronte della ripartenza. La distanza è sensibile ma non impossibile da ricucire.

Le cose, invece, appaiono meno agevoli laddove all’articolo 6 si prevede un sistema d’informazione “destinato a identificare persone infette o suscettibili d’esserlo”. Tradotto in italiano: “la App Immuno”. La formula dell’articolo è inquietantemente generica e, in questo caso, all’opposizione della destra si unisce quella dei socialisti, dichiaratisi non disponibili a “mettere in quarantena la democrazia”. Stasera, a tarda ora, dopo il voto, sapremo come sarà il testo che da Luxemburg, passando per il camminamento che un tempo i seminaristi percorrevano per andare a Saint Sulpice, giungerà al Palazzo dell’Assemblé Nationale.

A noi resta solo una amara considerazione finale. Le questioni politico-istituzionali che agitano la vigilia della riapertura in Francia non sono molto diverse da quelle che si sono poste e si pongono da questa parte delle Alpi. La differenza, non di poco conto, è che lì sono trattate da Commissioni e Assemblee parlamentari; qui coloriscono le conferenze stampa del Premier tra il Telegiornale della Sera e “I soliti ignoti”: metafora perfetta dei parlamentari italiani al tempo del coronavirus.

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here