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La Germania (e l’Europa) in cambiamento

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I risultati che giungono dal Baden Württemberg e dalla Renania-Palatinato ci forniscono tre segnali: il primo, di particolare importanza, è l’affermazione dei Verdi. Si tratta, in realtà, di una non-notizia, in quanto i Grünen sono in ascesa da alcuni anni sia a livello regionale che a livello europeo; il secondo riguarda la contrazione della destra di AfD, che sembra ridimensionata rispetto alle aspettative iniziali; il terzo segnale, vista l’incertezza che ancora aleggia sui socialdemocratici, è quello relativo ai cattivi risultati della CDU. Certo per il partito della cancelliera il momento è complesso, alle prese anche con lo scandalo delle mascherine e con le conseguenze di una situazione pandemica molto pesante. Tutto questo avviene in un momento di transizione della leadership: Armin Laschet è risultato vincitore della competizione per la guida del partito ma la partita per il candidato cancelliere è ancora aperta.

Ci sarà modo di tornare sulla Germania al voto, soprattutto quando sarà più chiaro lo stato di salute dei cristiano-democratici. Vi è però un dato oggettivo al quale è necessario prestare attenzione: la Germania sta entrando in un periodo di transizione. Questo avverrà sia che la CDU-CSU mantenga la sua leadership sia che vi sia una soluzione alternativa.

L’era Merkel è, a meno di sorprendenti novità, giunta al termine. Nell’ultimo quindicennio Angela Merkel ha rappresentato, a prescindere dal giudizio sulla sua personale proposta politica, una garanzia di continuità in un’Europa in profondo cambiamento. La transizione tedesca va letta in combinato con le elezioni francesi, che si terranno nel 2022 e, se si vuole, con quelle che si dovrebbero tenere in Italia l’anno successivo al termine della legislatura.

Il dato su cui riflettere è, partendo dalla Germania, quello del cambiamento politico nei tre maggiori Paesi fondatori dell’Unione che rappresentano, pur nelle loro diversità, la forza motrice del processo di integrazione. Cambiamento non significa necessariamente rottura con la linea precedente o discontinuità traumatica, ma vi è comunque una questione legata ai tempi e alle modalità in cui questa transizione avverrà soprattutto per quel che riguarda il futuro dell’Unione.

L’attuale Unione Europea, con ventisette Stati membri e una serie di fattori divisivi interni ed esterni, ha di fatto ritrovato un proprio baricentro grazie all’azione mediatrice di quella core Europe che non è quella dell’asse franco-tedesco, bensì quella dei membri fondatori che condividono una base valoriale e un’idea dell’Unione che è più sfumata in altri Paesi membri. Da qui la necessità di comprendere quali saranno gli scenari che accompagneranno le singole scadenze elettorali e il ripensamento delle alleanze interne all’Unione. Questa volta si comincia dalla Germania.

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