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Dopo la sentenza della Corte costituzionale

La Germania sempre meno europeista si prepara a rivotare la Merkel

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Monaco di Baviera. La scossa decisiva in grado di elettrizzare una campagna elettorale dai toni a dir poco spenti potrebbe arrivare proprio qui dalla Baviera e più nello specifico scaturire dal seno dei cristianosociali della CSU. A circa un mese e mezzo dall’appuntamento con le urne, la Germania si trova infatti alle prese con uno degli argomenti più spinosi e complessi dell’odierna attualità politica: il rapporto tra Stati nazionali ed Unione Europea.

Nella sua sentenza di circa un mese fa, la Corte costituzionale di Karlsruhe aveva infatti posto dei paletti ben netti alle modalità con cui l’integrazione europea avrebbe dovuto proseguire dopo Lisbona, chiedendo cioè al Parlamento tedesco di modificare la leggina – Begleitgesetz – che ha accompagnato la ratifica del Trattato e che ha definito i compiti di Bundestag, Bundesrat e governo nell’approccio con l’UE.

Ora però il tempo stringe (l’8 settembre si chiudono i battenti) e i partiti facenti capo alla maggioranza non sembrano affatto nelle condizioni ideali per trovare un accordo sulle modifiche da apportare al testo; la CSU, in particolare, in quanto principale ricorrente di fronte alla Corte, vorrebbe rafforzare oltremodo le prerogative parlamentari in merito ai provvedimenti emanati a Bruxelles, tutto a discapito dell’esecutivo. CDU e SPD si oppongono, timorose che ciò possa rallentare la presa delle decisioni in sede europea.

I cristianosociali si trovano insomma nella non semplice situazione di dover difendere le proprie posizioni euroscettiche, senza tuttavia mortificare o mettere in difficoltà gli alleati cristianodemocratici, molto attenti in quest’ultimo mese e mezzo a non commettere errori che potessero compromettere la forte leadership della Cancelliera. Risse e battibecchi ad un mese dal voto recano infatti con sé troppe insidie per poter essere intrapresi con leggerezza. Di qui l’atteggiamento estremamente conciliante e prudente con cui anche la CSU sta tentando di portare innanzi la trattativa negli ultimi giorni.

Non del medesimo avviso sembra però essere il ministro-presidente del Land Nord-Reno Westfalia Jürgen Rüttgers (CDU), il quale, in una intervista con la FASZ, è andato ferocemente all’attacco dei cugini bavaresi e della stessa Corte Costituzionale, denunciando l’irresponsabilità dei primi e la scarsa chiarezza della seconda nell’affrontare un tema così delicato. Ma i rapporti tra colleghi di coalizione potrebbero ulteriormente incancrenirsi, quando i vari disegni di legge giungeranno finalmente in aula. Solo al momento della discussione e del voto si capirà in che misura la miscela sia davvero esplosiva. Se tuttavia le cose dovessero risolversi in maniera piana e lineare, come l’arte del compromesso sembra suggerire, alla SPD rimarrebbero a disposizione ben poche cartucce per sperare in  una rimonta.

Dopo la clamorosa gaffe del Ministro della Sanità, Ulla Schmidt, pizzicata mentre nel corso di una vacanza sulle coste spagnole faceva un uso un po’ troppo disinvolto della sua auto-blu, i socialdemocratici sono colati a picco nei sondaggi, staccati ormai per ben più di tredici punti dagli attuali alleati democristiani (36 a 23). A poco servirebbe ricordare agli elettori che la Corte dei Conti ha assolto proprio ieri la Ministra, non avendo ravvisato alcuna irregolarità nell’uso del mezzo; ciò che conta è la prima impressione ed è davvero difficile convincere del contrario quando una certa idea si è radicata. Nemmeno la promessa di quattro milioni di nuovi posti di lavoro fatta da Frank-Walter Steinmeier nel suo abborracciato programma elettorale ha prodotto l’effetto di risollevare le sorti di una delle SPD più fiacche della storia.

Per sparigliare le carte sarebbe insomma necessario un grosso scandalo. La settimana scorsa pareva potervene essere uno. Karl-Heinz Schreiber, il faccendiere intorno al quale ruotò la famosa indagine sulle mazzette della CDU una decina di anni fa, è stato infatti inopinatamente estradato dal Canada nella Repubblica federale. La procura bavarese lo accusa di aver incassato tangenti per oltre 15 milioni di euro dalla Thyssen e di aver trasferito diversi milioni di euro su conti svizzeri intestati a uomini di punta dell´establishment economico e politico tedesco.

Il sospetto che dietro all´accelerazione dei tempi per la concessione dell’estradizione vi sia stata la mano della Guardasigilli socialdemocratica Brigitte Zypries non è d’altronde stato sottaciuto dagli osservatori più maligni, che su alcuni organi di stampa hanno denunciato il pericoloso conflitto di interessi. Sia come sia, la miccia non ha preso fuoco e il potenziale scandalo si è dissolto in poche ore in una bolla di sapone.

Sui giornali di oggi, però, pare esservi materiale sufficiente perché la polvere torni a sollevarsi. Uno dei quattro dissidenti socialdemocratici che nel novembre scorso, nel Land dell´Assia, fece capitolare Andrea Ypsilanti nel suo tentativo di formare un governo appoggiato dall´estrema sinistra pare infatti avesse preso contatti con uomini della CDU. Il sospetto della sua corruzione viene avanzato senza troppe remore dal quotidiano Süddeutsche Zeitung, che nell´edizione di ieri documenta l´incontro tra Silke Tesch e Dirk Metz, portavoce del governatore e falco cristiano-democratico Roland Koch.

Al di là del chiasso “ad orologeria”, sembra comunque estremamente difficile che il quadro politico possa subire modifiche radicali di qui al 27 settembre. La signora Merkel è grosso modo apprezzata dalla stragrande maggioranza degli elettori tedeschi, i quali non hanno finora ottenuto alcuna delucidazione del perché dovrebbero proprio ora preferirle Steinmeier.
 

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