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Il conflitto delle Falkland trent'anni dopo

La Kirchner ricordi di essere in democrazia anche grazie alla Thatcher

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Trent’anni fa il Regno Unito sconfiggeva l’Argentina nella guerra delle Falkland. Ultimamente se n’è riparlato a causa di spot propagandistico del governo argentino che, in vista delle olimpiadi di Londra, rivendica la sovranità sulle isole. Il trentennale della guerra dovrebbe meritare attenzione più per l’apertura di alcuni archivi che per il vetero-nazionalismo della Kirchner. Alcuni documenti ora disponibili mostrano come questo conflitto marginale abbia rotto i classici schemi della Guerra Fredda.

Il giornale brasiliano O Globo, dopo aver visto le carte desecretate da Brasilia, ha scritto che i sovietici, attraverso la mediazione di Cuba, Brasile e Libia, hanno fornito aiuti militari all’Argentina. L'Argentina e il Brasile erano due dittature militari fortemente anti-comuniste. La junta argentina era quella che aveva aiutato gli americani nelle operazioni contro la ‘minaccia comunista’ in America Centrale e che aveva scatenato la Guerra Sporca contro i dissidenti provocando 30 mila vittime. Tutto ciò non ha impedito ai sovietici di offrire appoggio militare ai colonnelli argentini sin dall’inizio del conflitto. Cosa ancor più sorprendente è la mediazione di Cuba, faro della revoluciòn in America Latina. Appena una settimana dopo l’invasione delle isole, Fidel Castro mandò segretamente un diplomatico a Buenos Aires, il quale aveva il compito di comunicare al presidente Galtieri l’offerta cubano-sovietica di equipaggiamenti, armi ed intelligence. Da quel momento cominciò una fornitura clandestina di armi sovietiche che partirono da Cuba e dalla Libia di Gheddafi e arrivavarono in Argentina attraverso il Brasile. Il flusso raggiunse la media di due voli giornalieri.

Dai cable americani emerge invece la preoccupazione del Dipartimento di Stato per le sorti degli inglesi: “L'efficacia della flotta, lontano dalle sue basi di manutenzione, si deteriorerà rapidamente dopo l’arrivo sull’obiettivo. La leadership danneggiata [della Thatcher] non potrebbe sopravvivere a un futile 'viaggio verso il nulla'”. Ma i tentativi di dissuasione degli americani si scontrarono con la determinazione di Margaret Thatcher volta a rivendicare la sovranità britannica sulle isole e a far rispettare il Diritto internazionale. Messi di fronte al bivio tra lo scomodo alleato argentino e la special relationship atlantica, gli americani, pur rimanendo formalmente neutrali, appoggiarono sin dall’inizio l’Inghilterra. In una nota del 1 aprile, poco prima dell’invasione argentina, Reagan scrisse alla Tahtcher: “Voglio che sappiate che apprezziamo la vostra cooperazione sulle sfide che affrontiamo insieme in diverse parti del mondo. Faremo il possibile per aiutarvi”.

Quando la posizione americana apparve evidente, gli argentini cercarono altri appoggi. Il 31 maggio il presidente Galtieri incontrò l’ambasciatore russo Striganov che gli propose un vero e proprio patto militare. Gli argentini presero in considerazione la possibilità di una internazionalizzazione della guerra, ma le condizioni poste dai sovietici - nessuna delle quali riguardava i diritti politici dei dissidenti argentini - vennero ritenute troppo onerose. Galtieri si limitò a ritirare l’appoggio agli Usa in America Centrale ottenendo ulteriori aiuti di intelligence ed economici attraverso l’esportazione di grano ai sovietici. Ci furono anche altri contatti con il principale alleato dei sovietici nelle Americhe: il ministro degli Esteri Costa Mendez, fiero nazionalista, anti-comunista e da sempre nemico della rivoluzione castrista, volò a Cuba per chiedere l’aiuto dei paesi non allineati. Le cronache raccontano di un Fidel Castro che accoglie calorosamente il ministro argentino, gli apre la portiera della macchina e lo abbraccia. Fu così che l’occupazione delle Falkland e una guerra pervicacemente voluta dalla dittatura argentina divennero ‘un’aggressione Anglo-americana’. Cuba si dichiarò disposta, questa volta non più segretamente, a ‘fornire all’Argentina tutti gli aiuti necessari in un momento decisivo della sua storia’.

Tra la Thatcher e Galtieri, l’Urss e Cuba non ebbero dubbi a schierarsi col secondo. All’improvviso nessuno ricordava più la repressione dei sindacati, degli studenti, i desaparecidos, i vuelos de la muerte. Un po’ come la posizione del Pci in Italia: si scagliò contro l’embargo europeo all’Argentina e dichiarò una neutralità che di fatto equiparava aggrediti e aggressori, democrazia e dittatura militare. I comunisti italiani non trovavano differenze tra la Lady di Ferro e i generali, tra i liberisti e i torturatori.

Per fortuna vinsero gli ‘imperialisti inglesi’: la dittatura argentina crollò sotto il peso delle sue bugie e dei suoi crimini. Galtieri si dimise poco dopo la disfatta e l’anno successivo si tennero le prime elezioni democratiche dopo dieci anni. Prima di promuovere spot nazionalisti e provocatori, la Kirchner dovrebbe ricordare che se ora è presidente di una seppur fragile democrazia, è anche merito degli inglesi e della Thatcher.

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4 COMMENTS

  1. Lo sterile nazionalismo e
    Lo sterile nazionalismo e l’irredentismo, fini a sé stessi, solitamente nascondono soltanto il vuoto politico che si ha alle spalle. Creare un nemico, tradizionalmente oppressore e conquistatore d’altrui terre (nel comune immaginario) a cui addossare colpe e su cui riversare odio e risentimento è da sempre il mezzo più semplice per distrarre il popolo da ben altri problemi…

  2. COMMENTO
    Per quel che potrà valere, mi permetto commentare: prima coi miei ricordi diretti,
    indi con il “senno di poi”.
    La guerra delle “Falkland / (alias) Malvinas” a seconda se gli atlanti geografici erano di stampa anglo-americana o argentina, fu -all’epoca- una specie di “cartina di tornasole” della situazione internazionale.
    Nel senso che i Paesi di convinta “fede” Occidentale sostennero la Gran Bretagna, mentre i Paesi aderenti o simpatizzanti dell’ allora “Blocco Sovietico” sostenevano la Argentina. [E tutti “A Prescindere”, diremmo oggi…] Allora, si trattava di “filo-comunismo”, oppure non di rado
    di FIFO-comunismo = le principali pulsioni che animavano l’ establishment in voga dalle nostre parti.
    L’articolo di L. Capone riassume bene le vicende del tempo.
    Tuttavia col dovuto rispetto mi permetterei di confutare l’affermazione che “questo conflitto marginale abbia rotto i classici schemi della Guerra Fredda”.
    Oserei invece dire che li confermò.
    Nel senso (della “finalità” beninteso) che: da una parte stava il Mondo Occidentale propriamente detto (anglofono), dall’altra stava la URSS, la cui politica (oggettivamente una sagace politica) era quella di sostenere QUALSIASI occasione propizia a indebolire il gigante anglo-americano. Anche appoggiando militarmente Paesi non propriamente “rossi”. Mentre questi ultimi, nonché gli altri attori sulla scena, erano soltanto utili gregari o irrilevanti comparse. Il fine giustifica i mezzi. A “sistemare” gli argentini bene o male, Gorbachev ci avrebbe caso mai pensato dopo… .
    E confermò pure qualcos’altro.
    L’Italia, -tanto per cambiare…- tentennava. E pendeva a sinistra. In questo, nessuna sorpresa.
    Il Primo Ministro era se non erro il “laico” G. Spadolini, ma d’un Governo di centro-sinistra che si espresse per lo più a favore della Argentina “aggredita” ( blaterando di “nostre comuni radici neolatine” ), invocò l’intervento dell’ ONU, deplorò l’imperialismo britannico, sostenne iniziative “per la pace”… (sempre a senso unico).
    E pochissimo tempo dopo, con B. Craxi leader
    ( guarda caso ), ci sarebbe stata la vicenda di Ciampino & Sigonella. ( No: nulla a che fare col bunga-bunga o altre metafore boccaccesche: la faccenda fu molto, ma MOLTO più seria, anzi GRAVE… . E le conseguenze non le abbiamo ancora pagate tutte neppure adesso. Sta di fatto che la sinistra italiana detestava e detesta l’Occidente, d’onde nondimeno trae origine. E amava e ama gli islamici, coi quali peraltro nulla ha a che fare. Tant’è che beninteso NON viene corrisposta. E domani? Mah …. )
    I comunisti (di allora…) andavano a rimorchio dell’URSS e pertanto si adeguarono alle prescrizioni della casa madre.
    I socialisti (di cui sopra…) e i gruppettari o gruppuscoli di estrema sinistra, andavano a rimorchio dei comunisti ortodossi nostrani, affettando per salvarsi la faccia pignole distinzioni.
    Le “destre” (allora esisteva ancora il cosiddetto “Arco Costituzionale”) e gran parte della pubblica opinione, giustificandone il legittimo intervento militare tifavano timidamente per la Gran Bretagna e dunque per l’Occidente.
    Sappiamo come andò complessivamente a finire.

    Mi domando se OGGI in una situazione analoga le faccende si svilupperebbero allo stesso modo e con gli stessi esiti.
    Caduta in rovina la mole sovietica, si erge la “mole islamica” (faccio per dire…).
    E qui provo (necessariamente semplificando) a fantasticare. Si tratta di opinioni, pertanto valgono quel che valgono.

    Oggi la Gran Bretagna è allo sbando. Avvelenata da duri contrasti sociali, dal tramonto probabilmente irreversibile della istituzione monarchica, dalla crisi economica, dalle fatiche del proprio premeditato e snervante doppio giochismo pseudo filo-europeo, dalla cancrena islamista che -a torto o a ragione- la sta facendo disintegrare e degenerare a sub-società. Dubito assai che avrebbe la (antica) grinta necessaria a impegnarsi in una guerra di “oltremare” per tenere in pugno pochi isolotti rocciosi.

    Gli USA, anche loro barcollanti per una crisi economica derivata dalla troppa fede apodittica nella “libera” economia di carta, non pare abbiano una leadership particolarmente incline a “mostrare la bandiera” su fronti lontani. Nelle vicende medio orientali ci sono stati trascinati dentro per i capelli. E i risultati, almeno per ora -dati i protagonisti- sono (scusate l’insolenza…) tragicomici. Pessimo esempio.

    Vice versa, la Argentina vive un periodo di ripresa economica e sociale (ipocritamente ignorato dai mezzi di comunicazione nostrani), esito delle drastiche, coraggiose ( e solo apparentemente “disperate” ) scelte effettuate in conseguenza della crisi di circa dodici anni or sono. A dispetto di tutte le pretese ortodossie “globaliste”. Ciò implica anche un rigoglio, anzi una rinascita della dignità nazionale. Ancora un poco di ricostituente irrobustimento e poi essa avrebbe le carte in regola per ritentare l’azzardo di una qualsivoglia “usurpazione territoriale” a pochi passi dai propri confini. E presumibilmente ben pochi Paesi si immischierebbero… .
    E la Kirchner magari ricorderà Mrs. Tatcher, ma avrà visto ieri alla TV il Carlo d’Inghilterra mentre legge le previsioni meteorologiche.
    Quasi quasi scommetterei il classico caffè che andando di questo passo, al prossimo tentativo la Argentina si riprende le Malvinas (pardon: le Falkland) senza colpo ferire. E se le tiene.

  3. Luciano francamente non sono
    Luciano francamente non sono daccordo.
    Come fai a giustificare l’oppressione dell’invasore inglese, da sempre usurpatore di qualsiasi diritto civile?
    Secondo me gli inglesi sono e semrpre rimarranno un popolo di prepotenti.
    Che peccato….zio Hitler se si fosse concentrato solo sull’Inghilterra, lasciando perdere i pozzi di petrolio del Caucaso, avrebbe fatto un pò di pulizia sociale….non ci rimane che sperare nei neo-nazisti Greci di Alba Dorata!

  4. Falckland
    Caro Luciano,
    premetto che ho sempre molte riserve su rivelazioni postume esumate da archivi secretati per decine d’anni, riserve sull’autenticità (chi le controlla?), riserve sulla completezza; sappiamo bene che si può manipolare la realtà storica e non solo storica, dicendo solo quanto fa comodo, è un metodo che ho sempre utilizzato e insegnato ai miei agenti: esaltare i plus dei prodotti da vendere, tacere, non dico i difetti ché sarebbe scorretto e truffaldino, ma i minus. La storia è un sempio da manuale (basta pensare a come è stato presentato il Risorgimento a seconda dei punti di vista).
    Ciò premesso, riguardo alla guerra delle Falckland, sono propenso a dare credito alla versione secondo la quale la signora Thatcher inviò la flotta inglese in capo al mondo per solleticare l’orgoglio nazionale e rafforzare la sua popolarità e autorità che stava vacillando e della quale aveva disperato bisogno per far accettare misure molto severe; la versione che traspare dal tuo articolo, secondo la quale si volle ribadire il concetto di sovranità nazionale e di diritto internazionale sa di “politicamente corretto” perché stento a credere che un capo di stato si vada ad impegolare in un’impresa costosa e piena di imprevisti solo per riaffermare la sovranità nazionale di un lembo di terra inutile e per molto tempo del tutto trascurato. Tutto il resto, i vari intrecci di interessi politici ed economici con il contorno di rifornimenti di armamenti ecc. è verosimile che siano avvenuti, anche se forse nei tempi e nei modi che i documenti esumati possono lasciar pensare, ma il nocciolo della questione rimane ancora avvolto in molte ombre.

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