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Qualche considerazione

La Lagarde sbaglia: il debito si può e si deve cancellare

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«Dite qualcosa di sinistra!» è stato per anni il mantra con cui una certa parte maggiormente illuminata dell’intellighenzia progressista ammoniva i politici del centro-sinistra italiano sempre intenti a parlar di tutto, tranne che dei temi sociali, o, ancor meglio, di quelli socialisti.

Dopo anni, forse perfino decenni, di accorati simili appelli lasciati tutti cadere nel vuoto, nel più oscuro baratro dell’indifferenza, forse finalmente una fioca luce in fondo al tunnel buio.

David Sassoli, infatti, Presidente del Parlamento Europeo ed esponente del PD, ha finalmente proposto “qualcosa di sinistra”, cioè la cancellazione del debito degli Stati contratto per far fronte alla grave crisi socio-economica dell’emergenza sanitaria della pandemia Covid-19 ancora in atto.

A tale idea si è fermamente e pubblicamente opposta Christine Lagarde, Presidente della BCE, la quale, come riportato, “in sordina”, da alcune testate ha dichiarato che non si potrebbe cancellare il debito poiché ciò contrasterebbe con i trattati europei.

Sul punto si possono effettuare alcune considerazioni.

In primo luogo: sorprende la circostanza per cui una fortunata volta che un esponente di spicco della sinistra italiana avanza un’idea di sinistra, il resto della sinistra non lo supporti e non lo sostenga apertamente. Insomma, ancora una volta, la sinistra italiana – chiusa nel suo imbarazzato mutismo – sembra impantanata nella palude storico-ideologica in cui si trova, cioè quella della difesa del capitalismo finanziario da un lato e della propagazione dell’ideologia gender dall’altro, disinteressandosi totalmente delle “classiche” questioni sociali.

In secondo luogo: sorprende l’indisponibilità della BCE guidata dalla Lagarde a cancellare il debito che gli Stati della comunità europea contrarranno nella gestione della pandemia, poiché solo attraverso la suddetta cancellazione si potrebbe ripristinare integralmente la situazione economica precedente alla pandemia medesima senza quei contraccolpi nazionali ed europei che tutti tanto si paventa.

Del resto la proposta di Sassoli in tanto si palesa ragionevole e prudenziale, in quanto si limita espressamente soltanto ai debiti relativi alla gestione emergenziale del Covid-19, mentre la risoluta negazione della BCE in tanto si rivela insensata in quanto quella stessa BCE che si oppone alla cancellazione del debito emergenziale è la stessa che preme affinché gli Stati accettino il Mes e il Recovery fund, cioè aumentino – volenti o nolenti, direttamente o indirettamente – il proprio debito.

In terzo luogo: la motivazione addotta dalla Lagarde è afflitta da un cieco formalismo, che dimentica non soltanto la natura dei trattati, cioè che essi in sostanza sono degli accordi – ovvero dei “contratti” – tra gli Stati e che come tali possono sempre essere modificati con il consenso delle parti contraenti, ma soprattutto sembra del tutto perduta di vista l’idea per cui l’economia della comunità europea dovrebbe essere al servizio degli Stati e dei cittadini europei – specialmente in un periodo di emergenza sanitaria di massa come quella attuale – e non il contrario: dovrebbe cioè prevalere il dato più nobilmente e altamente politico delle istituzioni comunitarie rispetto a quello sterilmente contabile.

Il capovolgimento assiologico che manifestamente affligge le istituzioni comunitarie costituisce, con tutta evidenza, una delle più gravi eziologie di quella pandemica disaffezione e virale sfiducia sempre più diffuse nella pubblica opinione nei confronti delle istituzioni europee le quali, invece di ravvedersi cominciando ad operare politicamente per la tutela del bene comune, si trincerano dietro l’ostinata e irragionevole negazione dei loro esponenti.

Viene da chiedersi, insomma, come sempre e specialmente in un periodo emergenziale come quello attuale: sono e devono essere i cittadini europei al servizio delle istituzioni comunitarie, come nei grandi regimi assolutistici pre-illuministi o come nei terribili regimi totalitari del XX secolo, o, piuttosto, sono e devono essere le istituzioni comunitarie al servizio dei cittadini secondo i principi della democrazia e dello Stato di diritto?

Rispondere a questo interrogativo, per nulla retorico, significa non soltanto rispondere positivamente alla possibilità di cancellare il debito da pandemia, ma significa anche fornire una risposta di senso per quelle istituzioni che, come quelle europee, sembra che un senso non abbiano più.

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