La “mano tesa” è già stata respinta, che fare con l’Iran nucleare?

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La “mano tesa” è già stata respinta, che fare con l’Iran nucleare?

12 Settembre 2009

Il dossier sul nucleare iraniano sembra finalmente tornato al centro del dibattito internazionale. E’ stato presentato giovedì, infatti,  il “pacchetto di proposte” che l’Iran ha recapitato all’AIEA, l’Agenzia dell’ONU per l’Energia Atomica, e come previsto non vi è alcun accenno alla possibilità che Teheran metta in discussione il proprio programma nucleare.

Già lunedì il Presidente Ahmadinejad aveva ribadito che “dal punto di vista dell’Iran la questione è chiusa, non negozieremo mai sui diritti inalienabili del popolo iraniano”, una dichiarazione che non lasciava margini di dubbio. L’arricchimento dell’uranio proseguirà dunque la sua marcia incessante e la prospettiva che i mullah si dotino di testate atomiche con cui poter tenere sotto scacco l’Occidente diventa ogni giorno più concreta.

Il nuovo capo delegazione di Washington all’AIEA, Glyn Davies, nel suo discorso di insediamento mercoledì ha annunciato che i report dell’intelligence americana dimostrano come l’Iran sia ormai “in possesso di una quantità di uranio arricchito sufficiente a produrre un’arma nucleare” (evidentemente mentre a Washington si discuteva, a Natanz le centrifughe continuavano a girare), una dichiarazione che, nelle intenzioni dell’autore, avrebbe dovuto trasmettere un senso di urgenza anche agli altri partner, prima fra tutti la Russia.

Ma il Ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha gelato le speranze di Washington dichiarando giovedì che “Mosca non appoggerà un nuovo set di sanzioni contro l’Iran in sede di Consiglio di Sicurezza dell’ONU”. Uno schiaffo alle speranze di Obama, che contava molto sulla possibilità che le nuove relazioni con Mosca avrebbero portato frutti soprattutto sul dossier nucleare iraniano. Un brutto smacco per il presidente americano che vede in un colpo solo fallire sia l’approccio della mano tesa nei confronti degli ayatollah, sia la strategia del “reset button” nei rapporti con Mosca. A questo punto Obama deve decidere. Le sue ripetute offerte, i suoi continui messaggi distensivi nei confronti di Teheran non hanno portato alcun risultato. Le due missive indirizzate direttamente alla Guida Suprema non hanno avuto riscontri, così se almeno negli ultimi anni i mullah si erano almeno premurati di prendere tempo fingendo che ci fossero margini di trattativa, ormai tale preoccupazione sembra essere venuta meno e la prospettiva di un dialogo sembra definitivamente chiudersi. Come si dice, errare è umano, ma perseverare è diabolico.

Sarebbe bene che il presidente americano facesse seguire alle promesse i fatti. L’Amministrazione statunitense, infatti, ha più volte dichiarato che l’offerta all’Iran ha una precisa data di scadenza, il 25 settembre al G20 di Pittsburgh, e che di fronte alla mancanza di risposte “serie, sostanziali e costruttive” Washington avrebbe preso provvedimenti. Il tempo è praticamente scaduto, ed è ormai evidente che Teheran non intende discutere la questione, né tantomeno accettare il pacchetto di incentivi presentato dal gruppo dei 5+1, sdegnosamente rimandato al mittente.

E’ giunto il momento che il Presidente Obama mantenga la promessa ed agisca, finalmente, ponendo in essere provvedimenti concreti per cercare di scongiurare la prospettiva di un Iran atomico, quella stessa prospettiva da lui più volte definita “inaccettabile”. Ma l’imposizione di pesanti sanzioni nel settore energetico basterà a piegare la leadership iraniana a più miti consigli? La nuova amministrazione americana aveva puntato tutto sul dialogo, ma forse si trattava di una partita già persa in partenza, visto che i colloqui con il regime khomeinista sul nucleare vanno avanti già da anni ormai senza aver fatto alcun passo in avanti. E’ ora di passare velocemente al piano B, sperando che Washington ne abbia uno.