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La Moratti e Formigoni lo sanno: se non si parte ora non si arriva in tempo

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Uno degli elementi decisivi nella preparazione dell’Expo 2015 di Milano sarà quello delle reti trasportistiche. Basta vedere che cosa succede con la settimana del salone del mobile nel capoluogo lombardo, quando l’accesso è di ventimila persone al giorno e per un periodo limitato, per capire che cosa capiterà se veramente arriveranno oltre 100 mila persone al dì per sei mesi. E’ per questo motivo che aeroporti, ferrovie, autostrade, metropolitane e tranvie saranno importanti quasi quanto i padiglioni e gli altri elementi dell’esposizione. Non è male, dunque, che Letizia Moratti e Roberto Formigoni assumano un po’ la veste di sindacalisti e trattino con fermezza con Giulio Tremonti (naturalmente stretto di manica di questi tempi) per avere le risorse necessarie ad essere pronti all’appuntamento. Anche perché se non si parte adesso, non si arriva di sicuro in tempo.

Anche su Malpensa bisogna tenere fermo il tiro: senza un aeroporto funzionale tutti gli sforzi saranno penalizzati. Detto questo, nelle polemiche degli amministratori del territorio milanese e lombardo manca un po’ la capacità di spiegare bene quanto loro stessi stiano facendo la propria parte. Si prenda la partita aeroportuale. Il nucleo della nuova società che gestirà Alitalia non solo è lombardo ma ha con le amministrazioni locali un solido rapporto, si pensi a Banca Intesa o a Salvatore Ligresti. Appare singolare che con compagini, socie della Cai, così vicine alla realtà di Milano e della Lombardia, l’unica via di dialogo passi attraverso il governo. Bisognerebbe evitare di dare l’impressione che si passa da Palazzo Chigi per non assumersi responsabilità, per esempio sull’utilizzo dell’aeroporto di Linate. Gestire l’Expo significa certamente chiedere indispensabili risorse al governo centrale, ma anche rimboccarsi le macchine affrontando i sacrifici che vanno fatti per raggiungere l’efficienza necessaria: compreso quello di una utilizzazione assolutamente rtazionale del City airport. Anche la discussione con Trenitalia sull’impegno della società che gestisce le ferrovie nazionali e che privilegia le tratte di lungo percorso su quelle regionali, una discussione che non sia solo rivendicativa forse è possibile: si consideri l’immenso patrimonio che le ferrovie nazionali hanno in una città come Milano e che, se valorizzato, può diventare fonte di gigantesche risorse.

Con la giunta Albertini, poi, grazie all’impegno di Giorgio Goggi, si era definito un’insieme di infrastrutture garantite dal project financing, tra queste preziosissime strade sotterranee che sarebbero provvidenziali per alleggerire il traffico cittadino. Dove sono andate a finire? In Regione, grazie anche a un assessore particolarmente capace come Raffaele Cattaneo, sulle autostrade molte iniziative su cui si convoglia l’intervento dei privati, sono partite. C’è uno sforzo analogo a Milano?

Sta poi decollando un piano per lo sviluppo della città che dovrebbe sostituire gli antichi piani regolatori con uno strumento più flessibile e più adeguato a una comunità che ha bisogno di incrementare la sua popolazione. Si prevede in questo senso di alzare gli indici di edificabilità in molte aree urbane. Ma da una simile operazione non dovrebbero saltare fuori oneri adeguati per finanziare le nuove reti di trasporto che un aumento della popolazione residenziale sicuramente richiede e che possono essere pensate anche in funzione dell’Expo?

C’era un tempo in cui Milano si vantava di potere fare da sola. Era una stagione in cui il prelievo fiscale era sul pil complessivo, quasi la metà dell’attuale e dunque c’era spazio per iniziative maggiormente autofinanziate. Però un po’ di quello spirito va recuperato. Il sindaco di Milano non può essere come quello, chessò, di Crotone che sa solo lamentarsi perché lo Stato non investe abbastanza.

 

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