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L'offensiva scattata nel weekend

La Nato e gli afghani all’assalto della roccaforte Talebana dell’Helmand

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Una delle maggiori offensive anti-talebane condotta dalla NATO in Afghanistan dal 2001 sembrava cominciata nel migliore dei modi:  una sola vittima tra le forze alleate, almeno venti  guerriglieri uccisi e circa 2.500 chili di esplosivo distrutti. Invece, la giornata di ieri ha lasciato sul campo 12 vittime tra la popolazione locale.

“Siamo felici di come è andata. Gli obiettivi chiave sono stati raggiunti, per giunta con una interferenza minima. I talebani non sono stati in grado di formulare una risposta coerente ed appaiono confusi”. Con queste parole aveva riferito al Governo inglese sabato, dopo la prima giornata di attività, il Generale Gordon Messenger, portavoce militare britannico, già comandante delle forze britanniche del distretto di Helmand. Il Generale Nick Carter, comandante in capo delle unità NATO nel sud dell’Afghanistan aveva dichiarato che undici obiettivi erano stati colpiti ed aveva parlato di “inserimento di successo”. 

Ieri, tuttavia, un sistema lanciamissili (High Mobility Artillery Rocket System) ha sparato due razzi contro una casa, uccidendo 12 civili. L’incidente è riportato in una nota ufficiale del comando NATO.  Il comandante dell’ISAF, il Generale statunitense McCrystal “ha trasmesso le sue scuse al Presidente afghano Hamid Karzai per questo sfortunato incidente”.  McCrystal ha poi aggiunto: “Siamo profondamente dispiaciuti per questa tragica perdita di vite umane […] L’operazione in corso nell’Helmand centrale ha come finalità il ristabilimento della sicurezza e della stabilità di quest’area di vitale importanza per l’Afghanistan. È increscioso che durante il nostro sforzo comune siano morte persone innocenti”.

L’operazione Moshtarak, parola che in lingua dari significa “Insieme”,  è una iniziativa congiunta del Governo centrale afghano e delle forze NATO, a guida afghana,  sia militare che civile, mirante a ristabilire il controllo governativo nella provincia di Helmand, nell’Afghanistan meridionale, regione dove la resistenza talebana è ancora molto violenta. In particolare, i talebani (stimati in circa 1.000 unità) detengono il controllo della città di Marjah e del distretto vicino.

Marjah conta una popolazione di circa 80.000 abitanti e viene definita l’ultima roccaforte degli insorti nel sud del Paese;  è considerata un importante centro di assemblaggio di mine e bombe, oltre a rifornire di oppio i talebani. L’operazione Moshtarak è inoltre parte integrante della nuova strategia statunitense in Afghanistan voluta dall’Amministrazione Obama: aumentare la presenza militare statunitense di 30.000 uomini entro il 2010.

Sabato 13 febbraio è cominciata la seconda fase dell’operazione militare,  la “pulizia” (clearing) del territorio dalla presenza talebana e soprattutto dalle mine e da altri congegni esplosivi improvvisati posti dai guerriglieri, e segue la fase di “preparazione” (shaping) delle attività operative.  Con l’ausilio di sessanta elicotteri e diverse unità ABV (Assault breacher vehicle) impiegate nella rimozione e neutralizzazione delle trappole esplosive talebane, i marines americani e le forze afghane regolari stanno cingendo d’assedio Marjah mentre i britanniche si occupano di Nad Ali e del distretto a nord di Marjah.  15.000 uomini sono impegnati nell’operazione: oltre a 4.500 marines e 500 soldati statunitensi,  4.000 soldati inglesi e 1.500 unità dell’esercito afghano, partecipano le forze afghane per la ricostruzione della provincia di Helmand, unità canadesi, danesi  ed estoni.

 

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