Home News La politica dei trasporti passa per il rilancio delle ferrovie

Verso un nuovo sistema?

La politica dei trasporti passa per il rilancio delle ferrovie

2
5

 

La vicenda Alitalia, nelle sue molteplici sfaccettature, deve costituire una lezione importante su come affrontare il futuro del più importante operatore pubblico italiano di trasporti. Non sembra, infatti, che le notizie sull’imminente ingresso di un nuovo operatore privato (Nuovo Trasporto Viaggiatori) sul segmento dell’Alta velocità, abbia turbato i vertici politici e aziendali nella direzione di contenere o al limite annullare la probabile erosione di viaggiatori e ricavi che tale ingresso comporterà. Sul fronte politico, indipendentemente dal colore, l’atteggiamento è ancora quello di considerare il trasporto ferroviario come valvola di sicurezza per fini elettorali e sociali, tirando di qua e di là una coperta ormai corta.

Non è possibile, infatti, ipotizzare l’utilizzo dell’infrastruttura ferroviaria e dei mezzi di trasporto connessi, quali elementi di una non ben precisata politica dei trasporti. Si rende da una parte un cattivo servizio ai viaggiatori, dall’altra si tradisce il mandato dei cittadini a gestire le risorse pubbliche secondo criteri razionali. Per non parlare del trasporto merci svolto dalle Ferrovie dello Stato, storicamente incapace di generare il ben che minimo valore aggiunto a causa di una lobby camionistica che da sempre costringe l’operatore ferroviario su segmenti di trasporto c.d. “poveri”.

Il generale calo dei prezzi del carburante non deve indurre a pensare che il problema degli elevati costi di trasporto sia superato o superabile. La crisi mondiale ha portato con se numerosi effetti di breve periodo, ma è evidente che nel medio lungo periodo sia necessario curare la malattia italiana  dell’ "automobilizzazione" per abbassare i costi di trasporto e ridurne l’impatto ambientale. La politica deve così fare una scelta definitiva e tagliare il cordone ombelicale che lo lega da più di un secolo al sistema delle ferrovie italiane. Ed è qui che torna utile la vicenda Alitalia, dove la figura dello Stato imprenditore ha mostrato il fianco a numerose critiche. Per evitare il disastro economico e finanziario in cui potrebbero essere coinvolte tra non molto le Ferrovie dello Stato, è assolutamente necessario conferire a questa azienda i lineamenti di una vera impresa di trasporto, padrona di affrontare il mercato secondo la distribuzione territoriale della domanda e coerentemente con lo sviluppo del mercato.

Consentire ad altre imprese private, certamente più agili e snelle, di entrare nel mercato è elemento da accogliere con favore, ma bisogna allo stesso modo consentire al monopolista di fare lo stesso, cioè di poter scegliere in piena autonomia l’allocazione più opportuna delle risorse. Non basterebbe quindi, come è nell’aria, costituire una società italiana per l’Alta Velocità se prima non si creano le condizioni sia dal punto di vista gestionale che per quanto riguarda la politica dei trasporti. Sarebbe un errore dar luogo ad una good company  ed ad una bad company quando invece è il sistema ferroviario nel complesso, nella sua capacità di creare rete, a costituire un potenziale enorme. I numeri a disposizione delle Ferrovie dello Stato sono d’altra parte impressionanti (più di 500 milioni di viaggiatori ogni anno) e tali da consentire, in condizioni normali, il raggiungimento di adeguati livelli di redditività. Le ferrovie rappresentano quindi una grande occasione di rilancio per il Paese, non solo dal punto di vista della sostenibilità ambientale, ma anche dal punto di vista sociale poiché è oggi forte il rischio che lo shift modale a cui stiamo assistendo sia piuttosto la scelta obbligata di una massa di viaggiatori privi di alternative e costretti a ricorrere ad un servizio considerato di secondo livello se si eccettua l’Alta Velocità. Vi è poi un’ulteriore occasione, non trascurabile, che il Governo deve cogliere rappresentata dalla possibilità di creare servizi di elevato livello in un settore storicamente caratterizzato da clientelismo e assegnazione di poltrone secondo criteri assolutamente slegati da qualsiasi meccanismo meritocratico.

Chi conosce bene l’ambiente delle ferrovie può confermare la completa assenza di meccanismi gestionali anche solo vicini a quelli di un’impresa moderna. C’è insomma materia per i vari ministri, primo fra tutti l’Onorevole Matteoli che è chiamato ad intervenire con forza per evitare che il sistema ferroviario diventi un buon affare per una minoranza di italiani e francesi e una pesante eredità per la maggioranza degli italiani che potrebbero essere chiamati a sostenere un impresa sull’orlo del fallimento. Vicino all’Italia il processo di riorganizzazione delle ferrovie è cominciato da tempo, non è stato solo formale e soprattutto ha preservato l’operatore nazionale da condizionamenti politici e da capitalisti stranieri in cerca di fortuna. Se l’Italia vuole rilanciarsi non può non tener conto dell’importanza del trasporto ferroviario che oggi rappresenta la sola alternativa convincente ad una mobilità in cerca d’identità.

 

  •  
  •  

2 COMMENTS

  1. rilancio delle ferrovie.
    Sono quasi 50 anni che si parla di rilancio delle ferrovie: Ci sono state varie conferenze nazionali
    sui trasporti, Libri Bianchi, Convegni e Tavole Rotonde, Leggi speciali e chi più ne ha, più ne metta.
    Eppure, sempre più, (basta guardare i dati annuali)
    siamo un Paese monomodale. Le lobbies silenti ma pesanti continuano a condizionare lo sviluppo delle ferrovie. Qualche Governo avrà il coraggio di passare dalle parole ai fatti? Lo spero ma ne dubito.

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here