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La politica sta davvero cambiando pelle

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L'aggregazione dei due principali poli dello schieramento politico italiano attorno al Popolo della Libertà e al Partito Democratico è stato salutato dai più come una svolta positiva nel senso della semplificazione e della chiarificazione politica. Ci auguriamo che tale chiarezza si rispecchi anche nel responso delle urne elettorali dei prossimi 13 e 14 aprile, quando il clientelismo e l'utopismo rappresentato dai partitini, nonché l'inevitabile dissenso fisiologico, finiscano finalmente dietro la lavagna e smettano di dare fastidio al resto della classe che vuole studiare.

Ma qui ci preme mettere l'accento su un altro cambiamento che, a nostro avviso, è già avvenuto comunque vada il risultato elettorale e che, sul lungo periodo, è forse ancora più importante dell'aggregazione elettorale intorno alle due grandi formazioni contrapposte. Infatti è forse questa la prima volta nella storia del nostro Paese nella quale i due poli possono considerarsi (e sotto sotto si considerano l'un l'altro) a tutti gli effetti legittimi rappresentanti del volere espresso dal popolo italiano, che vota in ragione delle diverse soluzioni che i due gruppi intendono dare ai problemi della società e dei progetti di rinnovamento o di conservazione che esprimono, tanto a livello nazionale (le politiche) quanto a livello locale (le amministrative).

Finora non è stato così. Noi non abbiamo avuto conservatori o laburisti, come in Gran Bretagna. Né democratici o repubblicani, come negli Stati Uniti. Né conservatori e liberali, come in Canada. Noi non abbiamo avuto partiti che rappresentavano elettori con idee opposte e interessi diversi, ai quali però era consentito chiacchierare, andare a pranzo, e magari anche fidanzarsi e sposarsi con persone  che votavano per il partito opposto. Da noi non è mai stato possibile legittimamente cambiare idea, e magari passare da un partito all'altro senza essere immediatamente accusati di essere transfuga, voltagabbana, venduto o traditore. In Italia, la politica è sempre stata una scelta morale, non un modo pragmatico per risolvere i problemi. Finora siamo sempre stati, in primis, comunisti e post-comunisti, resistenti e antifascisti, fascisti e postfascisti, cattolici e laici, guelfi e ghibellini.

Ora però, ci sembra, siamo arrivati alla svolta decisiva. Infatti, da una parte il Manifesto dei Valori del nuovo Partito Democratico ha dimenticato di inserire il tradizionale e obbligatorio riferimento alla Resistenza e all'Antifascismo (è vero che poi qualche zelota ha poi protestato e ha richiamato "pericoli diffusi di involuzione verso forme di democrazia autoritaria", cioè l'approssimarsi della vittoria elettorale di Silvio Berlusconi, cosicché Resistenza e Antifascismo sono stati precipitosamente aggiunti.) Dall'altra parte, l'unificazione di Forza Italia e di Alleanza Nazionale in un'unica formazione politica ha reso possibile la creazione di una forza genuinamente "conservatrice" (il termine è inesatto, ma rende l'idea) dalla quale sono banditi i richiami, programmatici e tanto meno ideali, al fascismo.

Entrambi i poli paiono dunque avere definitivamente messo da parte richiami ideali a esperienze storiche che sono cessate rispettivamente 63 anni fa con la Liberazione e 19 anni fa con la caduta del Muro di Berlino. Richiami che erano già stati delegittimati a partire dalla svolta della Bolognina di Achille Occhetto (1989) e da quella di Fiuggi di Gianfranco Fini (1995). Se poi pensiamo che anche la sinistra radicale ha scelto di presentarsi alle prossime elezioni politiche con l'arcobaleno al posto della tradizionale falce e martello, il quadro è pressoché completo. (Ma come non ricordare i tempi in cui i pochi comunisti ecologisti ante litteram venivano accusati dai compagni zelanti di essere passati alla felce e mirtillo.).

Insomma, la politica sembra avere finalmente preso il posto della memoria. Il futuro sembra avere sostituito il passato. Forse ci sarà possibile votare per il partito politico che ci propone migliori soluzioni per la TAV, la spazzatura, l'aborto e la guerra, o per il sindaco che fa pulire i marciapiedi, ripara le strade a abbassa le tasse comunali. E sarà possibile votare per uno o per l'altro senza che gli amici ti tolgano il saluto e ti diano del venduto.

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