La Puglia peggio della Grecia, cresce al 13,5% il tasso di disoccupazione
16 Maggio 2011
Il Mezzogiorno cresce meno della media europea e l’offerta di lavoro è crollata ai minimi storici, raggiungendo i livelli della Grecia in piena crisi economica: è questo quello che emerge dal check-up sul Mezzogiorno di Confindustria, Intesa San Paolo e SRM (Studi e Ricerca per il Mezzogiorno) che hanno analizzato i flussi economici del meridione in rapporto con le altre realtà europee.
Sono state studiate 6.500 imprese meridionali ed è emerso che il tasso di disoccupazione, al Sud, è cresciuto circa il triplo rispetto al centro-nord trascinando con sé l’intero Paese a metà della speciale classifica europea. Nel biennio 2009/2010 l’Unione Europea ha visto un aumento della disoccupazione dall’8,9 al 9,6%, l’Italia dal 7,8 all’8,4% ed il Sud dal 12,5 al 13,4%; nel dettaglio, però, la situazione italiana ha un carattere del tutto particolare perché se al Sud il tasso di disoccupazione è aumentato quasi di un punto percentuale, al centro e al nord l’aumento è stato decisamente più contenuto (rispettivamente si è passati dal 7,2% al 7,6% e dal 5,3% al 5,9%), fuori dalla media europea.
Le Regioni con maggiori difficoltà sono Sicilia e Campania – entrambe superano la soglia del 14% –, ma anche Puglia e Basilicata, con un tasso di disoccupazione superiore al 13%, perdono il confronto con il paese ellenico, che ha il 12,6% dei propri cittadini senza lavoro. La Puglia, addirittura, è passata dal 12,6% al 13,5%. Lo studio di Confindustria assume tratti drammatici quando vengono analizzati i dati sull’occupazione giovanile: in Italia è il 27,8% dei giovani ad essere senza lavoro, al Sud questo dato aumenta di oltre dieci punti percentuali arrivando al 38,8%.
Della necessità di colmare il divario tra nord e sud ne ha parlato, durante un convegno dell’Osservatorio dei Giovani Editori, il Ministro dell’economia Giulio Tremonti, che ha sottolineato come l’Italia sia “l’unica economia europea duale”. Per superare questo divario tutto italiano generato, spesso, da una cattiva amministrazione dei territori, sono indispensabili misure politiche capaci di risollevare un’importante porzione di Paese: infrastrutture, lotta all’economia sommersa e valorizzazione del territorio. Gli amministratori locali meridionali spendono “solo il 10% delle risorse provenienti da Bruxelles – ha continuato Tremonti – e si vantano quando arrivano al 20%, questa è una follia”. In effetti, i fondi europei destinati alle aree sottosviluppate rappresentano, oggi, la più grande opportunità di crescita per un territorio, non solo allegoricamente, affamato.
Insomma, nel Mezzogiorno c’è poco lavoro, soprattutto per i giovani, quando invece ci sarebbe molto da lavorare per far crescere l’economia di questa parte del Paese. La Puglia, in ciò, non eccelle: anzi, mostra una pessima performance, che stride con quanto viene quotidianamente millantato da chi governa la Regione.
