Home News La questione più urgente di Obama è il Medio Oriente

Combattere il terrorismo

La questione più urgente di Obama è il Medio Oriente

0
131

Dall’11 Settembre 2001, il panorama geopolitico del Medio Oriente è stato plasmato da una nuova realtà dominante. Possiamo definire la "Guerra al Terrore" come una difesa dalla campagna jihadista globale rivolta contro le democrazie in molte parti del mondo. Dall’intervento Usa e Nato in Afghanistan nel 2001, le sfide lanciate contro il Jihad hanno portato la libertà e mantenuto la stabilità sia in Afghanistan che in Iraq, bloccando l’espansionismo di Al Qaeda in Pakistan, nel Corno D’Africa e altrove. Ma dall’invasione dell’Iraq, e con l’accelerazione del programma nucleare del regime iraniano, anche le sfide condotte da Teheran si stanno intensificando. Siamo stati testimoni del coinvolgimento iraniano in Libano con l’Hezbollah e a Gaza con Hamas. In poche parole, l’attuale amministrazione americana dovrà indirizzare i suoi sforzi verso una serie di questioni che l’amministrazione Bush ha già affrontato, ma forse questa volta dovremo farlo con più urgenza.

Iraq. Il problema in questo caso non è quello del ritiro in sé, ma capire che cosa rinforzerebbe la Coalizione e la capacità del governo iracheno di resistere all’influenza di Al Qaida e dell’Iran. In realtà non ci sono nuovi elementi d’azione da parte degli artefici della politica estera di Obama. Se l’Iraq dimostrerà di essere pronto, il nuovo schieramento delle forze di sicurezza prenderà posto regolarmente. Ma se le istituzioni irachene non dovessero mostrarsi risolute, si verificherebbe un ritorno di Al Qaida nel Triangolo sunnita con una penetrazione iraniana nell’Iraq centrale e meridionale. Forse la scommessa in gioco per la nuova amministrazione americana sta nel raggiungere un possibile accordo con gli iraniani in modo tale che la ritirata dall’Iraq si svolga senza intoppi. Se questa evenienza si verificasse, allora il nuovo schieramento americano sarà soggetto alle pressioni dell’Iran. E se davvero così fosse, chi mai potrebbe meravigliarsi sulla natura delle condizioni che Teheran sarebbe in grado di imporre a Washington per quanto riguarda l’Iraq e l’intera regione mediorentale? E’ una sfida di cui si può già vedere la portata, soprattutto alla luce del completamento della rincorsa nucleare iraniana.

Afghanistan. La nuova strategia in Afghanistan va integrata in un approccio regionale che comprenda lo stesso Afghanistan, il Pakistan e l'India, stati guidati da governi democratici ma che devono fare i conti con un terrorismo dormiente. Sarà un’opportunità per isolare gli estremisti lungo i confini regionali. Ma questa azione necessita di una struttura che sia in grado di comprendere il potere ideologico delle forze terroristiche.

Siria/Libano. Come l’Hezbollah per i khomeinisti, il regime siriano è un alleato strategico dell’Iran, non propriamente una sua estensione. Il problema è che il regime di Bashar è implicato in una campagna terroristica contro la "Rivoluzione dei Cedri" emersa in Libano. Damasco proclama una serie di rivendicazioni ideologiche sul Libano che non si dissolveranno senza una profonda riforma del regime baathista siriano. L’Hezbollah, inoltre, riceve centinaia di milioni di dollari da Teheran, ha conquistato maggiore potere a Beirut e ha intimidito la fragile democrazia libanese. Il problema è: in un futuro più o meno lontano, l’amministrazione Usa deciderà di trattare con la Siria e l’Hezbollah? Se la speranza è quella di tagliare i ponti con il regime siriano, il prezzo che dovranno pagare gli americani non è un segreto: si chiama Libano. Se deciderà di affrontare l’Hezbollah, l'America dovrà trattare con i signori di Teheran, che ne approfitteranno per spingere Washington verso una posizione favorevole al regime iraniano. Le opzioni che riguardano il Libano e la Siria sono davvero poche e limitarsi ad aspettare un’occasione migliore non è certo una politica.   

Israele/Palestinesi. L’amministrazione Bush ha sempre appoggiatato la soluzione ‘due popoli/due stati’, ma gli alleati dell’Iran nella regione hanno ostacolato questo processo. L’amministrazione Obama può fare di meglio? Si trova di fronte a due scelte: tagliare i rapporti con l’Iran per indebolire Hamas oppure supportare Mahmud Abbas nella stabilizzazione delle istituzioni statali palestinesi. Non ci sono soluzioni magiche ma potranno esserci delle scelte strategiche. 

Conclusione. In fin dei conti, la risposta di Obama a tutte queste sfide sarà determinata dai piani elaborati dai suoi consiglieri e dagli esperti  di cui si è circondato. E se esaminiamo la situazione nel dettaglio, ci accorgeremo che il gruppo di esperti che aiuterà il Presidente Obama proviene o è influenzato dalla comunità dei Middle East Studies. Il che ci porta a fare il punto sullo stato delle cose  a otto anni di distanza dall’11 settembre: questa comunità è pronta ed è capace di fornire dei consigli appropriati al nuovo presidente e alla sua amministrazione?

Tratto da American Thinker
Traduzione di Kawkab Tawfik

Walid Phares è direttore del Future of Terrorism Project alla Foundation for Defense of Democracy (FDD) di Washington e visiting fellow presso la European Foundation for Democracy (EFD) di Bruxelles.

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here