La responsabilità soggettiva può ridurre il peso della spesa sanitaria
12 Luglio 2010
Nella nostra società occorre ridefinire il diritto alla tutela della salute, sancito dalla Costituzione Repubblicana, e la responsabilità soggettiva, anche attraverso interventi legislativi. Dove arriva il diritto alla salute e dove inizia la responsabilità soggettiva? Tutte le ricerche epidemiologiche sui determinanti di salute sono concordi su questa conclusione: l’ enorme costo della sanità incide solo per il 20% nel determinare la salute di una persona. Il 30% è determinato dalla genetica ereditata dai genitori e ben il 50% dipende dai nostri comportamenti personali. Cioè ciascuno di noi è padrone della propria salute per il 50%.
La malattia è una scarsa attenzione verso il proprio corpo. Da qui nasce la responsabilità soggettiva. Un comportamento errato: eccesso di alimentazione, fumo, alcool, stress, mancanza di attività motoria, droga… aggredisce lo stato di salute di una persona, ma diventa anche un costo per la collettività. Tutti gli Stati e Governi hanno sanzionato il fumo con il divieto di fumare in ambienti pubblici, il livello alcool durante la guida, l’uso del casco… perché questi soggettivi stili di vita e di comportamento possono diventare patologie, infortuni, morti, costi sanitari per l’intera collettività.
Non basta intervenire sui costi della sanità pubblica in un periodo di così intenso cambiamento sociale, economico. Se tutto rimane così: organizzazione sanitaria, diritto alla salute, assenza o limitata presenza di innovativi programmi statali e regionali di effettiva educazione alla salute e alla responsabilità soggettiva, i costi in sanità pubblica tenderanno sempre ad aumentare. La responsabilità soggettiva e corretti sani stili di vita e di alimentazione vanno realizzati fin dalla più piccola età e hanno un ruolo significativo anche in età superiore a 60 anni.
Il 40% della popolazione italiana ha una età superiore a 60 anni e la speranza di vita si sta allungando sempre di più. E’ ragionevole pensare che a 60 anni una persona può vivere ancora almeno altri 30 anni. La qualità della sua vita dipenderà non solo dal servizio sanitario ma anche dal suo stile di vita e di alimentazione. Occorre programmare di essere sani per scelta e non delegare ad altri ciò che può essere realizzato con la propria volontà e conoscenza.
Nel 2020 arriveranno ad avere 60 anni coloro che sono nati negli anni del boom economico, decennio 1060-70. In quel periodo saremo costretti a decidere quali patologie curare e quali non coprire con il Servizio Sanitario Nazionale perché non ci saranno risorse economiche disponibili. Già oggi il 12% degli italiani sopra i 65 anni ha già il diabete mellito tipo 2 o vive in una condizione di pre-diabete con sindrome metabolica, scatenata dall’aumento di peso corporeo con eccessivo accumulo di grasso addominale.
Avere una circonferenza della vita superiore a 88 cm per la donna e 102 cm per l’uomo è un grave rischio per la salute e la durata della esistenza. Più il peso corporeo aumenta, più aumenterà la spesa sanitaria in Italia. Ben l’80% con una età superiore a 65 anni soffre di ipertensione arteriosa, con il 7% già in scompenso cardiaco. I tumori colpiscono ad una età sempre più giovane, anche se oggi è possibile guarire e vivere più a lungo rispetto ai decenni passati.
La demografia è e sarà il fattore di cambiamento economico e culturale più importante dei prossimi decenni in Italia Questo nuovo scenario culturale, economico, sanitario è così tanto importante, che è stato posto a fondamento del nuovo modello di Welfare della Comunità Europea, inserito nel Trattato di Lisbona “People First”.