La riscossa del pensiero cristiano

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Non è facile discutere della raccolta di scritti del Patriarca di Venezia Angelo Scola presentati, con una punta di civetteria, come “appunti”. Il libro è ambizioso: i temi trattati sono molti, riguardano l’intero spettro delle scienze umane, dalla sociologia alla filosofia e, ma questo è ovvio, la teologia. Quello che invece non è scontato è la capacità di pensare e riflettere sul presente, sui problemi e urgenze della contemporaneità, con uno sguardo profondo, con un realismo disincantato e però sempre con un sereno ottimismo, dominando non solo argomenti, ma anche concetti e linguaggi provenienti da una molteplicità di discipline, rese coerenti  dall’esperienza del cristianesimo. E qui sta la prima novità. Dopo decenni di minorità culturale, il cristianesimo, non solo quello cattolico, ha la capacità di rialzare la testa e lo fa in modo autorevole sia sul piano teorico che politico, mettendo a disposizione della pubblica opinione riflessioni imponenti e, giustamente, ambiziose.

Questa riscossa del pensiero cristiano spazza via qualsiasi discorso su di una secolarizzazione che nel passato qualcuno aveva previsto, e auspicato, che fosse totale fino a comprendere ogni ambito e pertugio della realtà.  Un tale rinascimento fa da contro canto all’esplosione violenta di fenomeni di religiosità “selvaggia”, come le definisce il Patriarca di Venezia riferendosi in modo esplicito alla scelta di ricorrere alla violenza terroristica da parte di un certo integralismo mussulmano scismatico. Questa raccolta va ad aggiungere una tessera – non si può non ricordare per lo meno il discorso di Ratisbona di Benedetto XVI - alla risposta cattolica a quella stessa sfida epocale, alla modernità sempre in divenire, a cui il fanatismo integralista islamico reagisce con la proposta indecente e oscena del totalitarismo e del genocidio.

Tutto questo per riuscire ad afferrare il nodo cruciale dei nostri tempi, il centro di gravità della attuale condizione umana. Il rapporto, cioè, tra persona, società civile e stato per offrire al lettore una proposta di una laicità nuova, necessaria per organizzare la convivenza “in una società plurale”, come recita il sottotitolo, che sappia governare il mondo nella post modernità. La società post secolare è infatti attraversata da fenomeni nuovi: la globalizzazione con l’affermarsi della civiltà delle reti, le biotecologie, il meticciato di civiltà e, con il crollo del muro di Berlino, dalla fine delle utopie, vere e proprie “religioni politiche sostitutive” con la loro idea assoluta della storia. Scola lancia un avvertimento forte.

Davanti a queste sfide, le democrazie occidentali si presentano deboli su tutti i fronti a partire da quello istituzionale dove si è affermata una democrazia solo procedurale con una volontà di presunta neutralità morale nei confronti delle istanze etiche. Questa astenia dell’organizzazione statuale è accompagnata sul piano dei processi sociali dal fenomeno dell’esplosione dei diritti individuali, dalla volontà di affermare e vedere riconosciuti da parte di soggetti diversi i loro bisogni, e perfino i desideri, come diritti a cui non corrisponde mai nessun obbligo. Ad un tale fiorire di rivendicazioni secondo i dettami di una ideologia radicaleggiante che ormai è diventata pensiero unico, la democrazia reagisce cedendo, fatto che sul piano del diritto significa una produzione legislativa sempre più estesa, pervasiva della vita di ogni cittadino, che arriva a produrre leggi ed a definire perfino ambiti finora ritenuti privati, come nel caso dei “dico”.

Ma nessuno stato, nessuna costituzione, è neutralità, solo pura procedura, astratta da ogni contenuto storico. Ogni carta costituzionale si fonda e legittima infatti su  esperienze che precedono il mero momento giuridico e d’altronde questa legittimazione non avviene una volta per tutte, ma deve essere in grado di rinnovarsi continuamente. Tutela dei diritti di ogni parte, gruppo o cittadini singoli a professare le proprie idee non deve significare indifferenza nei confronti della propria tradizione. Il compito regolativo e difensivo dello stato deve comprendere il diritto alla salvaguardia dello spazio del dialogo pubblico. Laicità di una nazione non significa né indifferenza nei confronti della storia del proprio paese né rifiuto e opposizione ad accettare o per lo meno discutere argomenti di provenienza religiosa. La religione non è solo esperienza personale, da rinchiudere nel proprio privato, ma proposta che ispira anche la politica. Testimonianza non è nascondimento del pensiero nemmeno dalle piazze. Identità, libertà di coscienza e verità - ricerca della verità – formano un trinomio che non può essere scisso, pena la caduta nel vuoto, l’implosione, di qualsiasi costituzione e quindi di ogni società.

Angelo Scola “Una nuova laicità. Temi per una società plurale” (Marsilio, 2007)

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