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Il ritorno del nucleare/4

La “road map” inglese può essere utile al nucleare italiano

Per innescare il processo anche in Italia è necessario mettere in moto quattro processi in parallelo, una sorta di “road map” della prossima rivoluzione nucleare: un processo di giustificazione del caso per l’energia nucleare, l’approvazione della tecnologia, la designazione di siti per la costruzione di nuove centrali, e infine un processo per trovare una soluzione per lo smaltimento delle scorie radioattive.

La Gran Bretagna e’ stato uno dei primi paesi a sviluppare energia nucleare per uso civile ed ancora oggi produce circa 15% del suo fabbisogno elettrico attraverso il nucleare. Tuttavia la maggior parte delle centrali, con l’eccezione della più recente (Sizewell B) stanno per raggiungere la fine della loro ciclo vitale. Fra 15 anni solo una centrale di quelle esistenti sarà rimasta operativa. Fino al 2006 la posizione del governo inglese nei confronti del nucleare era relativamente agnostica se non implicitamente negativa (il ‘White Paper 2003’ aveva nominalmente mantenuto la porta aperta al nucleare anche se in realtà avevo concentrato la sua attenzione sulle energia rinnovabili e sull’ efficienza energetica). Tutto questo e’ cambiato decisamente negli ultimi tre anni, con il lancio dell’ Energy Review nel 2006, e la pubblicazione dell’ Energy White Paper nel 2007 e del Nuclear White Paper nel 2008. In questi documenti il governo britannico ha inequivocabilmente cambiato e chiarito la sua posizione in favore al rilancio dell’energia nucleare.

Il governo ha anche chiarito che non saranno messi a disposizione alcuni sussidi pubblici per la costruzione delle centrali. I nuovi siti dovranno essere finanziati esclusivamente attraverso investimenti privati; il governo in cambio si impegna a facilitare le operazioni, principalmente in campo normativo (riducendo la complessità dell’iter autorizzativo), e a trovare una soluzione per il problema dello smaltimento delle scorie radioattive esistenti. Il caso della Gran Bretagna offre quindi importanti lezioni da tenere in considerazione al momento di pianificare le azioni per riportare il nucleare in Italia.

Il cambio di opinione all’interno del dibattito politico inglese è avvenuto principalmente a conseguenza di avvenimenti internazionali come l’aumento del prezzo del petrolio e delle varie materie prime, la crescente instabilità nei paesi fornitori di gas e petrolio e i nuovi accordi sul cambiamento climatico. Come pure vanno ricordati i progressivi cambiamenti nel mix energetico del paese, il declino delle risorse nel mare del Nord, e il progressivo processo di chiusura delle centrali nucleari esistenti. La convergenza di queste due congiunture, internazionale e nazionale, hanno quindi offerto un’opportunità per un ripensamento del ruolo dell’energia nucleare e per sviluppare una nuova politica energetica. Una posizione, da un certo punto di vista simile a quella che si presenta al momento nel panorama energetico italiano.

Il primo passo del governo inglese nel rilancio di un programma nucleare e’ stato un analisi del caso per il nucleare che rispondesse a tre punti:

- Quale e’ la sua giustificazione? C’e’ un interesse nazionale nello sviluppo dell’energia nucleare? E come si rapporta il nucleare con gli obiettivi dell’energia politica della Gran Bretagna?

- Il nucleare porterà dei benefici al paese? Quale e’ il bilancio dei costi/benefici?

- Quali sono le opportunità? E’ possibile trovare investitori pronti ad investire? (il nucleare richiede degli elevati costi capitali up front)

Il governo inglese ha concluso che l’energia nucleare ha un ruolo importante nel risolvere le sfide energetiche future e nel raggiungere gli obiettivi di politica energetica fissati dal Nuclear White Paper del 2008. Una volta accertata la necessità di sviluppare il nucleare, il governo inglese ha affrontato gli ostacoli e le barriere alla sua realizzazione, principalmente ostacoli legislativi e normativi, finanziari e di pubbliche relazioni.

In Gran Bretagna i principali ostacoli normativi riguardano le condizioni pre-costruzione (trovare i siti per costruzione, e il consenso per il modello del reattore) e quelle post generazione (smaltimento delle scorie radioattive). Per quanto riguarda le condizioni pre-costruzione l’ostacolo principale si trovava non tanto nella definizione dei siti adeguati – in Gran Bretagna la soluzione più accettabile sarebbe la costruzione su siti esistenti visto che la popolazione locale è favorevole all’uso della energia atomica, perché ne ha esperienza e perché crea occupazione – quanto nell’ approvazione dei piani urbanistici. Questo problema è riguarda tutte le grandi infrastrutture, non solo il nucleare, e si collega strettamente al fenomeno NIMBY (‘Not In My BackYard’).

La soluzione al problema e’ stata trovata nella introduzione di nuova legge che istituisce una commissione speciale che, una volta ascoltate tutte le parti interessate, prende una decisione finale per quanto riguarda la costruzione di grandi opere e infrastrutture, se c’è un interesse nazionale dimostrato. Una volta approvata a livello nazionale, qualsiasi consultazione a livello locale può solo riguardare problemi di merito locale e dunque non può riaprire indagini e consultazioni sul merito della necessità di tale opera. Questo ovviamente limita la lunghezza delle varie pratiche necessarie ad ottenere l’autorizzazione a procedere.

Per quanto riguarda il problema delle scorie radioattive il problema è duplice: finanziario e tecnico. Quello tecnico riguarda lo localizzazione del sito dove costruire il deposito geologico ove  contenere le scorie (una consultazione è in corso per trovare il sito). Quello finanziario riguarda chi si farà carico dei costi per lo smaltimento di nuove scorie e che tipo di fondo e’ necessario.  Il governo inglese sta tutt’oggi discutendo piani per creare un fondo in cui le ‘utilities’ che costruiranno nuove centrali pagheranno (prima che le centrali diventino operative) a fronte di spese per lo smaltimento delle scorie.

Per quanto riguarda il problema del finanziamento il governo aveva fatto chiaro sin dall’inizio che non ci sarebbero stati sussidi di stato per la costruzioni di centrali nucleari, quindi l’interesse della comunità finanziaria e degli investitori era essenziale. Bisognava quindi rassicurare le compagnie elettriche e le varie istituzioni finanziarie che un investimento nel nucleare fosse una scelta ottimale e che il governo avrebbe fornito supporto ad un programma di costruzione. Il successo della strategia adottata dal governo inglese si manifesta in un sondaggio che considera la Gran Bretagna uno dei posti con il maggiore potenziale di attrazione per investimenti nell’energia nucleare.

Prendendo spunto dall’esperienza in Finlandia, il governo inglese s’è fatto in quattro per rassicurare l’opinione pubblica che il nucleare non solo era essenziale per il futuro del paese ma anche una scelta sicura ed efficiente. Un lungo processo di consultazione fra il gennaio 2006 e l’ottobre 2007 in cui le opinioni e i commenti di tutte le varie parti interessate sono stati cercati, ascoltati e presi in considerazione. E infatti l’opinione pubblica, in parte in risposta al processo consultativo del governo, ma anche in risposta ai recenti sviluppi internazionali (come l’incremento nei prezzi energetici e il dibattito a riguardo del cambiamento climatico), è ormai in maggioranza favorevole all’uso del nucleare.

Un altro elemento centrale è stato il supporto bipartisan alle politiche sul nucleare. Sia i laburisti che i conservatori sono favorevoli all’uso dell’energia atomica e di conseguenza gli investitori sanno che, anche in caso di un cambio di governo, le scelte in campo energetico non sarebbero rovesciate improvvisamente. E’ possibile che in Italia si raggiunga un atteggiamento simile tra le forze politiche? Difficile a dirsi, ma forse questa è un’altra ragione per realizzare progressi in fretta, prima della fine della presente legislatura, in modo che i mercati siano rassicurati sul fatto che l’Italia sul nucleare ha finalmente voltato pagina.

Per innescare il processo anche in Italia è necessario mettere in moto quattro processi in parallelo, una sorta di “road map” della prossima rivoluzione nucleare: un processo di giustificazione del caso per l’energia nucleare, l’approvazione della tecnologia, la designazione di siti per la costruzione di nuove centrali, e infine un processo per trovare una soluzione per lo smaltimento delle scorie radioattive. Una volta risolti questi quattro processi, le varie compagnie interessate alla costruzione di nuove centrali nucleari potranno procedere con la presentazione di piani di costruzione e, dopo la loro approvazione, con la costruzione della centrale.

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