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Fine vita

La sentenza Cappato e l’inutile minuetto con la Corte costituzionale

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Ricostruiamo: Marco Cappato accompagna il dj Fabo in Svizzera in una clinica della morte e si autodenuncia. Viene perciò inquisito e poi processato per l’articolo 580 del codice penale che punisce l’istigazione e l’aiuto al suicidio. I giudici si rivolgono alla Corte Costituzionale per chiedere se il contenuto di quell’articolo di legge fosse compatibile con la Carta. I giudici della Consulta dichiarano incostituzionale la norma nel caso in cui l’aiuto al suicidio si determini in particolari condizioni: proprio quelle che, per l’essenziale, si erano verificate nel caso dj Fabo / Cappato.

A questo punto, però, i giudici del tribunale assolvono Cappato non perché il fatto si sia compiuto ma non sia punibile, ma perché “il fatto non sussiste”. Ergo: i magistrati, per giudicare, avrebbero potuto fare assolutamente a meno di rivolgersi alla Corte Costituzionale.
Noi crediamo che sull’eutanasia ci si debba misurare in un leale scontro di civiltà tra princìpi opposti, e i nostri sono ben chiari. Non intendiamo derubricare questa battaglia a una controversia di carte bollate. Per questo non diremo neppure una parola su una sentenza di assoluzione, nemmeno dopo aver conosciuto le motivazioni.
Ma quanto è accaduto non rientra nei canoni di uno scontro leale. E i nostri avversari non devono pensare, neppure per un istante, che non l’abbiamo capito…
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