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La nuova Guerra Fredda nei mari dell'Asia/3

La sfida cinese alla supremazia navale Usa nel Pacifico va avanti senza sosta

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In un periodo di crisi economica mondiale, l’unico paese che investe e spende sempre più miliardi di dollari è la Cina. Le spese militari del gigante asiatico sono sempre più considerevoli e non c'è giorno che non venga data la notizia di una nuova acquisizione tecnologica e strategica da parte di Pechino, soprattutto in ambito navale e missilistico.

La Cina vuole prendere parte al grande tavolo del risiko internazionale da anni con l'obiettivo di rimpadronirsi delle coste adiacenti ai suoi territori e delle zone di Oceano Pacifico da sempre controllate dalla potente flotta navale statunitense. 

Per riacquisire il rango che Pechino ritiene le spetti nella regione asiatica, la Repubblica popolare cinese sta costruendo, tra le altre cose, una nuova classe di missili balistici che riescono a passare attraverso la stratosfera e a esplodere sul ponte di una portaerei navale, uccidendo in questo modo i marinai e paralizzando la rampa di volo di questa.

Dal 1945 gli Stati Uniti hanno amministrato le acque del Oceano Pacifico Occidentale, in gran parte grazie ad una flotta composta da 97.000 tonnellate di vettori navali, assicurandosi così il loro primato su queste acque. Per quasi tutti questi anni, la Cina ha solo potuto osservare, forse con d'invidia e voglia di riscatto, le navi americane che solcavano i mari al largo delle loro coste senza alcuna opzione alternativa se non quella di stare a guardare.

Da qualche anno a questa parte, le cose stanno cambiando. Di fatto la Cina è impegnata in un forsennata campagna acquisti, tutta impostata verso il maggior possibile accumulo di tecnologia ed attrezzatura militare.

Parte del suo piano è quello di costringere i vettori navali statunitensi a rimanere lontano dalle proprie coste, come riferiscono alcuni analisti militari cinesi. Gli Usa sanno che l'aumento delle capacità navali militari della Cina avrà un impatto certo sul potere relativo della US Navy nel Pacifico. Per questo Washington si sta adeguando a questo nuova contesto strategico, cercando di investire molto sulla ricerca tecnologica, ad oggi forse ancora irrangiugibile.

Funzionari del Pentagono sono tuttavia poco propensi a parlare pubblicamente di un potenziale conflitto con la Cina. A differenza dell'Unione Sovietica, durante la Guerra Fredda, Pechino non è un nemico esplicito. 

Durante una visita in Cina il mese scorso, Michele Flournoy, il sottosegretario americano alla Difesa, ha detto a un Generale dell'esercito cinese che "gli Stati Uniti non cercano di contenere la Cina" e di "non vedere la Cina come un avversario", ha ricordato più tardi in un briefing. 

Nonostante ciò, i funzionari militari statunitensi parlano spesso di preparazione di un conflitto armato nel Pacifico, senza menzionare contro chi potrebbe essere la lotta. "La situazione assomiglia a un romanzo di Harry Potter, in cui i personaggi si rifiutano di pronunciare il nome del loro avversario", dice Andrew Krepinevich, presidente del Centro per le valutazioni strategiche e di bilancio, un think tank con stretti legami con il Pentagono. 

Nel corso della storia, il controllo e il dominio assoluto dei mari è stato un prerequisito per qualsiasi paese che avesse voluto dominare il commercio internazionale e imporre il proprio imperio su tale o tale regione a protezione dei propri interessi nazionali. 

Il rafforzamento militare messo in atto dai cinesi ha incluso una significativa espansione navale in un periodo di tempo davvero breve. A oggi, la Cina ha 29 sottomarini armati di missili da crociera antinave, rispetto ai soli otto che possedeva nel 2002, secondo la Rand (Research and Development) Corporation, un altro think tank statunitense, un organismo che si occupa di analisi politiche di qualsiasi genere ma anche come in questo caso di consulenze militari. 

I progressi tecnologici della Cina sono stati accompagnati anche da un cambiamento nella retorica da parte dei suoi vertici militari. Ufficiali militari cinesi di primordine e molti analisti hanno a lungo accusato gli Stati Uniti di cercare di contenere la Cina all'interno della "catena prima isola" che include il Giappone e le Filippine, che hanno entrambi i trattati di mutua difesa con gli Stati Uniti e Taiwan. 

Dalla situazione odierna emerge alla fine un quadro non proprio felice e roseo delle relazioni militari tra Cina ed Usa, due superpotenze che cercano ad ogni costo di contendersi, domani di contrastarsi.

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2 COMMENTS

  1. La frizione potenziale è
    La frizione potenziale è più attiva di quanto si dica. La Cina cresce di anno in anno e sa che gli USA non saranno più la prima economia al mondo, entro breve. La Cina si attrezza per sostituire gli USA, anche nella supremazia militare, entro i prossimi 30 anni.Al di là delle navi, è nell’areonautica che fanno passi da gigante, drones invisibili, armi antisatellitari, e un cyber esercito di hacker superdotati che potrebbero bloccare e far impazzire l’intero pianeta in un paio di settimane. Il 13 dicembre scorso, HU JINTAO ha detto alle sue forze armate di prepararsi anche all’eventualità di un conflitto a breve termine nel Pacifico, e non si riferiva alla Corea del Nord. Risulta infatti che la dichiaraz. di Hu sia:l’unico modo di contenere un’eventuale espansione aggressiva degli USA è militarmente. Uno dei capi di stato maggiore dell’esercito cinese ha affermato, cercate di verificare se potete, sempre il 13 dicembre, che se l’Iran fosse in procinto di essere ribaltato da USA e ISraele, la Cina non esiterebbe ad aiutarlo militarmente. Che significa questo? La Cina si schiererebbe con Teheran se si arrivasse alle soglie di un regime change? Che ne pensate? Ecco qui l’estratto da “Greenreport”: – il 13 dicembre il presidente cinese Hu Jintao, citato dall’European Union Times, avvertiva gli Usa ed i loro alleati che «Nel caso in cui l’Iran venisse attaccato da Washington e da qualunque altro Paese, Pechino entrerà subito in azione scegliendo l’opzione militare a favore di Teheran».A confermare la notizia è stato per primo il premier russo, Vladimir Putin, che ha citato Hu Jintao: «L’unica via per fermare l’aggressione occidentale all’Iran é quella militare; la Cina adotterà misure di rappresaglia contro ogni azione ostile alla Repubblica islamica. Le forze marine della Cina sono attualmente in stato di massima allerta dietro l’ordine dello stesso Hu Jintao». – Qualcuno è in grado di verificare l’attendibilità di queste dichiarazioni? No perché sarebbe un bella botta per gli Usa ed Israele… E non sono frasi dette da personaggi di secondo piano…

  2. L’America conta solo sulla forza
    Bene, dato che la Cina e’ cosi’ in ascesa e puo’ rappresentare un pericolo, l’America che cosa fa? Perche’ si oppone cosi’ tanto agli interessi della Russia, spingendola ad allearsi con la Cina? Perche’ fa la guerra finanziaria ai Paesi europei, che potrebbero continuare ad essere suoi alleati? Non parliamo del modo in cui tratta l’Italia. Ma evidentemente gli USA ritengono di poter vincere comunque; sono i piu’ forti e non hanno bisogno ne’ di alleati, ne’ di simpatizzanti, solo di sudditi.

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