La svolta atlantica di Sarkò non piace alla sinistra

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La svolta atlantica di Sarkò non piace alla sinistra

10 Aprile 2008

Guardando
alla mozione di censura proposta dalla sinistra francese e rigettata dalla
maggioranza di centro-destra all’Assemblea nazionale sul tema del rafforzamento
del dispositivo militare in Afghanistan viene da dire: niente di nuovo sotto il
sole. La sinistra transalpina, come spesso quella di casa nostra, quando è
costretta ad affrontare le tematiche degli impegni militari all’estero va in
crisi e riscopre i suoi istinti profondi: antiamericanismo, pacifismo assoluto
e un mix strano di umanitarismo antimilitarista che finisce per proporre
soluzioni differenti da quelle che prevedono l’utilizzo delle armi, senza però
precisarne i contorni dell’effettiva realizzazione. In realtà la vicenda per
certi aspetti marginale della mozione di censura presentata dal gruppo
parlamentare socialista e dalle altre forze di sinistra presenti all’Assemblea
nazionale (quel che resta dei verdi, dei comunisti e della sinistra
antagonista) è molto interessante per due ragioni principali: una tutta interna
alla vicenda politica francese e l’altra di respiro continentale.

Se si
scorre il testo della mozione (disponibile integralmente su www.lemonde.fr) che, secondo la Costituzione della V
Repubblica (art. 49, comma 2), obbliga il governo a dimettersi solo se ottiene
la maggioranza assoluta dei voti, non si può fare a meno di notare come al di
là dello specifico argomento dell’aumento delle truppe in Afghanistan, la vera
questione di fondo sia la nuova politica estera inaugurata dal Presidente
francese. Con una serie di gesti e di discorsi, al momento certo più simbolici
che concreti, Sarkozy ha scelto di mettere mano a quel consenso
gollista-mitterrandiano in politica estera riassumibile nella formula
dell