La tassazione sulle rendite manda in tilt il Governo Prodi

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La tassazione sulle rendite manda in tilt il Governo Prodi

25 Settembre 2007

Giù le mani dalle rendite finanziarie. Stavolta a parlare non è un esponente del centrodestra ma il presidente del consiglio in persona. E sulla Finanziaria, alla vigilia del vertice di maggioranza, nell’Ulivo è scontro. Da New York, Prodi colpisce al cuore la sinistra radicale, lanciando un messaggio che lascia pochi spazi all’immaginazione: “In un periodo di turbolenze finanziarie la saggezza dice di non toccare un capitolo così sensibile”. Nient’altro che la tesi sostenuta ormai da tempo dal centrodestra.

“Colpiamo i ricchi”, aveva detto ieri il ministro della solidarietà Paolo Ferrero (Prc) facendo pressing sul Governo affinché desse un segnale positivo verso l’inserimento in Finanziaria di un provvedimento ad hoc sui redditi da capitale. La questione è semplice: chi incassa del denaro investito in Bot , obbligazioni, fondi d’investimento  e azioni, lascia al fisco il 12,5% (mentre sui conti correnti, depositi e certificati di deposito l’aliquota è pari al 27%). La sinistra radicale vuole l’aliquota al 20%, alzando così la tassazione su Bot e azioni.

I tempi del resto sono stretti, considerato che la discussione sulla Finanziaria è fissata per domani. Così, bersagliato dal fuoco amico, Prodi si è affrettato a mettere i paletti di rito (pur ribadendo il suo sostegno all’iniziativa): “Non ho rinunciato a questo progetto, ma il programma va attuato nei tempi e nei modi giusti e dopo le tensioni nei mercati internazionali registrate ad agosto, non è questo il momento per intervenire”. E pronta è arrivata la replica di Rifondazione Comunista, che attraverso il capogruppo alla Camera del Prc, Gennaro Migliore, stamani ha sferzato un nuovo colpo contro Prodi: “La tassazione delle rendite finanziarie fa parte del programma dell’Unione e per questo va fatta. Fare la scelta della tassazione al 20 per cento è una misura di equità per impedire che chi lavora paghi molte più tasse di chi specula sul capitale finanziario”.

“Questa storiella delle rendite è come l’araba fenice, che sia nella risoluzione del Dpef ognun lo dice, quando lo si faccia nessun lo sa”, ha detto l’ex viceministro dell’Economia Mario Baldassarri. La battuta nasconde però una grande verità. Vale infatti la pena ricordare i trascorsi del provvedimento. Il tema ha fatto da corollario all’intera campagna elettorale del centrosinistra. Ma una volta insediatosi il Governo Prodi, il salto di aliquota è sparito dal disegno di legge delega che portava proprio il nome del provvedimento: fu stralciato per le difficoltà che Esecutivo e maggioranza avevano incontrato nella sua definizione tecnica, salvo poi ricomparire nella risoluzione sul Dpef. Il resto sono state un susseguirsi di dichiarazioni e smentite.

Che all’interno della coalizione di governo sia ancora una volta scontro non è quindi una novità. Stupisce invece il fatto che Prodi si sia rimangiato un provvedimento già inserito nella risoluzione sul Dpef approvata a fine luglio. “Il presidente del consiglio ha smentito la sua maggioranza”, tuona l’ex viceministro dell’Economia Mario Baldassarri (An), secondo cui il problema vero è che “non puo’ mai dare ragione a tutta la sua squadra, si barcamena a pendolo: una volta sta con i moderati del centro, una volta con l’ala estrema della sinistra”. Aumentare le tasse sui titoli di Stato, Bot e CCt, poi “è una partita di giro perché se si aumentano le tasse aumentano anche i tassi di interesse quindi il risultato è pari a zero – spiega ancora Baldassarri –  Inoltre, in generale in Italia e in Europa vige un regime di perfetta mobilità dei capitali. Come si fa allora a fare una stima di maggior gettito? Potrebbe addirittura essere minore perché i capitali se ne vanno”.

Un altro grattacapo per il presidente del consiglio, quello delle rendite. Intanto, il gruppo di Unione Democratica composto da Roberto Manzione, Willer Bordon, Bruno De Vita ed Elio Lannutti non prenderà parte al vertice di maggioranza convocato per domani sera. Lo comunica il senatore Roberto Manzione in una nota. “Ci siamo incontrati stamattina – si legge nel comunicato – e abbiamo convenuto che nella maggioranza c’è al momento una guerriglia in atto, esclusivamente autoreferenziale. Ed è per questo che, allo stato, pur ringraziando dell’invito, riteniamo di non partecipare all’incontro di mercoledì sera che riproduce sterili rituali di una vecchia politica. Non vogliamo essere il quindicesimo partitino”. Alla vigilia del vertice di maggioranza, le acque non potevano essere più agitate.