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L'accordo con il Tokyo Fuji Art Museum

La “Tavola Doria”, il capolavoro ritrovato ritorna in Italia dopo 70 anni

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Individuata in Giappone nel Tokyo Fuji Art Museum e recuperata grazie all’intenso lavoro diplomatico del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dal 28 novembre fino al 13 gennaio la Tavola Doria, preziosa replica del perduto affresco di Leonardo da Vinci raffigurante La battaglia di Anghiari nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze, è in mostra al Quirinale nella Sala della Rampa. L’accordo con il museo privato giapponese prevede che la tavola, dove è effigiato l’episodio della Lotta per lo Stendardo, resti in Italia fino alla prima metà del 2014, per poi tornare nel Paese del Sol Levante per un quadriennio, un regime di alternanza previsto per 26 anni.

Tale intesa, solo in apparenza penalizzante, prende a modello il successo degli accordi siglati negli anni passati con il Fine Arts Museum di Boston, il Metropolitan di New York e il Getty di Malibù, con i quali, per attutire una perdita anche patrimoniale, si è stabilito che alla restituzione di reperti come gli Argenti di Morgantina o il Vaso di Eufronio fosse affiancata un’attività espositiva semi permanente attraverso la rotazione periodica di opere provenienti da musei italiani.

L’opera, dal 1641 proprietà della famiglia Doria, fu venduta nel 1940 per poi sparire nel mercato clandestino. Dopo qualche emersione carsica – nel 1968 se ne segnala un maldestro restauro in Germania mentre nel 1972 appare in una galleria di New York – nel 1992 la tavola affiora nella collezione permanente del Fuji Museum, che la spedisce in Europa per analisi e studi attributivi – per alcuni storici dell’arte può trattarsi addirittura di un bozzetto dello stesso Leonardo, come riporta l’inventario dei Doria del 1641, ma l’ipotesi non incontra tuttavia il consenso dei maggiori esperti.

Giunta in un caveau nel porto franco di Ginevra, l’opera viene visionata da molti studiosi e presto risveglia l’attenzione dei Carabinieri del Comando Tutela del Patrimonio Culturale che, coordinati nelle indagini dal procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo, l’identificano con certezza, anche grazie a un incauto tentativo di vendita. Oggi, dopo il rientro in Italia e le indagini

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